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Conti correnti, controlli del Fisco triplicati in tre anni: cosa sono le indagini finanziarie e chi rischia

Il numero di controlli diretti sui conti correnti effettuati dall’Agenzia delle Entrate – detti indagini finanziarie – nel 2025 è stato circa tre volte più alto rispetto al 2022. È uno degli strumenti più potenti a disposizione del Fisco: ecco chi può esservi sottoposto, quali sono i rischi e i limiti.
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A cura di Luca Pons
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I controlli del Fisco sono in aumento, anche se in molti casi restano sotto il livello raggiunto prima della pandemia da Covid-19. Lo ha riportato la Corte dei conti nel nuovo rapporto presentato questa settimana sul rendiconto generale dello Stato. Gli accertamenti ordinari – cioè le verifiche effettive, che vanno oltre i sistemi automatizzati, la prevenzione e le allerte automatiche – sono cresciuti fino a circa 224mila, un balzo in avanti significativo rispetto agli anni scorsi, anche se nel 2019 erano stati 267mila.

In particolare, è salita in fretta la quantità di indagini finanziarie, ovvero i controlli sui conti correnti. Questo è uno degli strumenti più potenti di cui l'Agenzia delle entrate dispone, soprattutto quando può metterli in atto incrociando i numerosi dati fiscali a sua disposizione. Sono stati quasi 6mila, mentre nel 2022 erano meno di 2mila: quasi il triplo.

Questo tipo di operazioni coinvolge quei contribuenti che hanno dei guadagni che ‘non tornano', dal punto di vista fiscale. E la Corte dei conti chiede che siano usati più spesso. Se è vero che lo scorso anno il Fisco ha incassato dall'attività di controllo ben 19,4 miliardi di euro, è vero anche che la gran parte (circa 12,8 miliardi) è venuto da controlli automatici. Si può migliorare, insomma, nelle verifiche ‘sul campo'.

Chi rischia i controlli del Fisco sul conto corrente

Le cosiddette indagini finanziarie, come detto, sono tra gli strumenti più potenti messi a disposizione del Fisco. Con le indagini finanziarie, l'Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza possono acquisire moltissime informazioni sui rapporti di qualunque cittadino con banche, Poste, società di investimento o altri intermediari finanziari. L'obiettivo è sempre lo stesso: verificare se la ricchezza e il reddito dichiarati coincidono con le effettive entrate e uscite dal conto corrente. O se, invece, ci sono dei buchi di evasione.

Il Fisco passa dal cosiddetto Archivio dei rapporti finanziari, una banca dati che permette di stabilire chi sono i contribuenti più ‘a rischio' e che mostrano potenziali discrepanze tra reddito dichiarato e soldi spesi. Una volta che scatta il controllo, i versamenti sul conto in banca che non erano stati dichiarati e non vengono giustificati possono diventare la base per la riscossione. Sta al cittadino dimostrare o che aveva già dichiarato quelle somme, o che c'è un motivo legale per cui non vadano considerate nella dichiarazione dei redditi.

Come detto, ci sono dei limiti da rispettare. Se si va a processo, tocca alle Entrate dimostrare che ha seguito tutte le stringenti procedure previste per attivare il controllo. Se c'è qualche irregolarità – ad esempio se l'indagine non è motivata in modo chiaro e puntuale – si corre il rischio che le informazioni emerse diventino inutilizzabili.

Indagini fiscali in aumento, ma ancora sotto il livello pre-Covid

Nel 2025 ci sono state 5.783 indagini finanziarie, che sono servite per 6.566 accertamenti. Sono emersi 256 milioni di maggiore imposta: è una somma comunque molto ridotta, sul totale della lotta all'evasione, ma in leggero aumento. Leggero, perché nel 2022, con 1.983 indagini finanziarie (quasi un terzo), l'imposta emersa era di 209 milioni.

I numeri peraltro sono in crescita dopo la pandemia, ma ancora inferiori a quelli del 2019: 6.145 indagini, 355 milioni di euro emersi.  Se si torna indietro nel tempo, a un'altra epoca politica e fiscale, nel 2012 ci furono 19.076 indagini che fecero emergere 1,1 miliardi di euro. Non a caso, la Corte dei conti ha spronato l'Agenzia delle entrate a fare più uso di questo e degli altri strumenti a sua disposizione per combattere l'evasione fiscale.

Dal rapporto 2025 della Corte dei conti
Dal rapporto 2025 della Corte dei conti

Più controlli fiscali, ma colpiscono soprattutto piccoli evasori

Lo stesso vale, più in generale, per gli accertamenti ordinari, ovvero tutti i controlli che non sono automatizzati, ma vanno effettivamente a controllare eventuali redditi nascosti, omissioni o irregolarità. Nel 2025 sono stati 223.647. Considerando che erano 175mila nel 2023, il salto avanti è significativo. Anche l'importo emerso è cresciuto, anche se in modo meno significativo: da 13,5 miliardi a 15,7 miliardi di euro.

Ci sono, però, dei lati negativi o non del tutto positivi. Nel 2019 gli accertamenti erano stati 268mila, nel 2018 ben 307mila. Insomma, il livello raggiunto oggi non è esattamente un record. In più, nel 2025 oltre una verifica su tre (circa 80mila in tutto) ha scoperto un'evasione al di sotto del 516 euro. Piccoli contribuenti e piccole infrazioni, insomma. L'anno precedente, i piccoli evasori controllati erano appena il 9% del totale. In più, è cresciuto di molto il numero di controlli che sono finiti nel nulla perché hanno avuto esito negativo oppure sono stati annullati in autotutela: ben il 16,9%, quando nel 2024 erano il 9,5%.

C'è infine la questione delle partite Iva che applicano gli indici Isa. Hanno subito 103mila verifiche sostanziali nel 2025. Significa che solamente il 3,8% degli autonomi ha subito dei controlli.

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