È arrivato il verdetto della Giunta per le immunità parlamentari del Senato, chiamata a votare oggi, lunedì 20 gennaio, in merito all'autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini sul caso Gregoretti, in cui l'ex ministro dell'Interno è accusato di sequestro di persona: ok al processo per l'ex ministro dell'Interno. La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro dell'Interno. Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI. In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i "no".

La Lega, rispettando la richiesta avanzata da Matteo Salvini, ha confermato quindi il sì al processo: "La maggioranza non solo vuole processare Salvini, ma pretende anche di decidere come e quando. Se la maggioranza pensa davvero che Salvini sia un sequestratore, l'ex ministro andrebbe fermato subito. La melina di Pd, 5S e Iv dimostra che è solo una vergognosa sceneggiata per colpire il leader della Lega. La vera sentenza sarà emessa dagli elettori di Calabria ed Emilia-Romagna, e per smascherare l'ipocrisia della maggioranza voteremo sì al processo", ha spiegato Erika Stefani, a nome dei componenti leghisti della Giunta.

La maggioranza ha disertato i lavori della Giunta

Ma in Giunta era presente solo il centrodestra: i 10 membri della maggioranza, compresi due del Misto, hanno deciso di non partecipare alla riunione né al voto. Nonostante le defezioni la seduta era comunque legittima. Il numero legale per la validità della riunione è infatti di 8 senatori, e in questo caso erano presenti le opposizioni, in tutto 10 senatori: 5 della Lega, quattro di Forza Italia e uno di Fratelli d'Italia. Assente invece per malattia il senatore del gruppo delle Autonomie, Durnwalder.

I capigruppo delle forze di maggioranza si sono incontrati in Senato qualche ora prima del voto per decidere la linea comune da tenere. Fino all'ultimo momento non era infatti chiaro se Partito democratico, Movimento Cinque Stelle, Italia Viva e Liberi e Uguali avessero intenzione di partecipare al voto. "Non ci presenteremo in Giunta in quanto la convocazione di oggi è frutto di gravi forzature sia del presidente Gasparri che della presidente Casellati. Non ci presenteremo anche perché non sono state accolte le richieste di approfondimenti istruttori avanzate in Giunta. Siamo contrari all'utilizzo strumentale che il centrodestra sta cercando di fare delle istituzioni", hanno scritto in una nota congiunta, i capigruppo e i componenti della Giunta delle immunità della maggioranza al Senato.

"Abbiamo deciso in modo unitario che non parteciperemo alla Giunta oggi, riteniamo essenziale esser insieme e deliberare in modo unitario", ha spiegato il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci uscendo dalla riunione di maggioranza sul caso Gregoretti. "Questa giunta é illegittima, non ci doveva essere – ha spiegato elencando i motivi della decisione – e il presidente Gasparri non é disponibile a dare il materiale necessario per deliberare in scienza e coscienza. Non sarebbe una pagliacciata".

"Avremmo voluto che questa Giunta valutasse la carte e studiasse le ragioni per cui mandare a processo o meno un ex ministro. Invece, Salvini è interessato solo alla campagna elettorale per le prossime regionali e non gli consentiremo di fare il Gabriele Paolini della situazione, vuole soltanto apparire e stare a giocare all'eroe processato dalla sinistra o addirittura dai suoi colleghi di partito. Questa messa in scena non ci interessa, per cui non parteciperemo come gruppo alla Giunta di oggi", ha detto il capogruppo di Italia viva Davide Faraone uscendo dalla riunione di maggioranza sul caso Gregoretti.

La Giunta per il regolamento del Senato aveva concesso una deroga ai 30 giorni, che scadevano venerdì 17 gennaio, entro i quali il Tribunale dei ministri di Catania aveva chiesto che avvenisse il voto dei parlamentari. E così si è svolto oggi il voto sulla relazione che verrà votata il prossimo 17 febbraio dall'Aula, che avrà quindi l'ultima parola sull'eventuale processo a Salvini per il mancato sbarco di oltre 100 migranti, lo scorso luglio.

Il voto arriva dopo una settimana di polemiche. Queste si sono in un primo momento concentrate sulla data della votazione e sui timori della maggioranza di una strumentalizzazione politica della vicenda da parte della Lega in vista delle elezioni regionali; poi sull'intervento della presidente del Senato, Elisabetta Casellati, la cui presa di posizione sulla deroga ai 30 giorni è stata decisiva, ed è stata giudicata di parte.

