Israele sequestra la scuola Unrwa a Qalandia, Ben Gvir al posto del direttore: “L’Agenzia non esisterà più”
È seduto al posto del direttore il ministro della sicurezza Itamar Ben Gvir, mentre celebra l’occupazione militare dell’istituto scolastico dell’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi) di Qalandia.
“Questa dove sono seduto”, dice il ministro in un video postato sui suoi social media, “era la stanza del direttore dell'UNRWA, il direttore si sedeva qui, dirigeva, e grazie a Dio durante il mio mandato non ci sarà più nessuna UNRWA, nessuna direzione. Loro non saranno più qui!”.
A distanza di 24 ore da quel video i soldati israeliani prendono il controllo di tutto il compound, i bambini del campo corrono e gli lanciano pietre, i soldati rispondono con i lacrimogeni. Ogni tanto si sentono degli spari ma non si capisce da dove provengano. Intanto è impossibile entrare o uscire dall’edificio. L’istituto scolastico UNRWA di Qalandia, lo stesso edificio che avevamo visitato lo scorso gennaio poco dopo che Israele gli aveva tagliato acqua e luce, è completamente blindato.
“Ieri mattina, verso le 9:45, le forze di sicurezza israeliane sono entrate con la forza, si sono introdotte nel Centro di Formazione di Qalandia. Erano una settantina, per lo più agenti di polizia con almeno quattro veicoli blindati e un autobus. In quel momento c'erano circa 20 membri del personale sul posto e avevamo delle attività in programma: erano in corso le iscrizioni per il nuovo anno scolastico, poi era previsto un evento di sensibilizzazione sul cancro al seno organizzato dalla Mezzaluna Rossa oltre ad alcune attività di formazione della Protezione Civile palestinese. Tutto è stato annullato. Il nuovo anno scolastico, come sai, dovrebbe iniziare la prossima settimana, si stavano tutti preparando. Sono stati temporaneamente trattenuti, il nostro personale perquisito in modo molto aggressivo, e solo dopo ore rilasciato”, racconta a Fanpage.it il presidente generale dell’UNRWA, Ronald Friedrich, in collegamento telefonico dall’Italia. Friedrich, infatti, è stato dichiarato “persona non gradita” da Israele e, come a tutti gli altri funzionari Unrwa, gli è stato negato il visto di entrata nel Paese.
“Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano è entrato nel complesso, ha tenuto dei discorsi, ha avuto un comportamento molto aggressivo nei confronti di alcuni membri del nostro personale ed è da allora che non abbiamo più il controllo della struttura. Le forze di sicurezza israeliane sono rimaste sul posto. C'è anche personale della municipalità di Gerusalemme che sta eseguendo dei lavori ma noi non abbiamo accesso al complesso. È stato di fatto sequestrato”, continua il direttore.
Il centro è stato fondato nel 1953 dall'UNRWA per i profughi di tutta la Palestina storica, oggi qui vengono profughi da tutti i campi della Cisgiordania occupata a imparare un mestiere.
Questa scuola, unica nel suo genere in Cisgiordania, forniva formazione professionale a giovani profughi palestinesi dai 15 ai 19 anni. La scuola offriva 16 specializzazioni suddivise in tre dipartimenti, ma ciò che la rendeva unica era la presenza, al suo interno, di un convitto con una capacità di 300 posti, un ristorante che offriva tre pasti giornalieri, un infermiere sempre presente nell’edificio e un consulente per gli studenti. I ragazzi potevano quindi vivere all’interno della struttura senza fare avanti e indietro dai campi, spesso molto difficili da raggiungere a causa dei numerosi checkpoint. Inoltre una volta diplomati gli studenti venivano seguiti dall'unità di orientamento professionale che li accompagnava durante l'inserimento nel mondo del lavoro.
Secondo il diritto internazionale la struttura si trova in territorio occupato. Ma l'area in sé è stata annessa da Israele nel 1967; annessione che non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale. Allo stesso tempo, si trova sul lato orientale del muro di separazione. Quindi, in pratica, è tra l'estremità più a nord di ciò che Israele considera la municipalità di Gerusalemme e il campo profughi di Qalandia, che è effettivamente Area C. Il Centro di Formazione, quindi, rientra in ciò che Israele considera parte del proprio territorio.
