Elezioni sotto l’ombrellone, in autunno o in pieno inverno. La strada indicata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo l’ultimo giro di consultazioni è chiara, ma non altrettanto chiara è l’intenzione dei partiti a cui il capo dello Stato ha lasciato libertà di scelta. Mattarella ha detto esplicitamente di voler varare un governo neutrale che traghetti il Paese fino a dicembre, evitando l’aumento dell’Iva e portando a nuove elezioni a inizio 2019. Il presidente della Repubblica ha anche aggiunto, però, che saranno i leader di partito a decidere e che, se non volessero votare l’esecutivo composto da esponenti tecnici (senza nessun politico al suo interno), si potrebbe tornare al voto a luglio o in autunno. Entrambe ipotesi che Mattarella vorrebbe scongiurare, come spiegato chiaramente ieri, per evitare il rischio di un alto astensionismo (in estate) o l’impossibilità di varare la manovra in autunno, non riuscendo così a evitare l’aumento dell’Iva.

Il voto in estate

Non c’è alcuna possibilità di votare a giugno, ha spiegato Mattarella. Smentendo così Luigi Di Maio che ha più volte sostenuto questa ipotesi: non ci sono i tempi tecnici, secondo il capo dello Stato. Impensabile anche il voto l’8 luglio, come richiesto da Salvini e Di Maio solo ieri. Mattarella pretende che tra lo scioglimento delle Camere e le nuove elezioni passino 60 giorni, come previsto dalla legge che regola il voto all’estero. Per questo l’unica data possibile è quella del 22 luglio e spieghiamo il perché.

Il presidente della Repubblica nominerà il presidente del Consiglio del governo neutrale. Questa personalità, che dovrebbe essere indicata tra oggi e domani (o al più tardi giovedì), dovrebbe formare un esecutivo, giurare davanti al presidente della Repubblica e poi avrebbe dieci giorni per presentarsi alle Camere e ottenere la fiducia. Difficile pensare che il governo neutrale abbia il sostegno del Parlamento, ma se anche si nominasse oggi, sarebbe quasi impossibile pensare che il voto in aula arrivi prima del 15 maggio. In caso di sfiducia Mattarella potrebbe quindi procedere allo scioglimento delle Camere e all’indizione di nuove elezioni per il 22 luglio, due mesi dopo il suo decreto che metterebbe fine a questa legislatura. Difficile pensare a un voto nell’ultima domenica di luglio o ad agosto.

Va però considerato che il voto in estate è per Mattarella una ipotesi da scongiurare. Per due motivi: in primis per il rischio altissimo di astensionismo, poi perché la prassi della storia repubblicana ci dice che non si è mai votato a luglio. Mattarella ieri ha spiegato che il voto in estate rischia di danneggiare il diritto degli elettori ad esprimersi e anche Di Maio oggi ha detto che il rischio di un alto astensionismo sarebbe un dramma (pur caldeggiando l’ipotesi di elezioni in estate). Ma sembra questa, almeno al momento, l’ipotesi più probabile: una prima volta assoluta per l’Italia, il voto in pieno luglio.

Il voto in autunno

Se la moral suasion del capo dello Stato sui partiti dovesse andare a buon fine potrebbe partire un governo neutrale – composto da soli tecnici – che dovrebbe traghettare il Paese fino a nuove elezioni. Preferibilmente non a settembre o ottobre, secondo Mattarella, per evitare l’aumento dell’Iva. Perché in autunno l’Italia ha bisogno di un governo che vari la manovra economica e scongiuri questa evenienza. Se l’esecutivo varato dal presidente dovesse ottenere la fiducia si arriverebbe quindi in autunno. Possibile il ritorno alle urne a fine settembre o inizio ottobre, pratica meno inusuale di quella estiva. Più difficile che il governo arrivi fino a dicembre, come richiesto da Mattarella, e possa varare una manovra più tecnica che politica.

Mattarella ha detto chiaramente che il voto in estate o in autunno sarebbe un grave rischio per l’Italia, per motivi diversi. Ma finora i suoi appelli sono rimasti in gran parte inascoltati. Sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno chiaramente detto di non volere un governo tecnico e di preferire un ritorno alle urne a luglio. L’unico sostegno certo finora è stato espresso dal Pd e da qualche componente del gruppo misto, ma con pochi seggi in Parlamento. Il rischio del voto a luglio, in piena estate e con una buona fetta di elettori in vacanza, è dunque concreto.