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Meloni dice di aver sospeso il decreto sul redditometro ma non spiega come

Al Festival dell’Economia Meloni è tornata sulla questione redditometro che negli scorsi giorni ha provocato numerose tensioni all’interno della sua maggioranza, ribadendo di aver sospeso il decreto varato dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Resta ancora da capire però come la premier sia intervenuta effettivamente sulla norma e con quali misure.
A cura di Giulia Casula
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In occasione del Festival dell'Economia a Trento, Giorgia Meloni è tornata su una questione che negli scorsi giorni ha mandato in tilt la maggioranza. "Il redditometro? C’è stata molto confusione. La norma dell’accertamento sintetico esiste da molti anni. Io non ho cambiato, idea: eravamo contrari e siamo contrari". La protesta degli alleati sul ripristino di uno degli strumenti di verifica a disposizione del Fisco aveva costretto la presidente del Consiglio ad annunciare di aver sospeso la norma varata dal viceministro dell'Economia Maurizio Leo.

"L'ho sospesa perché la voglio vedere meglio, ci vuole più tempo per guardare nel merito la questione e arrivare a una norma equilibrata che sia garanzia di lotta all'evasione e sia garanzia anche per il contribuente", ha detto Meloni. Al momento però non è chiaro come la premier sia intervenuta effettivamente sul decreto e con quale misura giuridica. Intanto da Palazzo Chigi confermano "la non applicazione" del provvedimento già pubblicato in Gazzetta Ufficiale. "Il Consiglio dei ministri, udita un'informativa del viceministro dell'Economia e delle finanze, Maurizio Leo, sul decreto ministeriale 7 maggio 2024 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 20 maggio 2024, ha confermato la non applicazione, allo stato, del decreto in questione", si legge in una nota.

Sul redditometro Meloni ha provato a fare chiarezza. "Nel nostro ordinamento finanziario esiste l'accertamento sintetico che consente all'amministrazione finanziaria di fare accertamenti sulla base di eventuali discrepanze tra il tenore di vita e il reddito. Questa norma ha bisogno di decreti di applicazione. Nel 2015 Renzi approva un provvedimento, poi nel 2018 il Conte I decide di abolire il redditometro di Renzi e annuncia un altro decreto che non è arrivato mai. Così oggi l'autorità può muoversi nell'ambito dell'accertamento sintetico con ampia libertà".

Da qui, secondo la ricostruzione della premier, l'intervento del viceministro Leo per "completare le norme che regolano l'accertamento". Un vuoto che per Meloni bisogna colmare per avere "un fisco che vada incontro ai cittadini in difficoltà e che sappia dialogare con i cittadini per dare una mano". Mentre restano ancora da capire le modalità con cui il governo intende agire sul redditometro, la presidente del Consiglio ha ribadito la necessità di una "norma che non dia poteri illimitati alle autorità. Perché una cosa è colpire casi oggettivamente intollerabili, come chi gira in Ferrari e si dichiara nullatenente, un'altra e diventare intrusiva con i cittadini onesti", ha aggiunto. "Un fisco giusto è quello che non vessa con regole assurde, che chiede di pagare il giusto e in tempi ragionevoli e la riforma fiscale che abbiamo avviato sta procedendo in tal senso".

Sul premierato Meloni dice: "Riforma necessaria, o la va o la spacca"

Con il premierato "rimettiamo il boccino delle decisioni in mano ai cittadini", ha dichiarato Meloni. "È una misura democratica ed economica perché la stabilità di un governo è una misura di rafforzamento delle opportunità di crescita della nazione". Per la premier quella che lei stessa ha definito "la madre di tutte le riforme" è necessaria.

"Non sono il tipo di persona che riesce a ripagare con la vanità le rinunce che deve fare per ricoprire questo incarico", ha continuato. "La mia vita si svolge così: mi alzo la mattina, cerco di risolvere problemi, e vado a dormire. Sto mediamente un'ora al giorno con mia figlia. Qualcuno pensa che io posso fare questo avendo come unico obiettivo quello di rimanere a fare questo? Per me vale la pena di fare questa vita se quando hai finito puoi guardare l'Italia e dire ne valeva la pena. Quindi o la va o la spacca: nessuno mi chieda di scaldare la sedia e stare qui a sopravvivere perché non sarei la persona giusta per ricoprire questo incarico", ha concluso.

Schlein risponde a Meloni: "Per quanto ancora scaricherà le responsabilità sui governi precedenti?"

Sul palco del Festival dell'Economia di Trento è salita anche la segretaria del Partito democratico Elly Schlein che ha avuto modo di rispondere ad alcune dichiarazioni fatte poco prima dalla premier. "È vero che in Italia i salari crescono meno di quanto non crescano in Francia, ma negli anni precedenti, prima del Covid, i salari diminuivano del 1,5% mentre in Germania aumentavano del 16% e in Francia del 9%. Sono fiera che in un anno e mezza siamo riusciti a far crescere i salari, perché è stata una scelta. Le poche risorse che avevamo le abbiamo messe su questo", aveva dichiarato Meloni. "A Schlein bisogna chiedere cosa pensa dei disastri che la sinistra ha portato sui salari negli anni in cui loro erano al governo.Noi stiamo lavorando per fare meglio, ma le lezioni da chi quando era al governo faceva diminuire i salari anche no"

La risposta della segretaria dem non si è fatta attendere. "Se la sinistra avesse fatto tutto bene una come me non avrebbe mai vinto le primarie del Pd. Ma chiedo io a lei, dopo 19 mesi di governo, per quanto tempo intende scaricare le responsabilità sui governi precedenti anziché assumersi le sue?", ha detto Schlein la quale è tornata a insistere sulla necessità di un salario minimo legale. "Se c'è un paese che ha bisogno del salario minimo è l'Italia La misura proposta con le altre opposizioni meritava considerazione da parte del governo", ha ribadito. "La proposta vuole rafforzare la contrattazione collettiva, fare fuori i contratti pirata. Sotto i 9 euro all'ora non e' lavoro ma sfruttamento".

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