Dl Lavoro, la Lega taglia gli aumenti di stipendio per la sanità privata, Conte: “Un regalo ad Angelucci”

Oggi alla Camera il decreto Lavoro ha incassato la fiducia posta dal governo Meloni che ha blindato il testo. Il provvedimento – che introduce, tra le altre cose, il salario giusto e incentivi all'occupazione – è stato ampiamente criticato dalle opposizioni. Tra le norme finite sotto accusa, l'emendamento della Lega che esclude la sanità privata dagli aumenti di stipendio previsti nei rinnovi di contratti scaduti da almeno 9 mesi. "Una scelta gravissima", secondo Italia Viva. Un cadeau, secondo il leader M5s Giuseppe Conte, nei confronti del deputato leghista Antonio Angelucci, proprietario di numerose cliniche private nel Lazio.
"Gli stipendi non aumentano, ma per gli affari degli amici del governo le cose vanno sempre alla grande. Con una norma dal forte odore di incostituzionalità, inserita nel decreto lavoro grazie a un emendamento presentato dalla Lega, i lavoratori della sanità privata accreditata vengono esclusi dal meccanismo che prevede l'aumento automatico degli stipendi qualora il contratto collettivo sia scaduto da oltre 9 mesi", è la denuncia del presidente pentastellato.
Cosa dice l'emendamento della Lega sui rinnovi contrattuali
L'emendamento in questione modifica l'articolo 10 del decreto Lavoro relativo ai rinnovi contrattuali. Nello specifico, la proposta legista recita:
1. Al fine di favorire il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro alle rispettive scadenze naturali e di assicurare continuità alla tutela economica dei lavoratori, le parti stipulanti, nell'esercizio della propria autonomia contrattuale, prevedono procedure idonee a garantire regolarità nei rinnovi, nonché meccanismi volti ad assicurare adeguata copertura economica nel periodo intercorrente tra la scadenza del contratto collettivo nazionale di lavoro e la sottoscrizione del relativo rinnovo, assumendo a riferimento la data di scadenza naturale del precedente contratto collettivo nazionale di lavoro.
2. In caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro i primi nove mesi successivi alla naturale scadenza, in assenza di diverse pattuizioni contrattuali, le retribuzioni sono adeguate, a titolo di anticipazione forfettaria dell'incremento retributivo previsto dal comma 1, alla variazione dell'IPCA-NEI, nella misura pari al 50 per cento della stessa.
3. Nei settori caratterizzati da elevata stagionalità e variabilità dei ricavi ai sensi del DPR 7 ottobre 1963, n. 1525, ovvero nei settori che erogano prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da adottarsi entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l'importo di cui al comma precedente è determinato dalla contrattazione collettiva sulla base di indicatori economici settoriali e non può comunque superare quanto previsto dal medesimo comma 2.
Norma salva-Angelucci, Conte: "Esulta il re delle cliniche private, i lavoratori ci rimettono"
In buona sostanza dunque, la norma esclude dipendenti della sanità privata e lavoratori impiegati in attività stagionali dall'aumento degli stipendi riconosciuto nei casi in cui il contratto risulti scaduto da almeno 9 mesi. "Ci rimette lo stipendio chi lavora in sanità ma esulta – a titolo di esempio – Angelucci, deputato della maggioranza Meloni, re delle cliniche private ed elemento centrale della propaganda di Meloni a suon di fango sugli avversari attraverso i giornali di cui è proprietario come Il Giornale, Tempo e Libero", ha commentato Conte.
Il tentativo di cancellare l'emendamento presentato dallo stesso partito di cui Angelucci fa parte è stata resa impossibile dalla blindatura posta dal governo con il meccanismo della fiducia. "A pagare il prezzo di questa scelta sono professionisti e professioniste che ogni giorno garantiscono servizi pubblici essenziali ai cittadini. In un momento in cui l'Ufficio parlamentare di bilancio certifica oggi che i salari reali restano inferiori di oltre l'8% rispetto al 2020. Abbiamo presentato un emendamento per l'Aula al fine di cancellare questa vergogna, ma il governo ha blindato il decreto con la fiducia e non c'è stata quindi possibilità di discuterlo né votarlo. La nostra battaglia però non finisce qui. Potete giurarci", ha assicurato il leader.
I sindacati chiedono un incontro urgente a Schillaci e minacciano mobilitazioni
Nel frattempo le organizzazioni sindacali si mobilitano. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp hanno inviato una richiesta formale di incontro urgente al ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga. "Si tratta di una scelta gravissima. I contratti del comparto sono scaduti da 8 e 14 anni e le organizzazioni sindacali sono mobilitate da tempo per ottenerne il rinnovo. Con questa norma si colpiscono lavoratrici e lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale, producendo un nuovo e inaccettabile arretramento dei loro diritti e delle loro condizioni economiche", hanno rimarcato Annamaria Furlan e Roberto Giachetti di Italia Viva.
Per i sindacati "dopo anni di attesa, non è accettabile che il rinnovo contrattuale venga ancora subordinato alla richiesta di ulteriori risorse pubbliche o alla revisione dei meccanismi tariffari". L'emendamento introduce una deroga che "rischia di penalizzare lavoratrici e lavoratori già segnati da salari bassi, carichi elevati e rinnovi contrattuali troppo rinviati". Come ricordano, a breve potrebbe arrivare la sottoscrizione del contratto 2025-2027 della sanità pubblica. "Un passaggio atteso che rischia però di allargare ulteriormente la forbice tra lavoratrici e lavoratori del pubblico e del privato accreditato, pur pagate da un privato, garantiscono ogni giorno prestazioni rese per conto del Servizio sanitario nazionale", hanno sottolineato. Per questo, "in assenza di risposte valuteremo ulteriori iniziative di mobilitazione, dando continuità al percorso già avviato con lo sciopero nazionale del 17 aprile scorso".