L’interrogatorio di Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Lombardia-Russia e al centro dell’inchiesta della procura di Milano per i presunti fondi russi alla Lega, è terminato. Un interrogatorio che ha avuto una durata breve, di circa un'ora. Savoini è indagato per corruzione internazionale. Ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere ai pm. L’interrogatorio si è tenuto davanti ai magistrati milanesi che indagano sulla vicenda: il presidente dell’associazione Lombardia-Russia si sarebbe presentato dai pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta dopo che negli scorsi giorni gli avevano notificato un avviso a comparire proprio per oggi pomeriggio. L’interrogatorio si è svolto in un luogo segreto, lontano da giornalisti e telecamere. Non ha partecipato il procuratore aggiunto Fabio de Pasquale, coordinatore del dipartimento reati finanziari internazionali della procura di Milano.

L’interrogatorio è iniziato intorno alle 15:30 e non si è tenuto, quindi, nel Palazzo di Giustizia. La notizia dell’avviso a comparire nei confronti di Savoini è stata confermata da un avvocato che inizialmente era stato nominato come difensore d’ufficio del presidente dell’Associazione Lombardia-Russia: la nomina del legale, comunque, è stata revocata perché Savoini si è rivolto a un avvocato di fiducia.

Intanto il ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, è stato nuovamente interpellato sul caso e sulla presenza di Savoini durante la cena che si è tenuta a Villa Madama, a Roma, la sera del 4 luglio: “Non intendo più parlare di soldi che non ho mai visto né chiesto”, ribadisce il vicepresidente del Consiglio. Che commenta ancora: “È una vicenda così surreale che non ci spendo energie fisiche e mentali”. Il leader della Lega sostiene che non lo turba l’atteggiamento su questa vicenda del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio: “Se ci fosse qualcosa da chiarire sarei il primo a farlo, ma non commento le non notizie. E a coloro che contavano su questo per metterci in difficoltà dico che non ci sono riusciti”.

Su cosa indaga la procura e il ruolo di Savoini

L’indagine della procura di Milano nasce da un incontro avvenuto nell’ottobre del 2018 all’hotel Metropoli di Mosca. Lì Savoini incontra tre russi per intavolare la trattativa che avrebbe potuto portare 65 milioni di dollari nelle casse della Lega prima della campagna elettorale delle europee. L’operazione avrebbe previsto la vendita a una società intermediaria di circa tre milioni di tonnellate di petrolio, scontato del 6%, da rivendere poi a prezzo pieno in Italia. Il vantaggio per la Lega sarebbe stato del 4%, perché il restante 2% sarebbe spettato ai funzionari russi che dovevano favorire la compravendita.

Gianluca Savoini è fedele al Carroccio da anni, tanto da potersi considerare un leghista della prima ora. Seppur senza incarichi di partito, come sottolineano in tanti nella Lega. In una mail inviata a BuzzFeed (giornale che ha poi pubblicato gli audio) si definì “membro dello staff del ministro”, con riferimento a Salvini. Dal 2014 a oggi sarebbe andato in ben nove viaggi ufficiali in Russia con Salvinil, secondo quanto ricostruito da IlFattoquotidiano.it. E in una conferenza stampa, sempre a Mosca, del 2018, nella sede dell’agenzia Tass, la moderatrice ringrazia proprio Savoini per aver permesso di organizzare quell’evento con il vicepresidente del Consiglio italiano.

Con Savoini, a quell’incontro, c’era anche l’avvocato Gianluca Merenda, secondo cui alla fine quella trattativa si sarebbe conclusa nel nulla. Altra persona che potrebbe essere sentita dai giudici è Claudio D’Amico, “consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini”, secondo quanto riportato nella nota di Palazzo Chigi. D’Amico avrebbe sollecitato l’invito di Savoini al Forum Italia-Russia. E con lo stesso Savoini ha una società di consulenza a Mosca.