Il processo per accertare le responsabilità della morte di  Alesha MacPhail, rapita, violentata e uccisa nel luglio scorso in Scozia, è arrivato ieri a una possibile svolta. Il ragazzo di 16 anni accusato del delitto si è difeso dichiarandosi innocente ed ha puntato il dito contro la fidanzata del padre della vittima. Quest'ultimo, ascoltato dai giudici, ha ricostruito i dettagli di quella maledetta sera del 2 luglio: ha raccontato di aver messo a letto la figlia Alesha intorno alle 23, poi di essere tornato nella sua stanza da letto dove ha visto un film porno insieme alla fidanzata. L'indomani mattina quando si è svegliato Robert MacPhail è andato nella camera della figlia, che non era però più nel suo letto. L'ha cercata negli armadi e dietro le tende credendo che stesse giocando, ma della bambina non c'era più nessuna traccia. Ai giudici ha anche detto di non avere nessuna idea di come potrebbe essere uscita dalla casa nel cuore della notte, né di chi possa essere entrato nella sua stanza.

Alesha MacPhail, sei anni, è scomparsa a Rothesay, nel sud della Scozia, il 2 luglio 2018, mentre era in compagnia del padre e dei nonni. Alcune ore più tardi il suo corpo è stato trovato in un hotel abbandonato sull’isola di Bute. Fin da subito i sospetti si sono riversati su un sedicenne che ora è sotto processo e verso cui ci sarebbero prove schiaccianti. Il delitto della bambina ha profondamente turbato l'opinione pubblica scozzese, che si interroga sulla possibilità che un adolescente possa aver commesso un delitto gravissimo. Il giovane ha scaricato le responsabilità sulla fidanzata del padre.