"Quella lì è la cultura di Salvini, penso non sia il caso di commentare ulteriormente": con queste parole Gino Strada, il fondatore di Emergency ha commentato le grida di insulti e minacce che hanno accolto Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3, al porto di Lampedusa. Per il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, l'attracco della comandante contro il divieto imposto dalla Guardia di finanza non può essere motivato dallo stato di necessità, in quanto la nave aveva ricevuto assistenza medica e ogni altro tipo di sostegno: "Perché? Bisogna salvare i migranti solo se sono con l'acqua alla gola? Sinceramente non capisco", ha commentato Strada. Il procuratore, inoltre avrebbe affermato che si sarebbe compiuta una verifica rispetto ai porti della Libia, per determinare una volta per tutte se si possa trattare o meno di luoghi sicuri. Il fondatore di Emergency sottolinea: "Se un pm vuole verificare se la Libia è un porto sicuro è come pensare mandiamo dei pm per indagare se l'acqua bagna. Che la Libia sia un posto dove si massacra la gente e ci sono i campi di tortura è una roba che sanno anche i gatti ammaestrati. La Libia è un postaccio, perché non ci vanno a fare turisti?".

Durante la presentazione della Smemoranda 2020 a Milano, Gino Strada aveva riconfermato la sua solidarietà alla Ong tedesca: "Sea Watch ha tutta la mia solidarietà perché ha fatto ciò che è giusto. Sappiamo già che dall'indagine non uscirà niente e sarebbe meglio che questi ‘indagatori' indaghino sui soldi della Lega, sulla corruzione e sulla mafia. I fascisti vorrebbero che le cose andassero diversamente, ma poi le accuse anche in tribunale si smontano". Strada ha poi affermato che non crede che Matteo Salvini e i suoi abbiano una strategia: "Tra tutta quella compagine se si vuol mettere insieme un ragionamento bisogna fare una strage di cervelli. Non hanno gli strumenti non hanno abbastanza neuroni".

L'attivista nel corso dell'incontro a Casa Emergency ha poi proseguito: "Mi preoccupa che questa mentalità volgare, banale, ignorante, egoista, non venga contrastata sufficientemente sul piano culturale. Da medico non riesco a pensare a una mutazione genetica che da un anno e mezzo coinvolge milioni di persone. Non bisogna chiedersi come la Lega abbia fatto a prendere tutti quei voti, ma come è successo che in tanti hanno perso la ragione". Rincarando la dose per il ministro dell'Interno, ha anche rimarcato che bisogna smettere di descrivere gli italiani come i 60 milioni di figli del leader leghista: "Se si continua a parlare di Salvini, Salvini, Salvini, alla fine la gente penserà che in Italia c'è solo lui". Matteo Salvini non ha voluto rispondere alle accuse, e si è limitato a condividere sul suo profilo Facebook un articolo che riporta le affermazioni di Gino Strada, accompagnandole con la didascalia "Gli voglio bene".