Per la procura della Cassazione, il decreto Minniti – Orlando che ha imposto la trattazione sommaria delle domande di protezione dei richiedenti asilo sarebbe legittimo e non vi sarebbero fondati dubbi di incostituzionalità. Il Pg della Corte di Cassazione, Immacolato Zeno, ha dunque chiesto ai giudici della prima sezione civile di non mandare la riforma alla Consulta per sospetta incostituzionalità, ma il verdetto definitivo arriverà soltranto tra un mese. Nel corso del dibattimento, l'avvocato Antonello Ciervo dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), che si è battuto per il ricorso alla Corte Costituzionale, ha arringato in Aula: "In democrazia è gravissimo che si svolgano processi solo segretamente e mai in pubblica udienza, come se fossimo in uno stato di polizia e trattare così procedimenti importantissimi che si occupano dei diritti umani finisce non solo per violare il diritto di difesa, perche' la riforma Minniti ha di fatto cancellato ogni contraddittorio e dibattimento, ma produce anche una grave compressione del potere giurisdizionale perche' priva il giudice della possibilità di ascoltare il profugo e sentire il racconto delle condizioni dalle quali fugge".

Al vaglio della Cassazione c'è un ricorso intetanto da Asgi, Arci, A buon Diritto e Giuristi democratici contro il famigerato decreto Minniti-Orlando, approvato lo scorso anno dal governo Gentiloni. Le associazioni hanno impugnato la normativa contestando le modifiche introdotto dal decreto, in particolare "l’origine legale della criminalizzazione dei difensori dei diritti umani e della solidarietà", come ha spiegato il vice presidente dell’Arci Filippo Miraglia. Secondo gli avvocati, il governo avrebbe stabilito "una giustizia diminuita, squilibrata, un diritto alla difesa depotenziato solo per i migranti e i richiedenti asilo", gli unici soggetti colpiti dalla revisione e senza più accesso ai tre gradi di giudizio garantiti a tutti.

Il ricorso contro il decreto è basato in particolare sulla storia di un ragazzo di 20 anni del Mali, sottoposto a detenzione in un centro di tortura in Libia e al quale il Tribunale di Napoli ha potuto riconoscere solo la protezione umanitaria e non quella sussidiaria per effetto di una serie di lacune giuridiche che prospettano l'incostituzionalità del decreto stesso. L’avvocato del ragazzo, ad esempio, non ha neanche potuto interloquire con il giudice.

"Ma non si tratta solo del destino di un giovane maliano, in ballo ci sono i diritti di tutti e siamo noi a difendere la legalità, la Costituzione, i trattati, la rispondenza alla direttiva comunitaria in materia di asilo", spiega A Buon Diritto. "Occorre riappropriarci dell’attività di critica normativa e lo faremo perché l’ordinamento giuridico stravolto contribuisce a creare irregolarità, quindi situazioni di marginalità e alla fine insicurezza nelle città", è la posizione di Asgi.