Da Trump nuovo affondo contro Meloni, Salvini: “Parole sgradevoli ma non è guerra”. Conte: “Tocca a noi”

C'eravamo tano amati. O forse no. Tra Trump e Meloni i rapporti sembrano inevitabilmente compromessi. Dopo l'intervista di ieri rilasciata al corrispondente alla Casa di La7, il nuovo round di accuse reciproche tra Usa e Italia non è tardato ad arrivare. Sono passate appena 24 ore, e Trump sgancia una nuova bomba sui social.
"In Italia sta attraversando un momento difficile in termini di popolarità", "ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, lei vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi ‘numeri'. No, grazie!!!", scrive sul suo social Truth. Trump ha sostenuto che il presunto "calo di popolarità" di Meloni è dovuto al fatto che ha "voltato le spalle agli Stati Uniti d'America, un Paese che ama e protegge sinceramente l'Italia, quando si è trattato di impedire all'Iran di procurarsi o sviluppare un'arma nucleare (ma anche la Nato lo ha fatto, a dire il vero!)".
Nel post pubblicato sul suo canale social Truth attacca di nuovo la premier Giorgia Meloni, affermando che è in calo di popolarità e che ha voltato le spalle agli Usa sull'Iran. Torna a insistere sul fatto che la premier gli avrebbe chiesto più volte di fare una foto con lui al G7 di Evian. "Mi ha chiesto ripetutamente di fare una foto con lei durante il vertice del G7 in Francia".
Il tycoon sbaglia anche il nome della leader, e scrive in un primo momento ‘Gigiorgia'. Poco dopo il testo viene corretto. Non è la prima volta che il tycoon storpia il nome di un leader italiano, era già successo il 27 agosto 2019, quando chiamò ‘Giuseppi' l'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in tweet in cui lo elogiava. Anche in quella occasione ripubblicò poi il testo corretto.
Ieri in un video pubblicato sui social Meloni aveva definito le affermazioni di Donald Trump totalmente inventate e aveva sottolineato che lei e l'Italia "non implorano mai". Oggi affida a un post scritto la sua replica.
"Presidente Trump, questi attacchi continui e immotivati sono privi di senso. Per quanto riguarda la mia popolarità, essere tuo amica non l'ha certo favorita, né dipende dal mio rapporto con te. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l'interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto", scrive la premier. "È ciò che ho fatto – aggiunge – anche riguardo alle basi militari americane in Italia. Il loro utilizzo è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non potranno essere violati finché sarò Primo Ministro. L'Italia rimane una nazione sovrana. In ogni caso, la mia popolarità non è affar tuo. Ti suggerisco di concentrarti sulla tua".
Le razioni dopo i nuovi attacchi di Trump a Meloni, Salvini: "Parole gratuite"
"È chiaro che sono parole gratuite, inutili e sgradevoli però non c'è una guerra fra Italia e Stati Uniti", commenta il vicepremier Matteo Salvini a un gazebo della Lega a Milano parlando del nuovo attacco di Trump a Meloni. "Ci sono già troppe guerre e spero che gli Stati Uniti ci aiutino a porre fine ad alcune di queste guerre, visto che anche in Iran mi sembra che le cose non stiano andando benissimo…".
"Mentre in Iran, in Libano, in Israele, in Ucraina e in Russia si continua a sparare, ritengo che la più importante potenza mondiale debba rivolgere le sue attenzioni a questi fronti di guerra e non ad altro" anche perché "litigare con gli alleati non è utile, lo dico dal punto di vista della presidenza americana", aggiunge il leader della Lega.
"L'Italia è un Paese alleato responsabile, sempre presente e generoso. Nessuno – conclude – può mettere in discussione i buoni rapporti fra Italia e Stati Uniti. Sicuramente c'è un problema in questo momento perché, ribadisco, chi attacca il nostro presidente del Consiglio attacca tutto il governo e tutto il paese. Tuttavia, questo non può e non deve mettere in discussione i buoni rapporti e le relazioni diplomatiche e commerciali fra Italia e Stati Uniti, che prescindono dal presidente attuale o dal presidente futuro".
"Bei tempi quando il G7 ospitava discussioni politiche e non litigi da asilo", scrive il leader di Italia Viva Matteo Renzi su X. Per le opposizioni gli ultimi episodi sono un segno della subalternità di Meloni a Trump.
"Se il governo vuole davvero mandare un messaggio a Trump, la questione non è andare o non andare alle celebrazioni del 4 luglio, ma rivedere l'impegno del 5% del Pil per le spese militari, rompere gli accordi sul gas, difendere i regolamenti europei sulla salute e sulla tutela dell'ambiente e, soprattutto, dire sì alla web tax. Altro che 4 luglio, il punto è che l'Italia ha accettato tutti i ricatti economici di Trump. Questo dovrebbe fare il governo ma non lo fa", commenta Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
"Allora ribadisco che quello che è accaduto è la conseguenza diretta della politica di subalternità che Giorgia Meloni ha assunto nei confronti dell'amministrazione Trump. Del resto, era la premier a dire che bisognava dare il premio Nobel per la pace a Trump, hanno sostenuto il Board of Peace per la Palestina, mandando perfino Tajani con il cappellino MAGA in mano. Dovrebbero cominciare a criticare profondamente le politiche estere ed economiche di Trump e a prenderne le distanze. Invece le hanno sempre sostenute".
"Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l'Italia con la schiena dritta", scrive sui social Giuseppe Conte, proseguendo: "La premier si guardi allo specchio. Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi. Nell'estate 2025 è andata a firmare l'aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez".
"Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo "positivo" e "sostenibile" e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una "opportunità". Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto "non condivido né condanno" ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante", dice ancora il leader M5s. "Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a "osservare" il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace. Potrei continuare".
"Le favole di un Governo che tutela l'interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per ‘Giuseppi' mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche".
"Lo scontro di oggi – conclude Conte – non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all'ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano. Chi ha ridotto l'Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi".
Scontro tra Fdi e M5s dopo il caso ‘ginocchiere'
Si apre lo scontro anche tra FdI e M5s a margine del nuovo scambio di accuse Trump-Meloni. È il capogruppo FdI al Senato, Lucio Malan a spiegare la vicenda osservando che "con la consueta propensione al falso e alla menzogna, il Movimento 5 Stelle, per screditare il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, usa un ‘deep fake', in cui il nostro capo del governo è raffigurato nell'atto di fare un selfie con il Presidente Trump. Come se non bastasse – prosegue – c'è il commento del deputato Pellegrini che accusa Meloni di aver superato la fantasia con la realtà e dunque di essere ‘inadatta, inadeguata, ridicola, servile'. Un vergognoso tentativo di ingannare la gente".
"Sembrava difficile superare in abiezione la frase delle ginocchiere, ma in pochi giorni ci sono riusciti. Sono sempre contro la verità, sempre contro l'Italia. Il Codice penale, all'articolo 612-quater, introdotto dalla recente legge sull'Intelligenza Artificiale, punisce con la reclusione da uno a cinque anni chiunque cagiona un danno ingiusto ad una persona, cedendo, pubblicando o altrimenti diffondendo, senza il suo consenso, immagini alterate con l'intelligenza artificiale idonee a indurre in inganno. Si procede d'ufficio in alcune circostanze, tra cui quella in cui, come sarebbe in questo caso, il fatto avviene nei confronti di una pubblica autorità a causa delle funzioni esercitate".
"Di certo si tratta di disinformazione su una controversia internazionale che sta indebolendo l'Occidente a vantaggio di competitor come Russia e Cina, che si inserisce in quella guerra ibrida che e' tra le peggiori minacce alla sicurezza nazionale. È incredibile e molto grave – aggiunge Malan – che l'autore sia componente di un organo delicatissimo come il Copasir. Mi auguro che la magistratura accerti se il Codice penale è stato violato e non faccia finta di nulla".
Sulla stessa lunghezza d'onda, il capogruppo FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. "È gravissimo utilizzare l'Intelligenza Artificiale per inventare selfie di Donald Trump e Giorgia Meloni al fine di alimentare una ignobile denigrazione e disinformazione. E' quanto sta facendo il deputato pentastellato Marco Pellegrini che pubblica foto create con la IA di Trump e Meloni dalla sua pagina Facebook, cercando di speculare su un attacco fondato sul nulla che ha offeso l'Italia e le sue istituzioni". "Ancora una volta misuriamo la malafede dei 5 stelle, alimentata oltretutto da un componente del Copasir, quale è Pellegrini che – osserva Bignami – ha posto in essere una condotta di grave disinformazione su una controversia internazionale che colpisce l'Occidente a vantaggio oltre tutto di competitor come Russia e Cina. Una modalità ben rodata nella ‘guerra ibrida' che è in questo momento tra le peggiori minacce alla nostra sicurezza nazionale".
"Che a macchiarsi di questa grave condotta, finalizzata a minare la credibilità nazionale, sia un componente del Copasir è gravissimo. Una modalità che si ritiene integri gli estremi di cui all'art. 612 quater Cp e per la quale cui è prevista la procedibilità di ufficio che attendiamo venga esercitata prontamente dalle Autoritàcompetenti. È evidente – dice anche il presidente dei deputati FdI – che Pellegrini non può sedere al Copasir, si dimetta almeno da quello".
Lo scontro tra Meloni e Trump sui media internazionali
Il nuovo botta e risposta fra il presidente Usa Donald Trump e la premier Giorgia Meloni viene ripreso dai più importanti media a livello internazionale, a partire da quelli americani. La Cnn fa notare come il tycoon abbia "rincarato la dose" nella sua disputa con la presidente del Consiglio. Si tratta, prosegue la Cnn, di un altro passo nel "deterioramento dei rapporti" fra due leader "un tempo così vicini" e di una "ulteriore frattura" fra gli Stati Uniti e i loro alleati europei, "dopo i timidi segnali di riavvicinamento emersi al vertice del G7 in Francia".
La Cnn inoltre sottolinea come il nuovo post di Trump contro Meloni giunga dopo che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, "ha annunciato venerdì di aver annullato un viaggio previsto negli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto incontrare il Segretario di Stato Marco Rubio".
La Nbc parla di "escalation" nella "guerra di parole" (l'espressione utilizzata dall'emittente è letteralmente "war of words") fra i due leader. Una "faida" che "non mostra segni di attenuazione". La Bbc invece parte dalla risposta di Giorgia Meloni, in cui invita Trump a "concentrarsi sulla propria popolarità", mentre la polemica "si intensifica".
Sky News parla di "accuse reciproche" che i due leader si sono scambiati, mentre il quotidiano francese Le Monde sottolinea la frattura "insolitamente personale" che si è aperta fra Trump "e una delle leader di destra più in vista d'Europa", che aveva "cercato di presentarsi come un ponte" tra Washington e il vecchio continente dopo il ritorno alla Casa Bianca del tycoon.