Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

I coloni continuano l’assedio a due famiglie palestinesi in Cisgiordania: l’esercito interviene, ma poi si ritira

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A Ras al-Ain, vicino Nablus, in Cisgiordania, l’esercito ha tentato di sgomberare un avamposto di coloni dopo un ordine del tribunale, ma i coloni sono tornati. Due famiglie palestinesi restano sotto assedio.

Prosegue l'assedio di due famiglie nella zona montuosa di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania. I coloni nei giorni scorsi hanno tagliato i cavi elettrici alle abitazioni e costruito un avamposto dal quale impedire l'arrivo di cibo e acqua e costringere così le famiglie palestinesi proprietarie delle abitazioni ad abbandonare le loro case.

Questa mattina alle ore 7, dopo un assedio durato quasi quattro giorni, i 12 coloni hanno smontato la struttura dalla quale tenevano d'occhio l'ingresso e abbandonato l'occupazione, almeno per il momento. Come spiega l'organizzazione Popular Struggle Coordination Committee, avevano saputo che l'area era stata dichiarata "zona militare chiusa", significa che solo le famiglie proprietarie delle abitazioni potevano restare.

Poco dopo, infatti, sono giunti diversi veicoli dell'esercito israeliano che hanno tentato di far allontanare gli ultimi coloni rimasti. Al termine dell'operazione, tutti sembravano essersi ritirati, ma verso le 8.30 è iniziata l'opposizione dei coloni, fatta di violenza e lanci di pietre.

I coloni resistono all'intervento dei soldati senza conseguenze

La prima mossa dei coloni è stata quella di collocare delle rocce sulla strada che conduceva al loro avamposto, bloccando così il passaggio dei veicoli militari che tentavano di raggiungere il sito. Nel frattempo, altri tre veicoli militari sono giunti nella zona.

Sono quindi scoppiati scontri tra i coloni e l'esercito, con l'uso di granate, gas lacrimogeni e colluttazioni fisiche. Anche gli agenti della polizia hanno partecipato all'operazione provando a liberare la strada dai massi che ne ostruivano il passaggio. I coloni hanno tentato ripetutamente di forzare i cancelli delle abitazioni per accedere alla proprietà, ma sono stati bloccati dall'esercito.

Gli scontri sono durati circa due ore. Alla fine, tuttavia, l'unica conseguenza significativa per i coloni è stata la confisca di uno dei loro veicoli di piccole dimensioni da parte dell'esercito, avvenuta comunque non senza una forte resistenza fisica. A un certo punto, un colono ha persino strappato quello che l'organizzazione presume fosse il provvedimento del tribunale appena affisso da un soldato. Tutte azioni eseguite davanti ai militari senza subire alcuna ripercussione. Alla fine, i soldati hanno lasciato la zona, mentre la maggior parte dei coloni – un numero ancora più elevato del solito – ha fatto ritorno all'avamposto, esultando per la loro vittoria.

PSCC: "Attesa rappresaglia dei coloni nelle prossime ore"

"Sono riusciti a riorganizzarsi, molto probabilmente in vista di una rappresaglia che potrebbe verificarsi nelle prossime ore e comportare, potenzialmente, livelli ancora maggiori di aggressività e violenza – denuncia l'organizzazione palestinese – Al momento, alcune parti dell'avamposto rimangono di fronte alle abitazioni palestinesi, con decine di coloni che pattugliano l'area e continuano a impedire ai residenti di uscire o di raggiungere le proprie case".

E aggiungono: "Ciò dimostra ancora una volta che, anche in presenza di un ordine del tribunale in vigore, la capacità e la volontà dell'esercito di far rispettare efficacemente le misure contro i coloni illegali rimangono, nella migliore delle ipotesi, inadeguate e, nella peggiore, appaiono deliberatamente deboli".

Quanto avvenuto oggi è solo la punta dell'iceberg. Le famiglie di Youssef Hassan e Qusay Aburidi sono sotto assedio da parte dei coloni dal 9 agosto. Le forniture di acqua ed elettricità sono state interrotte ed è stato impedito loro di lasciare le proprie abitazioni e di ricevere cibo e acqua da chi tentava di raggiungerli.

Bloccata un'ambulanza che cercava di raggiungere le famiglie assediate

L'esercito ha impedito con la forza agli  attivisti di consegnare loro cibo e beni di prima necessità. Tra i sequestrati figurano anche due bambini piccoli, uno dei quali necessita di cure mediche. Due giorni fa è stato negato l'accesso persino a un'ambulanza il cui accesso era stato concordato, e due attivisti sono stati arrestati semplicemente perché la accompagnavano.

Ieri, 11 agosto, un mezzo che trasportava cibo è riuscito a raggiungere la casa e a consegnare i rifornimenti, scortando i bambini fuori dalla zona.

"Purtroppo, questa è diventata la realtà per molte famiglie palestinesi che vivono in Cisgiordania. È sempre più evidente una nuova strategia volta a logorare i residenti palestinesi fino a costringerli ad abbandonare le proprie abitazioni. Una situazione quasi identica si è già verificata a Jalud, dove una famiglia è rimasta sotto assedio per oltre due settimane, venendo progressivamente spinta ad abbandonare la casa; ciò ha permesso ai coloni di prendere il controllo della proprietà, precludendo alla famiglia qualsiasi possibilità di farvi ritorno"

La testimonianza: "Non lasceremo la nostra casa, seppelliteci qui"

L'organizzazione PSCC, attraverso Faz3a, il suo principale progetto, ha diffuso la testimonianza di Aisha Abu Rida, una delle palestinesi bloccate in casa dall'assedio dei coloni: "Al momento ci troviamo nella zona di Ras al-Ayn, nel villaggio di Qusra, a sud di Nablus. Siamo circondati dai coloni, ma siamo saldi, con l'aiuto di Dio. Non lasceremo la nostra casa qualunque cosa accada, nonostante il taglio dei cavi dell'elettricità e della rete idrica – spiega Aisha – Vogliamo rimanere saldi, nonostante i loro ripetuti attacchi che mirano ad allontanarci. Noi, se Dio vuole, rimarremo saldi e resteremo nelle nostre case, anche se dovessimo cadere come martiri".

E infine l'appello struggente: "Chiediamo di essere sepolti nella nostra casa affinché rimanga come testimonianza dei crimini dei coloni contro di noi e contro il nostro popolo palestinese".

Solo quest'anno, denuncia PSCC, oltre 2.300 palestinesi sono stati sfollati: "L'escalation è sempre più evidente in vista delle elezioni israeliane previste per il prossimo ottobre; un eventuale cambio di governo potrebbe tradursi in un minor sostegno politico ai coloni che mirano a impossessarsi di terre palestinesi".

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