Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Cisgiordania, israeliani demoliscono il villaggio di Al Tuban: “Tutto raso al suolo, ma i palestinesi resistono”

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Villaggio palestinese di Al Tuban, Cisgiordania
Le ruspe israeliane hanno raso al suolo l’intero villaggio palestinese nella regione della Massafer Yatta in Cisgiordania. E’ il sessantaseiesimo villaggio demolito dal 7 ottobre 2023. La testimonianza: “Gli abitanti si sono accampati in un tendone, non lasceranno il villaggio”

Nella giornata di ieri, 2 settembre, le autorità israeliane hanno portato a compimento la demolizione dell'intero villaggio palestinese di Al Tuban, nel sud della Cisgiordania nella regione della Massafer Yatta. Le ruspe, protette dai militari, hanno demolito tutto, dalle case alle infrastrutture di luce e acqua, cancellando di fatto in poche ore il villaggio. Si tratta di uno dei più gravi attacchi ai villaggi palestinesi commessi in questa estate, caratterizzata da continue azioni violente commesse dai coloni contro i villaggi palestinesi, e da demolizioni ordinate dalle autorità israeliane. Quasi 100 persone sono rimaste senza casa ed il villaggio è stato reso inabitabile, si tratta del 66esimo villaggio sfollato con la forza delle autorità israeliane dopo il 7 ottobre.

"Hanno costruito un tendone sulle macerie, non andranno via"

Le ruspe hanno buttato giù tutto in poche ore, scortati dai militari dell'esercito. Il villaggio di Al Tuban in Massafer Yatta si trova a ridosso della "firing zone 918" un territorio dichiarato zona militare dall'esercito israeliano e su cui sono stati emessi ordini di demolizione per tutti i villaggi palestinesi che si trovano nella zona, i quali persistono alla dichiarazione di zona militare. Sono 21 le case che sono state demolite, ma gli israeliani hanno distrutto anche tutti i campi agricoli, i recinti per gli ovini, le condutture dell'acqua, i cavi elettrici, i servizi igienici. Sono oltre 70 le persone sfollate da Al Tuban tra cui 28 bambini che non hanno più una casa. Sul posto anche gli attivisti italiani di Mediterranea Saving Humans che è attiva in Cisgiordania dal 2024 a protezione della popolazione civile palestinese.

"Siamo arrivati poche ore dopo delle demolizioni – ci dice Aida, attivista italiana di Mediterranea presente in Massafer Yatta – le persone erano prese dalla disperazione e raccoglievano quel poco che era loro rimasto. Sono riuscite a recuperare ben poco dalle macerie, se non i materassi che erano riusciti a salvare prima che le ruspe demolissero. Non c'è cibo e tutte le taniche di acqua sono state distrutte dagli israeliani". Ma nonostante la disperazione la comunità non si è arresa: "Hanno creato una specie di tendone al centro del villaggio sopra le macerie – ci spiega l'attivista italiana – e lì hanno tenuto una grande assemblea. In poche ore sono arrivate le delegazioni degli altri villaggi palestinesi della zona, per portare solidarietà e conforto. Ed alla sera l'atmosfera era decisamente diversa, i palestinesi non abbandoneranno Al Tuban, anche se è ridotta in macerie".

Una "Nakba continua" come l'ha definita Sami Hureini, leader di Youth of Sumud il collettivo non violento palestinese che da anni lotta nella Massafer Yatta contro l'occupazione israeliana. L'accelerazione delle demolizioni segue di pari passo gli assalti armati che si stanno moltiplicando in tutta la Cisgiordania, come quello a l villaggio di Qusra nel nord della West Bank, di qualche settimana fa. Nel 2025 sono stati 9 i villaggi colpiti dalle demolizioni di case palestinesi nella sola regione della Massafer Yatta come riporta il rapporto di Mediterranea Saving Humans che denuncia le politiche di occupazione israeliana nella regione.

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Immagine di Al Tuban ridotta in macerie

Quasi 5.000 palestinesi rimasti senza casa per le demolizioni

Il villaggio di Al Tuban è la 66esima comunità palestinese sfollata con la forza da dopo il 7 ottobre dalle autorità israeliane, mentre altri 18 villaggi sono stati parzialmente sfollati. Le immagini di alcune di queste azioni di pulizia etnica sono state riportate da Fanpage.it, come il caso del villaggio di Khallet at Daba e il progressivo sfollamento del villaggio di Um Al Khair. "Israele continua a cancellare le comunità palestinesi a un ritmo sempre più serrato, nell'ambito della pulizia etnica che sta attuando in Cisgiordania" commenta Yuli Novak, direttrice di B'Tselem, ong israeliana, in una nota. "Il mondo continua a restare a guardare mentre i palestinesi e le loro vite vengono lasciati completamente esposti alla violenza israeliana" è la denuncia di Novak. Secondo i dati di B'Tselem, nell'ambito dello sfollamento forzato e violento dei villaggi palestinesi, 4.931 persone sono state sfollate con la forza dalle loro case, e tra essi 2.339 tra bambini e adolescenti. I numeri delle politiche di occupazione del governo Netanyahu fanno rabbrividire.

Il silenzio internazionale si unisce alla rivendicazione esplicita delle azioni di pulizia etnica da parte del governo israeliano, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo 27 ottobre. Il Ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir, nella giornata di ieri ha pubblicato un video a fumetti dove si raffigura come un "eroe del popolo ebraico" rivendicando pienamente tutte le azioni commesse in questi anni. Nel video, pubblicato sul profilo ufficiale del partito Potere Ebraico, Ben Gvir rivendica l'approvazione della pena di morte per i palestinesi, la demolizione dei villaggi in Cisgiordania, la distribuzione di 300 mila armi ai coloni e la concessione, sempre ai coloni, di poteri di polizia, come la possibilità di effettuare posti di blocco e controllare i documenti. Mentre il mondo assiste silenzioso ad una spirale di violenza senza fine che sembra voler cancellare i palestinesi dalla Palestina, i politici israeliani rivendicano pienamente le loro azioni.

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