Garlasco, il “mistero” dell’impronta 33: cosa intendeva davvero il Ris quando ha detto che “faceva senso”

"Faceva senso". Così un tenente colonnello del Ris si era riferito all'impronta 33 di Andrea Sempio davanti agli inquirenti che in questi mesi sono tornati a indagare sul delitto di Garlasco. Nel sit il carabiniere ha spiegato come si sono accorti dell'impronta e perché l'hanno giudicata importante durante i sopralluoghi subito dopo l'omicidio di Chiara Poggi. Nel mirino della Procura di Pavia c'è l'impronta della mano destra trovata sulla parete destra delle scale interne della villetta di Garlasco dove è stato trovato il cadavere di Chiara Poggi e che solo recentemente i pm ha associato all'attuale indagato.
Leggendo il fascicolo dei pm, depositato il 7 maggio, si legge quello che ha detto il 12 giugno 2025 davanti ai pm il Tenente Colonnello Aldo Mattei, nel 2007 comandante della sezione impronte e fotografia del RIS di Parma: aveva notato che l'impronta 33 era "particolarmente estesa" e "bagnata" e che "faceva senso". Ma nell'informativa dei carabinieri del Nucleo operativo di Milano non c'è la parte in cui Mattei chiarisce meglio cosa intende con l'espressione "faceva senso". Ma lo aveva spiegato nel suo sit. Lo dimostra il video del sit pubblicato dal programma tv ‘Quarto Grado' e ripreso in un post social da Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma che in questa ultima indagine per qualche mese è stato consulente di Andrea Sempio. Ma cosa si sente nel video del sit?
Il Ris sull'impronta 33 nel 2007
Il Ten. Col. Aldo Mattei spiega così l'impronta 33: "Era particolarmente estesa, era grande. Si vede dalle foto. C'era anche una specie di macchia. Si vedeva che era una mano destra. A parte che faceva senso una mano destra scendendo dalle scale perché era nella parete di destra".

E chiarisce: "Faceva senso perché io quando scendo le scale a destra appoggio la mano destra in maniera naturale. La rilevanza di quella parete era considerevole perché c'era il corpo di Chiara Poggi. Sulla parete si vedevano due o tre dita della mano. C'erano frammenti papillari nella parte verso la cantina. C'era una parte che era colorata. Era evidente che il deposito aminoacidico fosse consistente. Poi quale fosse l'origine del deposito amminoacidico non era dato a saperlo. Se io lascio un'impronta di sangue e la tratto con la ninidrina può avere una reazione. Anche se ho le mani sporche di albume d'uovo, lascio l'impronta e la tratto con la ninidrina ho la stessa tipologia di reazione".
O meglio, "il fatto che la ninidrina reagisca non è indicativo della presenza di sangue, non è un reagente del sangue. Reagisce anche con il sangue quindi non potevamo escludere che non fosse sangue. Quindi sono stati fatti degli accertamenti da parte dei colleghi di biologia per verificare se quell'impronta fosse per deposizione di sangue. Quindi il primo accertamento che è stato fatto è stato un combur test. Poi hanno fatto un test specifico per il sangue umano OBTI, che ha dato esito negativo. La traccia fu asportata. Ritengo che abbiano grattato con un bisturi e abbiano raccolto il grattato dall'impronta per vedere se da quell'impronta riuscivamo a trovare un DNA".
Cosa viene specificato nel video
Quando gli chiedono cosa intende con ‘faceva senso', Mattei risponde così: "Era logico, se vuole lo può tradurre in ‘era logico supporre che fosse la mano di una persona che si era appoggiata mentre scendeva le scale. Era una mano destra. Sembrava un'impronta lasciata da una mano bagnata. Che poi questo è lo spirito con cui si è andato a saggiare se quella mano era bagnata d'acqua o da qualcos'altro. Si vede che c'è uno schizzo che sembra d'acqua, sembra quando cade una goccia".
Insomma il Ten. Col. spiega meglio cosa per lui significava ‘faceva senso' ma questa ulteriore spiegazione non è stata riportata nell'informativa dei carabinieri. Nelle carte si legge solamente, riferito a questa espressione, che le parole di Mattei nel giugno del 2025 "appaiono esaustive". Viene riassunto così nell'informativa quello che era stato detto nel sit: "‘Faceva senso' perché era evidente che si trattasse di una mano che si era appoggiata su quella parete che per noi aveva una particolare importanza dato che era il luogo dove era stato rinvenuto il cadavere. Era evidente che il deposito aminoacidico fosse consistente poiché l'impronta aveva un colore accesso".
Il commento dell'ex capo del Ris Garofano
L'ex generale del Ris Luciano Garofano sottolinea quindi che "faceva senso" voleva dire "era logico". Sulla sua pagina Facebook si legge: "Il termine che da tempo è stato commentato con dei toni sensazionalistici, alla fine, grazie alla registrazione integrale, è risultato essere un “era logico”. Quindi, era logico che un’impronta in quella posizione fosse importante ed è per questo che abbiamo fatto tutte le analisi necessarie all’individuazione del sangue, tutte con esito negativo".