Niente schermi sotto i tre anni: proposta di legge per lo stop a smartphone e tablet nella prima infanzia

Basta smartphone, tablet e schermi per i bambini al di sotto i tre anni. La senatrice del Pd Simona Malpezzi, vicepresidente della Bicamerale Infanzia e Adolescenza, ha presentato due giorni fa in Senato un disegno di legge – sottoscritto da tutti i gruppi – che prevede disposizioni per la regolamentazione dell'esposizione ai dispositivi digitali nei bambini da zero a tre anni. La proposta potrebbe essere calendarizzato e assegnato a una commissione in tempi brevi.
L'idea è quella di introdurre linee guida nazionali sull'esposizione agli schermi dei bambini e bambine, una pratica considerata "estremamente dannosa" e da evitare nei primi anni di vita.
Il ddl, dal titolo ‘Disposizioni per la regolamentazione dell'espozione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età', pensato in collaborazione con la Società italiana di pediatria e con Terre des hommes, prevede anche linee guida nazionali per le fasce di età successive, informazione e sostegno alle famiglie, dedigitalizzazione dei servizi per l'infanzia e formazione dei professionisti.
"Dai 0 ai 36 mesi di vita non deve esserci esposizione agli schermi. Questo disegno di legge vuole aiutare le famiglie che non sanno il male che i device fanno ai bambini", ha spiegato la senatrice Pd e prima firmataria della proposta di legge.
"È un lavoro che aiuta i genitori anche prima della nascita del loro figlio – spiega ancora Malpezzi – con le ostetriche per agire già durante la gravidanza. Il disegno di legge mette al centro l'educazione e la formazione per non lasciare nessuno da solo. I genitori non vogliono il male dei loro figli, semplicemente non sanno che questi strumenti fanno male".
Un'indagine realizzata da Terre des Hommes Italia ha evidenziato che il 37% dei minori maltrattati lo sono "per la trascuratezza emotiva e fisica. Nella fascia 0-36 mesi esporre i bambini ai dispositivi elettronici può diventare una forma di trascuratezza. Bisogna dirlo in maniera ufficiale che questo comportamento è dannoso", ha spiegato Federica Giannotta, responsabile Advocacy di Tdh Italia.
Cosa dice la proposta di legge sullo stop ai device fino a i 3 anni
I pilastri su cui si fonda la proposta di legge sono alcuni pilastri: l'emanazione di Linee guida dell'Iss, per codificare che l'esposizione ai device in questa fascia 0-3 anni è da evitare; la formazione di genitori ed educatori con indicazioni puntuali sulla cura del bambino, dal concepimento dei bambini all'inserimento nei nidi, con la creazione di corsi di preparazione al parto e di accompagnamento alla nascita, spiegando l'impatto delle tecnologie digitali sui neonati e l'importanza di non utilizzare i dispositivi come strumenti abituali di sedazione o intrattenimento passivi; integrazione dei piani di studio universitari e dei programmi di formazione continua con moduli sulla neurobiologia dello sviluppo e sui rischi digitali; dedigitalizzazione dei nidi; informazione attraverso campagne e studi scientifici e attivazione di un tavolo tecnico interistituzionale che monitorerà l'andamento della legge con un rapporto annuale da parte del ministro della salute.
Cosa dicono i numeri: gli effetti di un'esposizion e precoce ai device digitali
I pediatri da tempo hanno lanciato l'allarme sul cambiamento delle caratteristiche psicofisiche delle nuove generazioni, connesse a una esposizione troppo precoce e troppo prolungata a smartphone, tablet e altri dispositivi digitali prima dei tre anni. "Nei primi periodi della vita il cervello è un organo in forte crescita e in funzione degli stimoli che riceve modifica le sue caratteristiche – ha spiegato Rino Agostiniani, presidente della Sip – Una crescita armonica prevede la relazione, il rapporto con l'altro, lo scambiarsi degli sguardi, l'ascoltare le parole degli adulti. Trasformare questa relazione in un rapporto stretto con un device che si fa scorrere continuamente mette in atto dei meccanismi che attivano delle pareti del cervello meno brillanti e meno utili per quello che sarà la crescita futura".
I numeri dimostrano che le preoccupazioni sono fondate: sul ritardo del linguaggio studi scientifici dicono che un incremento del tempo trascorso davanti ai device di trenta minuti ogni giorno raddoppia il rischio di avere un ritardo del linguaggio a due anni.
Recentemente la Francia ha vietato l'uso dei social sotto i 15 anni. Questo è sicuramente "importante", secondo Agostiniani, ma per avere una risultato concreto dobbiamo costruire un percorso che parte dai primissimi tempi di vita". Bisognerà allora "cambiare tutto – ha detto Marisa Marraffino, giurista di Tdh – perché le dipendenze che i bambini sviluppano da piccoli poi se le portano dietro. Noi vediamo solo una punta di un iceberg nei nostri studi, ma dal 2013 i casi di dipendenze sono aumentate del 500% e ora i minori he hanno una dipendenza digitale vengono curati nei Serd. Con questa legge agiamo per tutti i minori fino ai 18 anni".
"Mentre noi presentiamo oggi questa proposta, il mondo si muove, e si muove più in fretta di noi – ha sottolineato Malpezzi – Solo pochi giorni fa la Commissione europea ha ricevuto dal proprio gruppo di esperti un rapporto che indica esattamente la stessa direzione che proponiamo noi da mesi: niente schermi sotto i tre anni, un uso accompagnato nell'infanzia, un accesso ai Social per gradi. La Francia è intervenuta già un anno fa modificando la propria Carta nazionale per l'accoglienza della prima infanzia, trasformando in divieto formale quella che prima era solo una raccomandazione. Il Regno Unito, nonostante le pressioni durissime arrivate persino dalla Casa Bianca, non ha arretrato di un millimetro sulla protezione dei minori online".
"Con la proposta che presentiamo oggi vogliamo dare un segnale ulteriore: mentre chiediamo il divieto necessario per gli under 15, iniziamo anche a dire che serve accompagnare le nuove generazioni a partire dai genitori. Questa legge è per non farli sentire soli, accompagnati da pediatri, ostetriche capaci di divulgare i motivi per cui è pericoloso lasciare i bambini da zero a tre anni davanti agli schermi. Per questo puntiamo sulla formazione dei professionisti, sul sostegno ai genitori, sulla de-digitalizzazione degli spazi educativi. Il testo potenzia la prevenzione: nel corso delle visite pediatriche e degli incontri con le ostetriche, le famiglie riceveranno informazioni e strumenti per comprendere perché, nei primissimi anni di vita, sia così importante privilegiare lo sguardo, la voce, il gioco e la relazione rispetto a uno schermo. Investire sui più piccoli significa investire sul futuro di tutti. Gli altri Paesi lo hanno capito e si stanno muovendo. Chiedo al Governo di non lasciare l'Italia, ancora una volta, tra chi resta a guardare".
Recentemente l'Ue ha esplicitato l'intenzione di introdurre un divieto generalizzato sotto i 13 anni valido in tutta Europa, sulla scia dell'Australia, primo Paese al mondo a introdurre un'età minima per usare i social. Punto di partenza è una relazione di 150 pagine elaborata da un gruppo di esperti sulla sicurezza dei minori in Rete.