Perché l’AfD rischia di non governare in Sassonia-Anhalt anche se ha stravinto le elezioni

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Con quasi il 45% dei consensi, l’AfD ha ottenuto una vittoria senza precedenti alle elezioni statali in Sassonia-Anhalt. Bloccata dai numeri del sistema parlamentare e dal cordone sanitario eretto dalle altre forze politiche, l’estrema destra rischia però di rimanere clamorosamente tagliata fuori dal governo della regione.

Quando le urne si sono chiuse in Sassonia-Anhalt, il verdetto ha avuto la forza di un vero e proprio terremoto politico, capace di far tremare non solo il parlamento regionale di Magdeburgo, ma anche i palazzi del potere a Berlino. L'Alternative für Deutschland (AfD) ha sbaragliato la concorrenza, sfiorando il 45 per cento dei consensi e (quasi) raddoppiando i risultati di quattro anni fa. A guidare questa cavalcata c'è Ulrich Siegmund, un trentacinquenne che ha saputo imporsi come abile comunicatore sui social media: un volto rassicurante, capace di catalizzare il malcontento, le paure e il senso di smarrimento di una regione che si sente economicamente marginalizzata. La storica Unione Cristiano-Democratica (Cdu) del governatore uscente è così crollata, così come sono sprofondati i socialdemocratici, i verdi e la sinistra tradizionale. Di fronte a un simile plebiscito, sembrerebbe ovvio immaginare Siegmund pronto a insediarsi come nuovo capo del governo regionale. La strada verso il potere, però, è tutt'altro che spianata. In una democrazia parlamentare, infatti, conquistare la maggioranza relativa delle preferenze non equivale ad assicurarsi l'esecutivo: ed è proprio contro questo argine, fatto di rigidi calcoli aritmetici e invalicabili veti politici, che il trionfo dell'AfD rischia oggi di infrangersi.

La legge dell'aritmetica parlamentare

Per capire il paradosso che sta vivendo l'AfD in queste ore, bisogna guardare ai numeri del parlamento regionale (il Landtag). L'assemblea della Sassonia-Anhalt è composta da 83 seggi. Per poter formare un governo stabile e, soprattutto, per eleggere il nuovo ministro-presidente (il governatore), serve la maggioranza assoluta dei voti in aula. La metà più uno di 83 è 42.

Nonostante l'enorme volume di consensi ottenuto, il sistema proporzionale ha assegnato all'AfD 39 seggi. Si tratta di una quota imponente, che consacra il partito come prima forza assoluta, ma che lo lascia drammaticamente a tre passi dal traguardo. Il resto dell'emiciclo, sommando le rappresentanze di tutte le altre forze politiche, conta 44 seggi. Senza una maggioranza autonoma, l'AfD non ha la forza numerica per approvare le leggi né per nominare il proprio leader. Ha disperatamente bisogno di un alleato o di una forza disposta all'astensione. Ed è proprio sulla ricerca di questi tre seggi mancanti che la fredda matematica delle urne va a impattare contro l'ostacolo ideologico più imponente della Germania contemporanea.

Il "Brandmauer" sotto pressione: la quarantena politica e le tentazioni locali

Per comprendere perché l'AfD si trovi bloccata nonostante la valanga di voti, bisogna partire da un concetto chiave della politica tedesca: il Brandmauer, letteralmente il "muro tagliafuoco". Non si tratta di una legge, ma di una ferrea consuetudine democratica. È l'impegno solenne, preso da tutti i partiti tradizionali (dal centrodestra della Cdu fino alla sinistra radicale), di mantenere l'estrema destra in una sorta di quarantena politica. La regola è semplice e, sulla carta, inderogabile: vietato formare maggioranze, stringere patti o anche solo concordare singoli voti con l'AfD, per evitare di legittimare una forza considerata pericolosa per le istituzioni. A livello nazionale, le segreterie dei partiti continuano a giurare che l'argine è fatto di cemento armato. Friedrich Merz, leader nazionale dei Cristiano-Democratici, ha ribadito categoricamente che i deputati della Cdu non faranno mai da stampella a Ulrich Siegmund, preferendo il blocco del parlamento a un patto con la destra radicale.

