L’esercito di Israele marchia i palestinesi con un numero sulla fronte e sulle braccia: “Ricorda periodi bui”
Cittadini palestinesi marchiati con un numero scritto sulla fronte e sulle braccia con un pennarello dai militari dell’esercito israeliano in Cisgiordania. È il nuovo inquietante caso, denunciato da più parti, che riaccende l’attenzione sulla condotta e le violenze dei soldati dell’Idf durante le operazioni di rastrellamento nei territori palestinesi.
Secondo i racconti, corredati dalle immagini, diversi cittadini della località di Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, sono stati marchiati con il numero 44 durante una operazione militare israeliana in zona. L’Idf ha ammesso le condotte sostenendo che i militari sono stati redarguiti.
“È così che si presenta la disumanizzazione: si cancella l'essere umano e lo si trasforma in un numero" ha dichiarato senza mezzi termini Ahmad Tibi, membro della Knesset e leader del partito arabo-israeliano, parlando di “un'immagine che ricorda periodi bui".
La pratica, ammessa poi anche dai vertici militari dei di Tel Aviv, è stata documenta dai media locali che hanno mostrato le immagini di alcuni palestinesi col numero 44 scritto col pennarello su fronte e braccia tra cui il giornalista Mahmoud Zakarneh. Secondo gli stessi residenti, i militari israeliani avrebbero picchiato decine di persone interrogandole sotto minaccia prima di marchiarle col pennarello.
L’Idf ha spiegato che i fermi sono scattati nell’ambito di una operazione di rastrellamento per rintracciare individui sospettati di pianificare attentati e ha riguardato oltre una cinquantina di edifici nel nord della Cisgiordania. Secondo i vertici militari, i soldati coinvolti hanno "contrassegnato i sospetti interrogati nell'ambito dell'operazione" per tenere traccia delle persone già controllate.
L’Idf ha spiegato che è una condotta non appropriata e che vi sarà un richiamo formale ai soldati autori del gesto senza specificare però quali provvedimenti saranno presi. In realtà non è la prima volta che simili comportamenti vengono messi in atto dall’esercito israeliano. Già nello scorso aprile alcuni soldati avevano scritto dei numeri sulle mani di donne palestinesi all'ingresso del campo profughi di Jenin, e anche in quel caso l’azione venne definita una "cattiva valutazione” con la promessa di provvedimenti.
In Cisgiordania ormai da settimane si assiste a una escalation di violenze dopo ripetuti blitz violenti di coloni israeliani volti a scacciare i palestinesi per recuperare insediamenti, il tutto sotto gli occhi dei militari che quasi mai intervengono. Il caso più eclatante vicino Nablus dove diverse famiglie palestinesi restano sotto assedio dei coloni che impediscono l'arrivo di cibo e acqua per costringere i residenti proprietarie delle abitazioni ad abbandonare le loro case.