Fisco, cambia il Redditometro per i controlli dell’Agenzia delle entrate sui conti correnti: i nuovi requisiti

Il redditometro, più correttamente chiamato accertamento sintetico, è lo strumento con cui l'Agenzia delle Entrate per anni ha sottoposto a controlli quei contribuenti che sembravano avere una capacità di spesa più alta di quella dichiarata. Il classico esempio sono le persone che per lo Stato risultano nullatenenti o a reddito bassissimo, ma poi concretamente circolano con auto di lusso o ristrutturano la propria villa. Negli ultimi tempi, però, il redditometro è cambiato.
Il governo Meloni con il decreto legislativo n. 108/2024, arrivato al termine di uno scontro politico sul tema, aveva fissato dei nuovi paletti. Ora è necessario rispettare due requisiti precisi: uno sulla differenza percentuale tra il reddito dichiarato e quello ricostruito dal Fisco; l'altro sull'entità di questa differenza, che deve superare all'incirca i 70mila euro. In sostanza, le verifiche sono più limitate e si dovrebbero concentrare solo sugli evasori medio-grandi su cui ci sono già degli elementi solidi.
Cos'è il redditometro e come funziona
Il redditometro esiste in varie forme dal 1973, anche se era stato potenziato soprattutto tra il 2010 e il 2013. Il meccanismo era mirato a individuare "l'evasione spudorata", come spiegava la stessa Agenzia delle Entrate. Quella di chi dichiara un reddito basso ma poi nella vita quotidiana di mostra di avere una alta capacità di spesa. Soprattutto possedendo beni di lusso come auto sportive, imbarcazioni o altro ancora.
Nel 2018 il primo governo Conte (quello di Lega e M5s) aveva sospeso il redditometro, affermando che prima di riattivarlo bisognava chiarire meglio come stabilire il reddito di una persona per accusarla di evasione. Dopo alcuni anni di stop, era stato il governo Meloni nel 2024 a farlo ripartire. Subito erano scoppiate polemiche interne al centrodestra, specialmente da Lega e Forza Italia, tanto che la presidente del Consiglio aveva fatto rapidamente marcia indietro.
Dopo alcune settimane di tira e molla interno, la soluzione era arrivata. Ad agosto 2024 era stato pubblicato il decreto legislativo che fissava i nuovi paletti. E sono proprio quelli i criteri che, negli ultimi tempi, il Fisco ha iniziato a implementare.
I nuovi requisiti per attivare il redditometro del Fisco sui conti correnti
Ora ci sono di fatto due requisiti che l'Agenzia delle Entrate deve verificare prima di procedere con il redditometro. Il decreto legislativo afferma che si può procedere "a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato e, comunque, di almeno dieci volte l'importo corrispondente all'assegno sociale annuo". Questo significa che, in pratica, questi sono i paletti:
- un limite percentuale: il reddito ricostruito dal Fisco deve essere più alto di almeno il 20% rispetto a quello effettivamente dichiarato dal contribuente. Ad esempio, se un cittadino dichiara di aver incassato 100mila euro in un anno, le verifiche possono partire solo se l'Agenzia sospetta che, in realtà, il suo reddito sia stato di almeno 120mila euro.
- un limite quantitativo: la differenza tra il reddito ricostruito e quello effettivamente dichiarato deve essere pari ad almeno dieci volte l'assegno sociale; per il 2026, questo significa un limite minimo di 71.011,20 euro.
Questo secondo paletto stabilisce chiaramente che l'interesse deve essere rivolto solo ai grandi evasori. Ad esempio, tornando al contribuente che dichiara 100mila euro, il Fisco non può far scattare il redditometro se pensa che il suo reddito effettivo sia di 120mila euro, e nemmeno 150mila: deve essere di oltre 170mila euro, o per la precisione 171.011,20 euro.
Lo stesso per chi dichiara guadagni bassissimi: se la dichiarazione dei redditi riporta entrate per 10mila euro, il redditometro può attivarsi solo se i guadagni effettivi sono, secondo il Fisco, di almeno 80mila euro. Niente redditometro, per esempio, per chi ha dichiarato 10mila euro ma in realtà, nelle ricostruzioni dell'Agenzia, ha un reddito effettivo da 60-70mila euro all'anno.
Cosa fare se l'Agenzia delle Entrate fa scattare il redditometro
L'effetto, nelle intenzioni dichiarate del governo, è che i controlli del redditometro si concentrano solo su chi è sospettato di evadere grandi somme. Di fatto, lo strumento viene decisamente limitato rispetto alle intenzioni iniziali.
Il decreto legislativo del 2024 ha anche chiarito che i contribuenti hanno sempre la possibilità di difendersi. In particolare, possono dimostrare che "il finanziamento delle spese è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo di imposta", oppure con "redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile", cioè semplicemente con soldi che per qualche motivo non dovevano essere inseriti nella dichiarazione dei redditi. O, ancora, che quei beni sono stati comprati da "soggetti diversi dal contribuente".
Le altre possibili spiegazioni sono che in realtà "le spese attribuite hanno un diverso ammontare" – può essere che l'Agenzia delle Entrate abbia sbagliato a stimare – o che "la quota di risparmio utilizzata per consumi ed investimenti si è formata nel corso degli anni precedenti": semplicemente, la persona in questione si è potuta permettere un'auto di lusso nonostante abbia uno stipendio basso perché aveva messo da parte i soldi negli anni.