Eppure, dietro questa intransigenza ufficiale, si nasconde un rischio potenziale che terrorizza i vertici di partito: la paura che il muro possa sgretolarsi dall'interno. Questa preoccupazione non nasce dal nulla, ma da ciò che già accade nelle amministrazioni locali, lontano dai riflettori della grande politica. Negli ultimi anni, analisti e politologi hanno documentato centinaia di casi nei piccoli consigli comunali e provinciali in cui il tabù è stato clamorosamente violato. Di fronte a problemi concreti, come l'approvazione di un bilancio o la costruzione di un'opera pubblica, esponenti locali della Cdu, dei liberali e perfino dei partiti progressisti hanno unito i propri voti a quelli dell'AfD, aggirando le direttive imposte da Berlino in nome del pragmatismo.

È proprio questa permeabilità locale a rendere la situazione in Sassonia-Anhalt così esplosiva. Il crollo del "muro tagliafuoco" ai vertici di una regione non è ancora avvenuto, ma ora che Siegmund controlla quasi la metà del parlamento, la pressione sui singoli deputati degli altri schieramenti sarà enorme. Il timore delle segreterie nazionali è che qualche eletto, magari allettato da compromessi politici o mosso da convenienze tattiche, possa cedere alla tentazione di rompere la disciplina di partito, fornendo in segreto i voti o le astensioni che mancano all'AfD per prendere il potere.

Il paradosso di Sahra Wagenknecht

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Un manifesto della campagna elettorale di Sahra Wagenknecht, con la scritta "Il nostro Paese merita più equità"

Escludendo il centro e la sinistra storica, resta ora una sola variabile impazzita all'interno del nuovo parlamento: il BSW, ovvero l'Alleanza Sahra Wagenknecht. Si tratta di un partito nato da poco, fondato da una scissione della sinistra, che unisce politiche economiche di stampo socialista a posizioni molto dure sull'immigrazione e a un forte scetticismo verso il sostegno militare all'Ucraina. Con il 5 per cento dei voti, il BSW è riuscito a entrare in parlamento conquistando 5 preziosi seggi. Sommando i 39 seggi dell'AfD ai 5 del BSW, si arriverebbe a 44: una maggioranza assoluta perfetta. Non solo, a differenza degli altri partiti, la formazione della Wagenknecht non ha escluso a priori di poter dialogare con la destra su singoli temi. Tuttavia, un accordo formale di governo è un'altra storia. Il BSW ha infatti dettato una condizione chiarissima durante la campagna elettorale: sarebbe disposto a tollerare un governo di destra solo se a guidarlo fosse una figura apartitica, un tecnico estraneo alle logiche di partito. Una richiesta assolutamente inaccettabile per l'AfD. Siegmund non ha infatti alcuna intenzione di cedere il passo a un tecnico anonimo; ritiene che il mandato popolare gli conferisca il pieno diritto di governare in prima persona. Insomma, questa incompatibilità di fondo rischia di far saltare l'unico ponte possibile tra l'estrema destra e il resto del parlamento.

Uno stallo che guarda verso nuove elezioni

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I leader di Afd Alice Weidel e Tino Chrupalla con Ulrich Siegmund in conferenza stampa a Berlino.

Cosa succederà quindi ora? La costituzione della Sassonia-Anhalt non impone scadenze rigide e immediate per la formazione del nuovo esecutivo. Questo significa che la regione sta per entrare in una fase di estenuanti tatticismi e negoziati dietro le quinte. Se l'AfD non riuscirà a convincere il BSW a cambiare idea e ad appoggiarla, e se il cordone sanitario del centrodestra reggerà, il parlamento si ritroverà paralizzato. In una situazione di stallo, il governatore uscente della Cdu rimarrebbe in carica per gestire la normale amministrazione quotidiana. Ma si tratterebbe di una soluzione provvisoria. Se le posizioni resteranno inconciliabili e nessuno riuscirà a ottenere la fiducia dell'aula, l'unico epilogo possibile per sbloccare la situazione sarà sciogliere il parlamento e richiamare i cittadini alle urne. Un rischio, certo, ma anche una scommessa che l'AfD potrebbe essere disposta a correre, nella speranza di spazzare via gli avversari e conquistare, finalmente, quella maggioranza assoluta che oggi le sfugge per un soffio.

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