AfD vince in Germania, Benifei (PD): “No alleanze tra centro ed estrema destra, così fascisti presero potere”

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A cura di Luca Pons
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Brando Benifei, europarlamentare socialista del Pd, ha risposto alle domande di Fanpage.it sulla situazione in Germania dopo il successo di AFD in Sassonia-Anhalt. L’estrema destra, ha detto, vince quando “i partiti tradizionali cedono a compromessi troppo al ribasso pur di governare”. Ora bisogna chiudere a tutte le alleanze e “convergenze”, e anche in Italia serve che le forze progressiste si uniscano senza perdere tempo.
Intervista a Brando Benifei
Parlamentare europeo PD

In Germania, la vittoria di AFD in Sassonia-Anhalt potrebbe portare un governo regionale di estrema destra nel Paese per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale. In questi giorni si stanno definendo le alleanze per formare la guida del Land, ma resta in tutti i casi un risultato record per una forza politica che sembra lanciata verso il successo anche nel resto del Paese. Fanpage.it ha intervistato Brando Benifei, europarlamentare del Partito democratico, che fa parte del gruppo europeo dei Socialisti e democratici.

Il risultato di AFD ha lanciato un segnale netto, tanto più che l’affluenza alle urne è stata molto alta. Il cancelliere Merz ha detto di essere "scioccato", Angela Merkel che ha il "cuore spezzato". Anche se ciascuna elezione locale segue dinamiche diverse, secondo lei c’è un messaggio per il resto d’Europa in questa vittoria dell’estrema destra?

Ha perso una politica che sembra non dare alcuna speranza ai tanti e tante che l’hanno persa da tempo. I partiti tradizionali quando cedono a compromessi troppo al ribasso pur di governare poi spianano la strada a forze come l’AFD, che non propongono realmente soluzioni efficaci ma danno l’idea di ascoltare le persone e comprenderne le inquietudini individuando dei facili capri espiatori.

La lezione vale per tutta Europa, perché ovunque c'è il rischio che l’estrema destra appaia l’unica vera alternativa allo status quo, è una tendenza che è cresciuta ovunque.

AFD con il 44,5% non ha la maggioranza necessaria a governare da solo. Si guarda al 5% di BSW, altro partito ‘anti-sistema’, con posizione vicine alla Russia e contrarie ai migranti, mentre la CDU ha escluso l'alleanza, ad oggi. Pensa che il cordone sanitario contro l’estrema destra reggerà ancora, come ha tenuto alle ultime elezioni politiche in Germania?

Io credo che il cosiddetto “cordone sanitario” debba servire a escludere gli intolleranti e coloro che vogliono di fatto abbattere i sistemi democratici dalle responsabilità di governo. Io non dimentico che fascisti e nazisti hanno preso il potere inizialmente perché qualcuno ha aperto le porte ad accordi e alleanze.

Non ci può essere tolleranza per gli intolleranti e credo che il partito di Sahra Wagenknecht debba riflettere seriamente se aprire la strada a queste forze piuttosto che cercare una difficile convivenza con le forze progressiste. Io credo che questa faticosa strada sia migliore che l’arrendersi alla destra radicale in nome del sovvertimento dell’ordine costituito. È la sinistra che deve tornare a dare una speranza di cambiamento profondo a chi la sta cercando.

Anche al di là della Sassonia-Anhalt, il risultato mette in crisi il cancelliere Merz, che per ora ha escluso le dimissioni. Se si aprisse una crisi, potrebbe essere l’occasione per AFD di governare il Paese? C’è chi spera in una ‘melonizzazione’ di AFD: una forza di estrema destra che, una volta arrivata al governo, lascia indietro tutte le sue rivendicazioni più radicali. E in Europa avete denunciato più volte l’avvicinamento del PPE alla destra radicale.

Credo che siamo già arrivati al limite da questo punto di vista. Temo che con lo spostamento sempre più avanti della barra di ciò che appare accettabile finiremo diritti nella messa in discussione dei nostri valori fondamentali, quelli della Costituzione e della Carta Europa dei Diritti Fondamentali.

Perciò penso che si debbano contrastare queste forze apertamente, senza immaginare percorsi di conversione che non ritengo neppure desiderabili a questo punto.

Di fronte all’avanzata dell’estrema destra quale deve essere la risposta dei Socialisti? La Germania non è un caso isolato: in Francia Marine Le Pen ad oggi è favorita dai sondaggi per le elezioni del prossimo anno; nel Regno Unito il governo laburista è in difficoltà e Reform UK guadagna terreno; lo stesso succede in Spagna. Cosa non sta funzionando, nelle strategie della sinistra europea?

Serve che le persone tornino a pensare che di fronte a un mondo pieno di tensioni, guerre e pericoli veri o evocati, i progressisti possano dare una risposta credibile di protezione e di opportunità.

In Spagna Pedro Sanchez c'è riuscito bene e per un tempo significativo è riuscito a governare con un grande consenso. I suoi problemi di oggi non attengono alla impopolarità delle sue scelte politiche. Questo non vuol dire ignorare questioni su cui la destra ha costruito il suo consenso come la gestione dell’immigrazione o la sicurezza urbana, ma affrontarle con un approccio umano e pragmatico, rassicurando le persone. Anche su questo l’esperienza spagnola è molto interessante a mio avviso. Trovare un equilibrio senza rinnegare i valori democratici è possibile.

In Italia pensa che sia possibile vedere un scenario come quello della Sassonia-Anhalt, con l’estrema destra vicina a governare da sola? Il parallelismo più immediato è quello con Roberto Vannacci. Si dovrebbe votare il prossimo anno e per ora i sondaggi, in bilico, mostrano una crescita netta e continua dei vannacciani. Cosa bisogna fare per evitare il ‘peggio'?

Il destra-centro attualmente al governo dell’Italia è in confusione, dando alternativamente una valutazione molto positiva o molto negativa del risultato di AFD a seconda di quale leader di partito parla, da Tajani a Salvini.

In questa situazione di incertezza in cui si inserisce Vannacci le forze progressiste devono presentare un progetto alternativo e di cambiamento molto chiaro su punti chiave come gli stipendi, il costo della vita, le opportunità anche per chi vive fuori dai centri delle grandi città.

Soprattutto non possiamo passare mesi a discutere di regole delle primarie o se individuare un fantomatico federatore ma una volta che sarà approvata la legge elettorale – perché non ho dubbi che verrà approvata dalla maggioranza – dobbiamo procedere subito a lanciare un percorso e un progetto che parli al Paese, se necessario con le primarie di coalizione, senza dare l’idea di perdere altro tempo. Questo non possiamo proprio permettercelo.

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