Una proposta di legge per aumentare i giorni di chiusura dei negozi nei giorni festivi e nelle domeniche. Ad avanzare il progetto di legge è il deputato del Movimento 5 Stelle e sottosegretario allo sviluppo economico, Davie Crippa. La pdl, in sostanza, è composta da due articoli e mira a smontare il decreto Monti sulle liberalizzazioni e a reintrodurre un tetto del 25% ai giorni festivi e alle domeniche nei quali sarà consentito aprire ogni tipo di esercizio commerciale.

"Le norme di liberalizzazione degli orari e delle aperture degli esercizi commerciali introdotte dapprima dall’ultimo Governo Berlusconi, in via sperimentale, con la manovra correttiva dell’agosto 2011 e successivamente confermate, in via definitiva, dal Governo Monti nell’ambito della « manovra Salva Italia » varata con il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, si sono rivelate fallimentari. Tali norme infatti sono state introdotte all’interno di un quadro anticrisi ma, dopo anni dalla loro entrata in vigore, possiamo senza dubbio affermare che non abbiano avuto gli effetti sperati, per il semplice fatto che, soprattutto in un periodo di recessione in cui la disponibilità economica delle famiglie e dei consumatori si riduce, come hanno ben potuto verificare gli stessi esercenti, non basta allungare gli orari dei negozi per aumentare il fatturato", si legge nella relazione allegata.

"L’aspetto problematico della questione, a cui questa proposta di legge intende porre riparo, non è tanto l’inefficacia delle misure sotto l’aspetto del sostegno all’economia, \quanto purtroppo il danno che si è creato sotto il profilo della conflittualità nella ripartizione della competenza sulla materia tra lo Stato e le regioni, con la presentazione di numerosi ricorsi finiti davanti alla Corte costituzionale, nonché sotto il profilo della tutela dei diritti dei lavoratori e, non da ultimo, sotto il profilo di un vero danno economico nei confronti dei piccoli commercianti, che hanno subìto sulla loro pelle gli effetti della disapplicazione dell’articolo 41 della Costituzione, il quale ha inteso moderare il principio di libera iniziativa economica con un dettato magistrale: ‘L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali'".

All'articolo 1 della proposta di legge si dispone "il rispetto degli orari di apertura e di chiusura, l’obbligo della chiusura domenicale e festiva, nonché quello della mezza giornata di chiusura infrasettimanale dell’esercizio, che svolge un’attività commerciale come individuata dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, ubicato nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte" e inoltre stabilisce che "le attività di somministrazione di alimenti e bevande non sono soggette ad alcun obbligo di chiusura domenicale o festiva" e infine che "il piano per la regolazione dei giorni di apertura di cui al comma 3 prevede per ogni comune l’apertura del 25 per cento degli esercizi commerciali per ciascun settore merceologico in ciascuna domenica o giorno festivo, comunque non oltre il massimo annuo di dodici giorni di apertura festiva per ciascun esercizio commerciale". 

L'articolo 2, invece, dispone l'istituzione di un Osservatorio sulle aperture domenicali e festive presso il ministero dello Sviluppo Economico. L'Osservatorio avrà il compito di verificare gli effetti della regolazione delle aperture domenicali e festive prevista dalle legge e sarà composto da dieci membri (quattro funzionari del Mise, due rappresentanti delle organizzazioni di categoria maggiormente rappresentative, due rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative e due rappresentanti delle organizzazioni dei consumatori maggiormente rappresentative". Tutti i membri non percepiranno compensi.

"Abbiamo analizzato la proposta di Legge che prevede un ritorno ad una regolamentazione con il massimo del 25% delle aperture domenicali e festive e dal progetto sono escluse le zone turistiche, ma su questo il Sottosegretario ha lasciato spazi d'intervento e invieremo al Ministero le nostre integrazioni. Abbiamo affrontato i temi della precarietà e dello sfruttamento e anche su questo il Ministero si è mostrato attento e ha dichiarato di voler rivedere il sistema ispettivo. Il nostro impegno Non si conclude oggi, ma prosegue al fianco dei milioni dei senza domeniche", ha dichiarato Francesco Iacovone, dell'esecutivo nazionale Cobas, commentando la pdl.