“Netanyahu fu avvisato degli attacchi del 7 ottobre ma non fece nulla”: l’inchiesta di Haaretz
Emergono nuove ombre su Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, accusato di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, che il 27 ottobre affronterà nuove elezioni nel suo Paese. Un'inchiesta pubblicata da Haaretz, quotidiano israeliano, ha rivelato che il primo ministro sarebbe stato avvisato degli attacchi del 7 ottobre con circa dieci giorni di anticipo. Sarebbe stato il presidente degli Emirati arabi, Mohamed bin Zayed, ad avvisarlo in una telefonata personale che Hamas stava preparando un attacco di proporzioni inedite. Netanyahu, però, l'avrebbe rassicurato che la situazione era sotto controllo e non avrebbe riportato la telefonata ai vertici dell'esercito né dei servizi segreti.
L'accusa è pesante, a un mese e mezzo dall'appuntamento alle urne. La gestione del 7 ottobre e i successivi massacri nella Striscia di Gaza sono diventati l'elemento centrale dell'operato di Netanyahu negli ultimi tre anni. Il primo ministro è stato contestato in passato per il modo in cui il suo governo si è mosso in occasione dell'attacco di Hamas, ma questa è la prima volta in cui si parla di un avvertimento diretto ricevuto da Netanyahu e tenuto nascosto ai vertici della Difesa. Dopo la pubblicazione dell'inchiesta, l'ufficio del premier israeliano ha detto che si tratta di una "assoluta menzogna".
La telefonata dello sceicco e il silenzio di Netanyahu
La telefonata sarebbe arrivata dallo sceicco Mohamed bin Zayed, presidente degli Emirati arabi uniti, dieci giorni prima dell'attacco. In quei giorni, la situazione era critica e bin Zayed aveva avuto da fonti di Hamas la conferma che Yahya Sinwar, il leader del movimento, stava preparando un attacco diretto e su ampia scala. Bin Zayed e Netanyahu avrebbero parlato per 45 minuti.
L'emiratino avrebbe avvisato l'israeliano che l'operazione di Hamas avrebbe potuto destabilizzare tutta la regione. Un consulente di bin Zayed ha rivelato al quotidiano: "L'emiro spiegò che Israele doveva prepararsi e consigliò di trovare una soluzione economica per la Striscia e calmare la Cisgiordania per evitare un'escalation". Netanyahu, però, avrebbe risposto con una certa calma, dicendo che su Gaza non c'era da preoccuparsi e che Israele si sarebbe concentrato sulla Cisgiordania.
Non solo: il primo ministro non avrebbe poi informato nessuno della telefonata. Non i vertici dello Shin Bet e del Mossad (i servizi di intelligence), né quelli dell'IDF (l'esercito). Nonostante in quei giorni fossero arrivati altri segnali preoccupanti da Hamas e anche a inizio ottobre ci fossero state delle riunioni tese, Netanyahu avrebbe tenuto per sé la chiamata dello sceicco emiratino.
I negoziati segreti con Hamas da inizio 2023
Il contesto in cui quella telefonata arrivò è importante. Haaretz lo ha ricostruito. Già da inizio 2023, quando il sesto governo di Netanyahu si era insediato da pochi mesi, erano iniziati dei contatti segreti tra Hamas e Israele. Inizialmente c'era ottimismo: nel giro di alcuni mesi sembrava che sulle questioni economiche l'accordo fosse vicino. Mancava solo quello sul rilascio di ostaggi israeliani in cambio di prigionieri palestinesi.
A fine agosto, anche su questo si era trovato un compromesso. Serviva il via libera formale della commissione ministeriale per gli ostaggi; questo avrebbe significato anche rendere noto al pubblico l'accordo. A quel punto, Netanyahu iniziò a prendere tempo e a rimandare, di settimana in settimana, la convocazione della commissione.
Nel frattempo, l'instabilità in Israele era aumentata. Oltre alle proteste di Gaza e agli attacchi in Cisgiordania, c'erano le mobilitazioni di massa contro la riforma della giustizia varata dal governo. Che sia stato per le esitazioni di Netanyahu o per la possibilità di colpire Israele, di fatto a inizio settembre Yahya Sinwar fermò tutte le comunicazioni per i negoziati. Aveva deciso che l'accordo non era più una strada percorribile e che era il momento di mettere in atto l'operazione militare preparata da anni. Prima, però, lanciò un ultimo avvertimento.
L'avvertimento di Sinwar: "Preparo un terremoto"
Stando a quanto ricostruito, Sinwar incontrò a settembre 2023 uno degli ufficiali di Fatah (organizzazione politica e paramilitare palestinese) che aveva partecipato ai negoziati perché in buoni rapporti con lo Shin Bet. Gli disse di far sapere agli israeliani che, se l'accordo non fosse andato avanti, ci sarebbe stata una "grande sorpresa", uno "zilzal", ovvero un "terremoto". L'ufficiale condivise questa informazione con un suo amico intimo, un palestinese che aveva emigrato da Gaza ad Abu Dhabi e che ora era consulente dello sceicco bin Zayed.
Per qualche giorno, non avendo ulteriori conferme, lo sceicco rimase in attesa. Poi l'ufficiale di Fatah incontrò nuovamente Sinwar, a metà settembre. "Dì agli israeliani che sto preparando la madre di tutte le sorprese. Un'operazione terrificante. Qualcosa di straordinario". E nuovamente usò la parola "zilzal", considerata sostanzialmente come un modo per indicare "guerra".
Ancora una volta la conversazione arrivò a bin Zayed, e anche a Israele. Il 15 settembre, l'ufficiale di Fatah avvisò lo Shin Bet. Da questo allarme venne una riunione urgente dei vertici militari e di intelligence israeliani, con Netanyahu presente. In quell'incontro non si prese alcuna decisione operativa, anche perché non era chiaro quale fosse la minaccia. Netanyahu rinviò tutte le proposte, chiedendo di "formulare dei piani" e che poi lui li avrebbe valutati.
Vedendo che Israele non reagiva, lo sceicco bin Zayed si mosse in prima persona. Rompendo con la prassi diplomatica, che prevedeva un passaggio tramite l'ambasciata emiratina, telefonò direttamente a Netanyahu. Alla fine di settembre, i due parlarono per 45 minuti, secondo quanto raccontato da Haaretz.
Come detto, però, il premier israeliano non considerò quell'avvertimento urgente. Non ne diede notizia ai suoi ufficiali e continuò a rinviare le proposte per prevenire un eventuale attacco di Hamas. Alcuni esponenti dell'intelligence israeliana, mantenendo l'anonimato, hanno confermato che se avessero saputo della telefonata dello sceicco, in quei giorni, forse avrebbero avuto più elementi per comprendere l'emergenza e individuare il tipo di minaccia.
Ma così non fu. Circa dieci giorni dopo, il 7 ottobre, l'attacco di Hamas scattò alle 6.29 di mattina. Il governo non si sarebbe riunito fino all 14.45. Nei giorni successivi, Netanyahu avrebbe ignorato tutte le proposte di liberazione degli ostaggi civili (under 18 e over 50) arrivate da Hamas. Inizialmente, l'organizzazione aveva proposto di liberarli tutti (mantenendo i militari e i civili in età da servizio militare) in cambio della nomina di un mediatore in tempi rapidi, per iniziare a trattare sulle altre questioni. Ma il governo di Netanyahu decise di tirare dritto, iniziando i massacri indiscriminati nella Striscia. Ci sarebbero voluti oltre due anni per completare la liberazione degli ostaggi, con la morte – secondo la maggior parte delle stime – di circa 70mila civili a Gaza.