Bonifici tra parenti, come evitare i controlli dell’Agenzia delle Entrate: causale chiara e importi unici

È molto comune donare o prestare soldi ai parenti: può succedere con i genitori che inviano regolarmente soldi ai figli per dare una mano con l'affitto, con chi si trova in un momento di difficoltà economica e riceve un prestito dai fratelli, e così via. Il prestito o la donazione di un parente non sono considerati reddito imponibile, quindi non vi si pagano le tasse, e possono aiutare ad affrontare una spesa importante.
Quando lo si fa è sempre meglio procedere con un bonifico, ma per evitare successivi controlli del Fisco ci sono alcuni accorgimenti da seguire. Si tratta di regole semplici che permettono di stare tranquilli, a patto che le operazioni in questione siano trasparenti e non illecite:
- Scrivere una causale molto chiara
- Non separare l'importo in più tranche, quando è possibile (è il cosiddetto ‘frazionamento', considerato sospetto)
- Conservare tutta la documentazione che può aiutare a spiegare l'invio di quella somma
Cosa scrivere nella causale per un bonifico tra parenti
L'aspetto più importante di un bonifico inviato a un parente, per quanto riguarda eventuali controlli fiscali in futuro, è la causale. Nella causale il contribuente ha l'occasione di mettere in chiaro fin da subito qual è lo scopo di quel pagamento, ed eventualmente anche da dove vengono e dove andranno a finire quei soldi. Cosa che è il principale interesse dell'Agenzia delle Entrate.
È consigliabile evitare espressioni vaghe o troppo generiche. Tanto più, sono da evitare parole che rimandano a rapporti di lavoro, come "paga" o "fattura": queste possono naturalmente far nascere il sospetto che ci sia uno scambio di denaro illecito. Molto meglio spiegare con precisione perché il bonifico viene effettuato: "Regalo di laurea per Marco dallo zio Francesco Bianchi", "Aiuto per l'affitto e le spese universitarie di Alice Rossi", "Contributo per acquisto della prima casa di Riccardo Verdi come anticipo dell'eredità".
Il motivo è che, se in futuro dovessero esserci dei controlli, il Fisco chiederà prima di tutto di dimostrare perché c'è stato quel pagamento. La causale, insieme ad altri elementi che possono supportarla (come il contratto di affitto se si tratta di un aiuto per pagarlo, la laurea ottenuta in una certa data, il mutuo per la prima casa…), può chiudere subito la questione.
Le regole sull'importo delle donazioni di soldi da un parente all'altro
Quando si vuole fare un bonifico a un parente, è bene sapere che non ci sono limiti di importo per legge. Si può prestare qualunque somma. Lo stesso vale per le donazioni, anche se oltre una certa soglia si devono pagare delle imposte.
Ad esempio, tra genitori e figli c'è una franchigia che vale un milione di euro. Significa che, nel corso di tutta la vita, i genitori possono donare fino a un milione di euro a ciascun figlio senza mai incorrere in tasse. Oltre questa soglia, invece, si paga il 4%. La franchigia tra fratelli e sorelle vale 100mila euro e una volta superata si paga il 6%. Per le persone che non sono parenti l'imposta sale all'8%, senza franchigia.
Per le donazioni cosiddette "di valore rilevante" è richiesto un atto dal notaio, mentre per tutte le altre non serve. Non c'è una soglia precisa definita per legge, da questo punto di vista. Sono considerate donazioni "di modico valore", per esempio, i regali che si possono fare in occasioni come matrimoni, compleanni o lauree.
Sempre a proposito di importi, è consigliabile evitare il frazionamento. Ovvero, se si vogliono donare 20mila euro a un parente per un qualunque motivo, meglio farlo in un'unica soluzione e, come detto, con una causale chiara. Se, invece, si divide il pagamento in due bonifici da 10mila euro o anche oltre, magari versati a pochi giorni di distanza, l'operazione risulta solo più sospetta agli occhi del Fisco. Diversa è, chiaramente, la questione di bonifici periodici come quelli per aiutare i figli con l'affitto: se la causale chiarisce che questo è il motivo, non c'è nessun problema a inviarli mensilmente.
I documenti da conservare in caso di controlli del Fisco
I controlli dell'Agenzia delle Entrate scattano se il Fisco valuta che un'operazione sia sospetta. Può trattarsi di una donazione molto ingente fatta da una persona che ha un reddito medio-basso, per esempio. Oppure di operazioni con causali poco chiare, che fanno pensare che ci possa essere altro sotto. In questi casi, l'Agenzia può chiedere tutti i dati sul conto corrente di una persona. In questa prima fase tutti i versamenti ricevuti si considerano dei redditi non dichiarati, su cui si sarebbero dovute pagare le tasse. Sta al cittadino dimostrare che non è così.
Per questo, il Fisco parte chiedendo al contribuente il cosiddetto contraddittorio. Gli dà l'occasione di dimostrare che non c'è nulla di illecito e che quei soldi ricevuti dai parenti sono a norma. Qui torna molto, molto utile aver scritto delle causali chiare. Sarà necessario conservare l'estratto conto che contiene il bonifico, che riporta anche la causale.
Questa, insieme ad altri documenti del caso (come detto, può trattarsi di un contratto d'affitto, di un mutuo, di un atto di matrimonio…), può bastare a dimostrare che il motivo del pagamento era legittimo. Tanto più se vi si aggiunge anche un estratto conto della persona che ha effettuato il bonifico, per dimostrare che poteva permetterselo ed è compatibile con la sua situazione reddituale.
Cosa fare per i prestiti di soldi a un parente
Una questione a parte sono i prestiti, soprattutto di somme elevate. Questi possono arrivare quando magari non ci sono occasioni specifiche, ma semplicemente la persona che riceve i soldi è in un momento di bisogno o di difficoltà. Se nella causale si scrive che il bonifico è un "prestito", però, è sempre meglio stilare anche un altro documento: una scrittura privata.
Non è necessario andare da un notaio. Basta un atto scritto in modo chiaro, in cui si specifica la data, il motivo del prestito e i dati delle due persone coinvolte, che firmano. Importante: bisogna anche scrivere come il prestito sarà restituito. Non è assolutamente obbligatorio che ci sia un tasso di interesse. In questo caso, basta scrivere che si tratta di un prestito "infruttifero". Di fronte a un bonifico con una causale chiara, conti corrente che non mostrano anomalie e una scrittura privata che chiarisce i termini del prestito, l'Agenzia delle Entrate con tutta probabilità si considererà soddisfatta. Per questo, la scrittura va conservata bene per anni.
I bonifici all'estero
Un'ultima nota riguarda i bonifici inviati all'estero, che seguono regole leggermente diverse. I princìpi da seguire sono gli stessi: causale chiara, documenti in ordine e non si rischia nulla. Tuttavia, è bene sapere che per tutti i pagamenti all'estero che superano i 15mila euro le banche sono obbligate a fare una segnalazione all'Unità di informazione fiscale della Banca d'Italia. È una pratica legale automatica, che si applica soprattutto per evitare eventuali casi di riciclaggio di denaro.
In ogni caso, la segnalazione non significa che scatteranno in automatico dei controlli. Il cittadino non viene coinvolto, la pratica procede tra gli uffici delle banche e quelli del Fisco. Se non ci sono ulteriori motivi di sospetto, la segnalazione viene messa da parte e non c'è bisogno di altri accertamenti.