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Cos’è la stepchild adoption e perché è una battaglia di civiltà

Nel testo del dl Cirinnà all’articolo 5 è prevista la stepchild adoption, l’adozione del figlio del convivente. Una norma che rappresenta il nodo per tutto il disegno sulle unioni civili. E che non c’entra nulla con lo spauracchio della maternità surrogata, agitato allo scopo di affossare un provvedimento ormai essenziale.
A cura di Claudia Torrisi
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Coppia gay congedo

A metà ottobre Matteo Renzi si era detto pronto per andare in aula con il testo sulle unioni civili – il disegno di legge Cirinnà bis – certo che "sul 95 per cento della legge c’è l’accordo di tutti". Quel 5 per cento di incertezze cui si riferiva il premier riguarda uno dei punti più discussi del testo: la stepchild adoption, cioè la possibilità – prevista all'articolo 5 – che il genitore non biologico adotti il figlio naturale o adottivo del partner.

I più contrari a questa norma sono i politici di Area popolare (Ncd e Udc). Il ministro dell'Interno Alfano ha recentemente ribadito il suo secco no: "Ogni bambino deve avere un papà e una mamma e non si scherza. Altra cosa sono i diritti patrimoniali". Anche all'interno del Pd non c'è uniformità di pensiero, tanto che Renzi ha detto che "non ci sarà una posizione del governo su una questione che riguarda la libertà di coscienza". Un gruppo di parlamentari del Partito democratico ha presentato un emendamento al ddl Cirinnà per introdurre "l’affido rafforzato" al posto dell’adozione. Secondo questa formula il partner diventerebbe affidatario e svolgerebbe le funzioni di genitore senza però diventare effettivamente "padre" o "madre". Solo in caso di morte del genitore naturale, l’altro partner della coppia omosessuale potrebbe diventare genitore adottivo. Ma non risulterà fino alla maggiore età sui documenti del figlio come genitore. Il punto è, per i promotori di questo emendamento, non dar spazio alle parole "mamma" e "papà" – che suonano come adozione per gli omosessuali – ed evitare "il pericolo di pratiche inaccettabili e gravissime come è, appunto, l’utero in affitto".

Anche la Cei ha fatto sentire la sua voce sul tema. Il segretario Nunzio Galantino ha chiesto che "la politica non sia strabica. Non si può pensare a un governo che sta investendo tantissime energie per queste forme di unioni particolari e di fatto sta mettendo all’angolo la famiglia tradizionale che deve essere un pilastro della società". Galantino ha sottolineato "l’impressione che in Italia ci solo il problema delle coppie fatto e non i problemi delle famiglie normali". Il punto è che le stepchild adoption riguardano le famiglie più "normali" di quanto si pensi.

Le stepchild adoption sono adozioni per gli omosessuali?

Stepchild adoption letteralmente significa "adozione del figliastro" e in Italia è già presente per le coppie eterosessuali sposate da almeno tre anni o che abbiano convissuto per almeno tre anni (ma siano sposate al momento della richiesta). Il ddl Cirinnà, quindi, sostanzialmente non inventa nulla di nuovo, né apre alle adozioni delle coppie gay: si limita a estendere questo caso particolare di adozione senza stato di abbandono del minore – previsto dall'articolo 44 della legge 184 dell’83 – anche alle "unioni civili tra persone dello stesso sesso". La norma è pensata per rispondere alle esigenze di figli di coppie omosessuali già esistenti, nati per lo più all'estero grazie alla procreazione assistita. Bambini che, al momento, in Italia risultano figli del solo genitore biologico. Se quest'ultimo ha un problema o muore, l'altro genitore – che, di fatto, fino a quel momento ha svolto quel ruolo – non ha nessun diritto e nessun dovere nei confronti del figlio, che resterebbe esposto anche a possibili contese familiari. Si permette, sostanzialmente, al compagno "estraneo" di diventare a tutti gli effetti genitore, anche per la legge.

Al di là del Parlamento, la strada alla stepchild adoption, comunque, è stata già aperta dalla giurisprudenza. Lo scorso 22 ottobre, il Tribunale per i minorenni di Roma ha sancito la possibilità di adozione da parte della mamma non biologica (con assegnazione del doppio cognome), ai sensi della normativa prevista per le coppie eterosessuali. Per il tribunale l'omogenitorialità è "una genitorialità diversa, ma parimenti sana e meritevole di essere riconosciuta in quanto tale".