“È importante sottolineare”, continua il professor Friedrich, “che noi abbiamo il mandato dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di fornire servizi pubblici ai rifugiati palestinesi. In tutta la Cisgiordania assistiamo più di 1 milione di persone e continuiamo il nostro lavoro nel resto della regione in condizioni sempre più difficili, soprattutto per il nostro personale locale. Lavorano in circostanze molto complesse e sono molto orgoglioso di ciò che fanno e dell'impegno che dimostrano, perché la situazione generale in Cisgiordania sta andando in una direzione davvero pessima. Questo è un lavoro importante che deve continuare, e continuerà a prescindere da quanto accaduto ieri. Ma per i nostri 340 studenti è un disastro: ora non hanno alcuna opportunità di essere trasferiti in un altro posto, perché non ce ne sono altri. Si trattava di una struttura unica”.
Ieri durante le operazioni dell’esercito si sono verificati degli scontri con i ragazzini del campo. Un video ritrae tre bambini lanciare delle pietre, poi uno viene colpito da un proiettile e il suo corpo trascinato via dagli altri due. “Ci sono stati effettivamente degli scontri tra i giovani della zona e le forze israeliane, le quali sparavano gas lacrimogeni dall'interno del complesso, come stanno facendo anche oggi. Ci sono stati anche spari nelle vicinanze, con un bambino rimasto ferito. In totale ci sono stati due feriti, un bambino e un'altra persona, nel tardo pomeriggio di ieri", spiega il direttore.
L’edificio intanto continua ad essere occupato mentre non si sono fermati gli scontri tra i giovani del campo e i militari israeliani. I funzionari UNRWA non hanno ricevuto alcuna informazione ufficiale ma di fatto sembrerebbe che l’edificio sia stato definitivamente sequestrato in concomitanza con l’inizio dell’anno scolastico.
“Ci tengo a precisare che ieri non è stata la prima volta che abbiamo subito ingressi non autorizzati da parte dei militari israeliani nel complesso. Dallo scorso maggio, per quattro volte le forze di sicurezza israeliane e il personale del comune sono entrati, interrompendo le attività e scattando foto, ma non ci è mai stato consegnato alcun documento. Ieri, l'unica cosa che ci è stata data è una notifica relativa ad una questione di ordine pubblico”, aggiunge il Direttore, “ma siamo molto chiari: si tratta di una struttura delle Nazioni Unite protetta diplomaticamente, che gode di privilegi e immunità e, oltre a questo, è l'unico centro di formazione professionale che abbiamo per 340 giovani ragazzi della Cisgiordania, i quali ora non hanno alcuna possibilità di completare la loro istruzione. E questo è inaccettabile”.
La speranza per l’UNRWA, le cui attività – dopo l’accusa di terrorismo e di rapporti con Hamas – sono state definitivamente vietate dentro Israele dal 30 gennaio 2025, è che un cambio di governo nel Paese possa modificare anche il rapporto di Israele nei confronti dell’agenzia dell’Onu.
“Prima dei recenti sviluppi avevamo relazioni costruttive e normali con il governo di Israele. In Cisgiordania ci siamo dagli anni Cinquanta, e il coordinamento con l'esercito israeliano è stato sempre abbastanza efficace. Abbiamo avuto il più grande team di coordinamento civile-militare in collaborazione con l'esercito israeliano per moltissimi anni. Siamo un'organizzazione enorme: abbiamo 4.500 dipendenti e offriamo servizi simili al settore pubblico, quindi funzionava tutto abbastanza bene. Questo fino a quando una legge israeliana, un anno e mezzo fa, ha proibito agli stessi israeliani di interagire con noi. Speriamo quindi che in futuro si possa tornare a una relazione pacifica e costruttiva tra quello che è uno Stato membro e un'agenzia delle Nazioni Unite”, conclude il Direttore.