I detenuti tossicodipendenti possono andare ai domiciliari se si curano: via libera della Camera, è legge

Novità per le persone tossicodipendenti o alcoldipendenti che sono detenute in carcere: se gli resta da scontare una pena non superiore a otto anni, potranno chiedere di passare ai domiciliari. In cambio, dovranno aderire e portare avanti un programma di cure in una struttura idonea. Se il programma non va a buon fine o ci sono delle violazioni, le persone interessate dovranno tornare in carcere.
È la riforma "epocale" (secondo il ministro della Giustizia Nordio) che oggi la Camera ha approvato in via definitiva, trasformandola in legge. I voti a favore sono stati 153, gli astenuti ben 82 (Pd e Avs, che condividevano lo spirito ma non diversi aspetti pratici della riforma) e i contrari 42 (Movimento 5 stelle e i vannacciani di Futuro nazionale).
Domiciliari per chi accetta di curarsi in strutture idonee: quali sono i paletti
La legge, che era in lavorazione in Parlamento da alcuni mesi, afferma che se una persona tossicodipendente o alcoldipendente ha una pena "non superiore a otto anni" di carcere, può chiedere "di essere ammessa alla detenzione domiciliare", non a casa propria ma in strutture idonee: luoghi specializzati "per la cura e per la riabilitazione dalle tossicodipendenze", che siano privati convenzionati o pubblici. È facile immaginare che proprio la disponibilità di posti nelle strutture adeguate sarà uno dei limiti all'attuazione della norma. I requisiti sono più stringenti per i reati particolarmente gravi (terrorismo, eversione…): in questi casi la pena residua deve essere di massimo quattro anni.
I domiciliari possono essere richiesti già durante il processo, sempre a patto che la condanna massima non superi gli otto (o quattro) anni. La cosa si applica già ai processi in corso oggi, purché non abbiano già avuto una sentenza di primo grado.
Il passaggio cruciale è che la richiesta può avvenire solo "sulla base di un programma terapeutico socio-riabilitativo residenziale". Infatti, chi fa domanda deve allegare una valutazione di "idoneità del programma terapeutico al recupero del condannato, con l’indicazione della relativa procedura di accertamento". Insomma, deve essere un programma di cura che permetta di superare la dipendenza "ai fini del recupero e della risocializzazione del condannato". E il programma di cura va seguito, senza violazioni: altrimenti, si ritorna in carcere.
C'è poi un altro paletto importante. La richiesta deve spiegare anche la "correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato". Insomma, bisogna essere in prigione per atti legati alla propria dipendenza. Il tribunale può dare il via libera solo se ritiene che il programma di cura possa prevenire "il pericolo" che il detenuto "commetta altri reati".
Una volta che il programma è concluso, se ha avuto esito positivo, si può eventualmente passare all'affidamento in prova o la detenzione domiciliare anche per il resto della pena. Se ha avuto esito negativo, nonostante la persona interessata abbia seguito tutte le indicazioni e non le abbia mai violate, si può chiedere di riprovarci in una struttura diversa. Questo passaggio può avvenire un massimo di due volte.
Quando parte la riforma per i detenuti tossicodipendenti
Un aspetto destinato ad allungare i tempi della messa in pratica della riforma è che, insieme alla domanda di domiciliari, bisogna presentare una valutazione "relativa all’accertamento della effettiva e attuale condizione di tossicodipendenza o alcoldipendenza". È un tema particolarmente complesso: come si stabilisce? Per evitare che si proceda in ordine sparso, la legge stabilisce che nascerà un'apposita commissione centrale che elaborerà la linee guida da seguire.
È qui che i tempi si allungano. In teoria, entro 120 giorni (quindi circa quattro mesi) dovrebbe arrivare un Dpcm, con le firme dei ministri della Salute e della Giustizia e con il via libera delle Regioni, che stabilisce come è formata e come funziona questa commissione. Che, poi, dovrà mettersi effettivamente al lavoro senza tempistiche certe per stilare le linee guida. Fino ad allora, non è chiaro se la norma sui domiciliari si potrà applicare.
Nordio: "Riforma epocale", M5s: "Persone pericolose lasciate senza vigilanza"
Come detto, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha esaltato la riforma dicendo che è "epocale". In Aula, durante il question time, ha dichiarato: "Consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone, tossicodipendenti che hanno commesso reati legati alla tossicodipendenza e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire". Va detto che il numero stimato è molto alto: molto dipenderà dall'attuazione pratica della riforma, tra le possibili complicazioni burocratiche e la probabile mancanza di posti in strutture adeguate.
Tra i contrari si è schierato non solo Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci, ma anche il Movimento 5 stelle: "A chi si applicherà questa nuova misura? A soggetti che devono scontare una pena residua fino a 8 anni, anche a chi ha commesso un unico reato molto grave. Persone potenzialmente assai pericolose che usciranno dal carcere e andranno in strutture senza alcuna vigilanza e controllo", ha attaccato in Aula la deputata pentastellata Valentina D'Orso.