Il giudice dei minorenni è andato anche oltre, contrastando l'argomento di chi non è d'accordo con la stepchild adoption "per il bene del bambino". Le opinioni contrarie – si legge – rappresentano un "convincimento diffuso in parte della società, esclusivamente fondato, questo sì, su pregiudizi e condizionamenti cui questo Tribunale, quale organo superiore di tutela dell’interesse superiore del benessere psico-fisico dei bambini, non può e non deve aderire". La sentenza, tra l'altro, ne conferma un'altra meno recente, del 30 luglio 2014, che aveva stabilito lo stesso principio. Ai giudici non tocca "costruire alcuna nuova realtà giuridica o creare ‘nuovi diritti', ma soltanto di vagliare la rilevanza giuridica della situazione già esistente, verificando quale fattispecie giuridica trovi applicazione alla luce del superiore principio dell’esclusivo interesse della minore".

E la "situazione esistente", secondo l'Istituto superiore di sanità, riguarderebbe in Italia circa 100.000 bambini e ragazzi, figli di genitori omosessuali. Una ricerca del 2005 condotta da Arcigay, ha mostrato che il 17,7 per cento dei gay e il 20,5 delle lesbiche con più di 40 anni hanno almeno un figlio.

Si apre la strada all'utero in affitto?

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di questa norma contenuta nel dl Cirinnà. In un articolo apparso su Repubblica lo scorso 6 dicembre, si parlava di un probabile accantonamento della stepchild adoption, per sistemare i malcontenti tra Pd e Ncd:

"un gruppo ristretto di lavoro, composto da dieci fra deputati e senatori del Pd — che rappresentano tutte le anime del Nazareno — si riunisce informalmente nel tentativo di sbloccare l’impasse e portare all’approvazione il testo, incardinato l’ottobre scorso a Palazzo Madama. Gli incontri entreranno nel vivo all’indomani del via libera alla legge di stabilità. Ma nelle ultime ore sarebbe emersa una strategia, che secondo i più potrebbe risultare vincente. L’ipotesi forte, infatti, è quella di approvare il testo Cirinnà, eliminando tutti i riferimenti al codice civile che riguardano il matrimonio. E, soprattutto, accantonando la stepchild adoption. In questo modo la parte sulle adozioni sarà rinviata ad un disegno di legge ad hoc".

L'ipotesi è però stata smentita sia dalla stessa Monica Cirinnà, che da altri parlamentari del Pd.

Il retroscena di Repubblica è arrivato poco dopo l'appello promosso dal comitato Se Non Ora Quando – Libere che chiede che la maternità surrogata – cioè "partorire per conto di altri", pratica vietata in Italia dalla legge 40 sulla fecondazione assistita – venga bandita nel resto d'Europa.

L'appello – da molti definito strumentale – ha scatenato una cascata di reazioni, con il risultato di mettere in pericolo il voto sul dl Unioni civili e, in particolare, sull'articolo 5 le stepchild adoption. In molti, infatti, hanno approfittato del riapparire dello spauracchio dell'utero in affitto per riaprire e incasinare il dibattito, rendendo più complicato per il disegno di legge un percorso che è già in salita. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri di Forza Italia ha chiesto che la legge sulle unioni civili venga "riscritta. Se ci si può confrontare su alcuni diritti non si può certamente dare il via agli uteri in affitto e alla compravendita di bambini. Finalmente anche le femministe di ‘Se non ora quando' hanno aperto gli occhi e dicono le stesse cose che diciamo noi da tempo. La legge va profondamente modificata. Leggo il delirio di alcune parlamentari del Pd che svincolano la maternità e la paternità da fattori biologici fondamentali. Siamo all'arbitrio totale. Alla devastazione della società. All'uso strumentale del corpo delle donne a pagamento". Altre obiezioni sono state sollevate da Maurizio Sacconi (Ncd), Eugenia Roccella (Ap), Gian Luigi Gigli (Movimento per la Vita), Paola Binetti (Ap).