Le polemiche sulle tempistiche del voto

La questione del voto è finita al centro del dibattito politico esattamente una settimana fa, quando i senatori della maggioranza hanno abbandonato la riunione in corso della Giunta parlando di un "colpo di mano" e affermando che si sarebbe approfittato dell'assenza di due senatori, Pietro Grasso di Liberi e Uguali e Mario Giarrusso del Movimento Cinque Stelle, impegnati in una missione istituzionale, per prendere una decisione in merito alle tempistiche sul voto di autorizzazione a procedere contro Salvini.

Tempistiche su cui già si scontravano i parlamentari di maggioranza e opposizione: le forze di governo infatti avevano chiesto un rinvio del voto a dopo le elezioni regionali, vista anche la chiusura dei lavori nel Parlamento, temendo che la Lega potesse utilizzare la vicenda a scopo di propaganda elettorale. Il presidente della Giunta e relatore, Maurizio Gasparri, aveva criticato la decisione di sospendere i lavori parlamentari per le elezioni, affermando che un organismo di natura giurisdizionale non dovrebbe adeguarsi al calendario parlamentare: Gasparri aveva quindi proposto che il verdetto rimanesse programmato per il 20 gennaio. Proposta che alla fine è stata accolta in una votazione controversa.

Le polemiche sulla posizione di Casellati

La decisione se mantenere o meno il 20 gennaio come data per la votazione è infatti stata presa dalla Giunta per il regolamento, che ha approvato l'ordine del giorno del centrodestra. Anche la presidente del Senato ha partecipato alla votazione, un'azione decisiva per la ratifica della richiesta di Gasparri. Nella Giunta infatti, le parti sono 6 a 6: un equilibrio che Casellati ha sconvolto decidendo di aderire alla votazione.

Subito sono piovute le critiche sulla contro la posizione di Casellati, giudicata illegittima dalla maggioranza. "Da oggi è certificato, dai suoi atteggiamenti e dalla sua volontà di esprimersi che la presidente del Senato non è più super partes e ha deciso di entrare, per motivi suoi che riteniamo non sufficienti, pesantemente nell'agone politico diventando un presidente Senato di parte. La presidente ha gettato la maschera, ha fatto un colpo di mano. La consideriamo una situazione gravissima per il Paese. Siamo molto preoccupati per la democrazia", ha subito commentato il capogruppo dem a palazzo Madama, Andrea Marcucci. Che poi ha affermato ai microfoni di Fanpage.it: "La seconda carica dello Stato ha consentito con il suo voto di approvare un ordine del giorno tecnicamente illegale. Ovvero si consente alla Giunta delle elezioni di votare sulla Gregoretti superati i 30 giorni perentori in cui era legittimo farlo. Per questo la seduta del 20 gennaio è tecnicamente non possibile".

Da parte sua, la presidente Casellati ha respinto "con forza ogni ricostruzione dei fatti che in qualche modo possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente, perché non si può essere terzi solo quando si soddisfano le ragioni della maggioranza e non esserlo più quando si assumono decisioni che riguardano il corretto funzionamento del Senato". In una nota, si evidenziava in conclusione, che Casellati "solo ed esclusivamente per contemperare diverse previsioni del regolamento altrimenti confliggenti tra loro (artt. 29 e 135 bis) si è espressa a favore di una proposta avanzata da un singolo componente della Giunta, al fine di garantire la mera funzionalità degli organi del Senato".

Le dichiarazioni di Salvini sul caso Gregoretti

"Se lunedì, come pare, perché i numeri ce li hanno a favore, Pd, Renzi e 5 Stelle decideranno che devo esser processato, andrò in quel tribunale a testa alta sicuro di rappresentare la maggioranza del popolo italiano", aveva commentato Salvini alla notizia della conferma del voto per oggi, 20 gennaio. Ieri invece, il segretario del Carroccio ha chiesto ai parlamentari leghisti di votare a favore dell'autorizzazione a procedere nei suoi confronti. "Ci ho ragionato ieri e stanotte e sono arrivato a una decisione, che ormai è diventata una barzelletta che va avanti da anni, e ho deciso che domani chiederò a chi deve votare, quindi anche ai senatori della Lega, di farmi un favore. Votate per mandarmi a processo e la chiariamo una volta per tutte. Portami in Tribunale e sarà un processo contro il popolo italiano, e ci portino tutti in Tribunale", ha affermato Salvini durante una diretta Facebook.

Dicendo di essere pronto ad andare a processo, per poter finalmente stabilire "una volta per tutte se difendere i confini dell'Italia, la sicurezza e l'onore dell'Italia è un crimine oppure un dovere di un buon ministro", l'ex ministro dell'Interno ha quindi ripetuto che sarà necessario un tribunale molto grande, in modo da poter contenere i milioni di italiani che sono al suo fianco. "Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto", ha infine detto stamattina Salvini, a margine di un comizio della Lega a Comacchio per la campagna elettorale in Emilia Romagna.