Carburanti, il piano del governo per abbassare di nuovo il prezzo del diesel: si va verso le accise mobili
A partire da ieri, 6 ottobre, avrebbe dovuto prendere il via il meccanismo delle accise mobili sui carburanti. Questa era la promessa del governo Meloni, fatta dalla presidente in Consiglio in persona nella conferenza stampa in cui aveva annunciato la sospensione del bollo auto. Arrivati al dunque, invece, il decreto necessario non è arrivato. Risalite le accise, però, si è alzato di 6,1 centesimi anche il tetto al prezzo fissato da ENI per il gasolio. Così, ora, il governo ragiona su come correre ai ripari per evitare un contraccolpo nei consensi. Stando ai retroscena, l'ipotesi più quotata in queste ore è proprio quella di ricorrere alle accise mobili come era previsto.
Perché il prezzo del gasolio è tornato a salire
A metà settembre, Giorgia Meloni aveva chiarito la tabella di marcia: il taglio delle accise sul gasolio resta, pur ridotto gradualmente a 6,1 centesimi al litro, fino al 5 ottobre; dal giorno successivo, via alle accise mobili. Le accise mobili permettono di abbassare le imposte sul carburante utilizzando il cosiddetto "extragettito" dell'Iva. Cioè, se per tutto settembre il diesel costa più del previsto, lo Stato incassa anche più Iva del previsto; e poi può decidere di usare quei soldi, a ottobre, per tagliare le accise e abbassare i prezzi. Il vantaggio è che per lo Stato i costi sono più contenuti, lo svantaggio per gli autisti è che non si può prevedere esattamente quanto varrà lo sconto.
A fine settembre, poi, è arrivato l'annuncio di ENI che avrebbe fissato volontariamente un tetto ai prezzi nei propri distributori: 2,19 euro al litro per il diesel e 1,99 euro per la benzina. A ruota, anche su spinta del governo, si sono unite all'iniziativa altre grandi compagnie (IP, Q8, Tamoil), che però non hanno stabilito dei tetti fissi ma si sono semplicemente impegnate ad applicare degli sconti.
A quel punto, i prezzi hanno iniziato a scendere. Poi però il 6 ottobre è arrivato e le accise mobili non sono partite, perché non è stato firmato il necessario decreto dei ministeri dell'Ambiente e dell'Economia. Non è chiaro se il governo ne fosse consapevole oppure no, ma questo ha causato, a catena, un rialzo nei distributori ENI. La multinazionale, infatti, aveva chiarito fin dall'inizio che il suo tetto ai prezzi era "correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore". Dunque, il costo del gasolio si è alzato di 6,1 centesimi e il tetto è salito a 2,25 euro al litro.
Per il momento, l'impatto sul prezzo medio nazionale del diesel è stato contenuto. Ieri si è alzato da 2,242 a 2,244 euro al litro, appena due millesimi. Ma nei prossimi giorni il rialzo è destinato a continuare, e soprattutto c'è il rischio di una figuraccia del governo (che aveva esultato per le riduzioni, e probabilmente sperava di non dover più intervenire direttamente sul caro carburanti) di fronte agli elettori.
Il piano del governo Meloni: accise mobili o un nuovo bonus
Così, l'esecutivo è corso ai ripari. Non solo sono riprese le interlocuzioni con le grandi compagnie petrolifere, per evitare che tutte tornino ad alzare i prezzi; ma si sta anche ragionando sull'idea di recuperare, a stretto giro, il meccanismo delle accise mobili. Ieri il viceministro dell'Economia lo ha ammesso: "Ci stiamo ragionando, non c'è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando". Il ministro dell'Ambiente, Pichetto Fratin, è stato meno deciso: "Vedremo, sono 6 centesimi, non so neanche se c'è già il gettito di settembre a portata di mano".
Quello è un passaggio fondamentale: se il governo sa quanta Iva "extra" ha incassato a settembre, sa anche di quanto può abbassare i prezzi a ottobre con le accise mobili. Per settembre, considerando che il gasolio ha toccato prezzi record, potrebbe essere un importo non insignificante. Una volta chiarito il numero, basterebbe un decreto dei due ministeri coinvolti, da varare in tempi rapidi e pubblicare in Gazzetta ufficiale. In questo modo, volendo, già da domani si potrebbe tornare alle accise mobili. Magari fino a novembre, per poi valutare nuovamente la situazione in base ai prezzi.
Insomma, l'opzione tecnica per intervenire c'è. Serve ora la decisione politica. Nella maggioranza la Lega da tempo insiste per usare i fondi a disposizione non tagliando le accise, ma introducendo un bonus rivolto solo ai più vulnerabili. E, seguendo le indicazioni delle istituzioni europee che chiedono di non varare misure a pioggia, c'è anche chi preferirebbe impiegare l'extragettito dell'Iva per un sostegno mirato ai più colpiti dal rincaro del gasolio, ovvero agricoltori, pescatori, trasportatori. O anche impiegare quella stessa somma in legge di bilancio, dove certamente ci sarà bisogno di tutte le risorse disponibili.