Ma cosa c'entrano gli appelli contro la maternità surrogata con le stepchild adoption? Secondo Binetti, la previsione dell'articolo 5 "non può che condurre direttamente ad incentivare la pratica dell'utero in affitto, di cui non si ribadirà mai a sufficienza fino a che punto stravolge il naturale senso di maternità, coinvolgendo donne in stato di grave necessità economica. Quanto più chiare saranno le distinzioni rispetto al matrimonio e quanto più sarà tutelata la condizione di figlio, tanto minori saranno le resistenze all'approvazione della legge".

L'argomento che vuole la norma sulle stepchild adoption come preludio per una legittimazione del ricorso alla maternità surrogata è parecchio utilizzato. Secondo i fautori di questa tesi, sarebbe sufficiente che uno di due aspiranti padri ricorresse a questa pratica, perché l'altro partner possa diventare anche lui padre del bambino.

In realtà nel testo, di possibilità di "utero in affitto" non c'è traccia, neanche velatamente. I bambini cui si riferisce la stepchild adoption, tra l'altro, non è detto neanche che siano nati con pratiche di procreazione assistita. Potrebbero essere venuti al mondo in modo naturale, ben prima della richiesta. Ci sono molte coppie omosessuali che hanno avuto figli grazie all'eterologa, alla maternità surrogata all'estero, o in una precedente relazione eterosessuale. Si tratta, in sostanza, di dare una forma all'esistente.

Anche per quanto riguarda l'argomento del diritto del bambino "ad avere una madre e un padre", quello che la stepchild adoption si propone di fare non è creare "nuove famiglie", ma disciplinare quelle già esistenti. Questo punto non è chiarissimo ai detrattori della norma. Recentemente Maurizio Lupi ha ribadito la sua contrarietà all'articolo 5: "Adottare non è un diritto della coppia, ma è un diritto dei bambini abbandonati di essere adottati da una famiglia in cui ritrovare il padre e la madre che non hanno più. In forza di questa ragione sulla stepchild adoption non arretreremo di un millimetro. E come noi la pensa il 75 per cento degli italiani". Il punto è che bambino in questione ha probabilmente già  due madri e due padri. Li ha per tutti, meno che per la legge. Non si vogliono, in pratica, creare nuovi diritti, ma semplicemente estenderli.

In ogni caso, sostenitori e anche fautori stessi della legge l'hanno ripetuto più volte: di maternità surrogata nel dl non si parla, non è prevista nel dibattito

Una legge che manca

Quest'estate la Corte di Strasburgo ha condannato l'Italia per la mancanza nel nostro ordinamento del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso. Accogliendo il ricorso di tre coppie di omosessuali, la Corte ha ritenuto che il nostro paese abbia "violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare". La tutela legale attualmente disponibile, infatti, "non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile". In più, il nostro paese deve "rispettare il loro diritto fondamentale ad ottenere forme di riconoscimento che sono sostanzialmente allineate con il matrimonio".

Nonostante fosse stato presentato come una delle priorità, il ddl Cirinnà sulle unioni civili sta incontrando non pochi intoppi nel suo cammino. Renzi aveva promesso che sarebbe stato approvato entro la primavera, prima che la proposta fosse stata sommersa di emendamenti. Il testo del ddl Cirinnà – che nel frattempo è diventato Cirinnà bis e ha perso alcune prerogative – è arrivato il mese scorso per la prima volta al Senato, e riprenderà il suo travagliato percorso, slittando con ogni probabilità al 2016. Anzi, l'onorevole Cirinnà ha fatto sapere che "i capigruppo faranno una riunione prima di Natale fissando le sedute a gennaio, per allora ci saranno emendamenti. Certo poi è possibile che la direzione dia una linea, che ci sia la possibilità del voto di coscienza".

La questione delle stepchild adoption potrebbe essere il nodo su cui si giocherà tutta la partita del ddl sulle unioni civili. Una partita su cui trovare un accordo sembra sempre più complicato. Tanto più che, proprio in relazione alla norma sull'estensione delle adozioni, aleggia la possibilità del voto segreto e la "libertà di coscienza" consentita da Renzi ai suoi. Se l'articolo 5 dovesse saltare, continuerà a mancare una legge che regoli famiglie non "tradizionali" ma che esistono nel nostro paese. Allargando inesorabilmente il divario tra legislazione e realtà.

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