Shernon Holding srl, la società che nell’agosto 2018 aveva acquistato Mercatone Uno, nota catena italiana della grande distribuzione di mobili, aveva accumulato un indebitamento complessivo di 90 milioni – riscontrato dal tribunale di Milano – maturato in nove mesi, con perdite gestionali fisse di cinque-sei milioni al mese, aggiunto "alla totale assenza di credito bancario e di fiducia da parte dei fornitori". Questo, secondo l'avvocato Marco Angelo Russo, curatore del fallimento Shernon, il motivo per cui non è stata ravvisata la possibilità di continuare l'attività imprenditoriale del Mercatone Uno.

I dipendenti lo hanno saputo solo ieri sera

Shernon Holding aveva acquisito i 55 punti vendita meno di un anno fa e circa un mese fa aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo, viste le istanze di fallimento presentate da alcuni fornitori, richiesta poi dichiarata inammissibile dal tribunale di Milano, proprio a causa dell'indebitamento. Secondo i sindacati di categoria, ai 1.800 dipendenti riassorbiti da Shernon Holding non sarebbe arrivata alcuna lettera di licenziamento o avviso ufficiale: avrebbero saputo della chiusura dei negozi solo ieri sera, 24 maggio, sui social network e dai responsabili delle varie filiali.

Problemi anche con la clientela di Mercatone Uno

“Non c'è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell'azienda", ha confermato Luca Chierici, segretario della Filcams di Reggio Emilia. "C'è un problema serio anche con la clientela: molta gente si è presentata stamattina nei punti vendita per ritirare merce sulla quale aveva già versato degli acconti nei giorni scorsi per migliaia di euro", continua Chierici, in presidio con i lavoratori della Mercatone Uno nel punto vendita di Rubiera. “In gioco non ci sono solo i 1.860 dipendenti del Gruppo, a cui mandiamo tutta la nostra solidarietà, ma anche tutti i dipendenti delle nostre aziende, un indotto che coinvolge in Italia quasi 10.000 persone", afferma William Beozzo, direttore dell'Associazione Fornitori Mercatone Uno.