La Giunta per le immunità parlamentari del Senato ha dato il via libera all‘autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini nel caso Gregoretti, in cui l'ex ministro dell'Interno è accusato di sequestro di persona. La Giunta ha accolto la richiesta votando contro la proposta del presidente Maurizio Gasparri (Forza Italia), la quale chiedeva di negare il permesso di mandare a processo il leader della Lega. Hanno respinto la proposta i senatori del Caroccio, agendo secondo quanto richiesto dallo stesso Salvini, mentre i 4 senatori di FI e quello di Fratelli d'Italia hanno votato a favore.

I rappresentanti della maggioranza, cioè i senatori del Partito democratico, del Movimento Cinque Stelle, di Italia Viva, ma anche del gruppo Misto, hanno invece deciso di non partecipare alla seduta: "Non ci presenteremo in Giunta in quanto la convocazione di oggi è frutto di gravi forzature sia del presidente Gasparri che della presidente Casellati. Siamo contrari all'utilizzo strumentale che il centrodestra sta cercando di fare delle istituzioni", hanno spiegato in una nota.

Che cosa succede ora

Il regolamento prevede che in caso di pareggio sia il ‘no' a prevalere, che è esattamente quanto successo, con il respingimento della proposta di Gasparri. Ma che cosa succede ora? Quanto accaduto in Giunta infatti, non è che il primo tempo della partita. Infatti, la palla passerà ora all'Aula, che si riunirà entro 60 giorni. Il Senato, ad ogni modo, non farà altro che prendere atto di quanto stabilito in Giunta, a meno che non venga presentato un ordine del giorno che chieda espressamente il voto.

Non è ancora chiaro quando avverrà il passaggio in Aula: sarà la capigruppo a stabilirlo, anche se già si parla del 17 febbraio come possibile data. In questa occasione Erika Stefani della Lega dovrà riferire il risultato dei lavori della Giunta: l'Aula si esprimerà solo se almeno 20 senatori decideranno di presentare un ordine del giorno che richieda di rivedere l'esito del voto del 20 gennaio. Se questo non verrà richiesto, si procederò trasmettendo al Tribunale di Catania il via libera a procedere contro l'ex ministro dell'Interno. I magistrati, una volta ricevuta quindi l'autorizzazione, avvieranno il processo contro Salvini per il caso Gregoretti, esaminando l'accusa secondo la quale il leader leghista lo scorso luglio avrebbe tenuto sotto sequestro i 131 migranti a bordo della nave della Guardia Costiera, ormeggiata di fronte alle coste siciliane, impedendo loro di sbarcare.

Come si è arrivati al voto in Giunta

La richiesta di poter processare Salvini era giunta in Senato lo scorso 18 dicembre. Il 3 gennaio erano poi cominciati i lavori in Giunta, per cui si è esaminata la richiesta di autorizzazione a procedere: in quello stesso giorno lo stesso Salvini ha presentato la propria memoria. Tecnicamente, la Giunta avrebbe dovuto pronunciarsi entro un mese, ma le tempistiche e la data del 20 gennaio sono state oggetto di scontro tra maggioranza e opposizione. Le forze politiche di governo, infatti, approfittando della sospensione dei lavori parlamentari in vista delle elezioni regionali, chiedevano di rinviare la decisioni dopo le urne, temendo che Salvini potesse strumentalizzare la vicenda a suo favore durante la campagna elettorale. Lo stesso Salvini ha però chiesto di essere processato, assicurando che la Lega voterà allo stesso modo anche in Aula.

Il dibattito è cominciato circa una settimana fa, quando i senatori della maggioranza hanno abbandonato la riunione in corso della Giunta parlando di un "colpo di mano" e affermando che si sarebbe approfittato dell'assenza di due senatori per prendere una decisione in merito alla data del verdetto, già oggetto di polemiche. Infatti le forze di governo infatti avevano chiesto un rinvio del voto a dopo le elezioni regionali, vista anche la sospensione dei lavori nel Parlamento, e temendo una strumentalizzazione della vicenda da parte della Lega.

La Giunta per il regolamento è stata quindi chiamata a prendere una decisione in merito: infine si è approvato l'ordine del giorno del centrodestra che chiedeva di mantenere il 20 gennaio come data in cui la Giunta potesse esprimersi. Anche la presidente del Senato, Elisabetta Casellati ha partecipato alla votazione, un'azione decisiva per la ratifica della richiesta dell'opposizione. Nella Giunta infatti, le parti sono 6 a 6: un equilibrio che Casellati ha sconvolto decidendo di aderire alla votazione, aprendo la strada ad un'altra tornata di polemiche.