L’Europa si muove per stringere l’accesso ai social per i minori: “Niente schermi sotto i 3 anni”

Alla fine era solo questione di tempo. Negli ultimi anni diversi governi hanno cominciato a muoversi verso una regolamentazione dedicata ai social. Ha cominciato l’Australia, ne ha parlato il Regno Unito, c’è stato un tentativo della Spagna e in Italia c’è qualche proposta di legge. Inevitabile che si muovesse anche l’Europa, soprattutto dopo la pubblicazione dei primi risultati dell’indagine della Commissione europea in cui si spiega che i social network sono costruiti per creare dipendenza nei loro utenti. E così in un punto stampa a Bruxelles la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha chiarito che serve una regolamentazione europea per regolare l’accesso dei minori alle piattaforme.
Le indicazioni di von der Leyen sono abbastanza nette: “Dobbiamo valutare un accesso graduale e scaglionato per le diverse fasce d’età. Poi per i bambini sotto i 13 anni accesso ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori, insegnanti e per un tempo limitato. Dai 13 anni in poi c'è un accesso graduale, a seconda della prova fornita dalle piattaforme, che siano appropriate all'età. E lo stesso vale per gli adolescenti”. E secondo von der Leyen quando si parla di piattaforme dannose si parla soprattutto di social media: “Dobbiamo innanzitutto considerare il tipo di piattaforme che sono dannose per i nostri figli. Le prove dimostrano che si tratta principalmente delle piattaforme di social media”.
Il terreno dell’accesso ai social network sta diventando un terreno di scontro fra i governi e Big Tech. Mentre aleggiano nuovi regolamenti, le Big Tech continuano ad annunciare nuove funzioni dedicate ai minori. Da blocchi più rigidi per mantenere l’età minima di accesso a 13 anni, alle impostazioni dedicate alla sicurezza, passando per il parental control. Una campagna che però non sembra riscuotere molto successo, almeno in Europa. Von Der Leyen infatti ha puntato nelle sue parole a chiarire che un accesso ai social deve avere una regolamentazione ancora più stretta e soprattutto condivisa con i governi. Al momento le Big Tech agiscono, in buona parte, in autonomia. Non è chiaro quale sarà il punto di caduta di questa discussione. È probabile che prima di discutere una regolamentazione a livello europeo si aspettino gli esiti definitivi dell’indagine a cui sta lavorando la Commissione Europea.
Il punto sull’accesso agli schermi per i bambini
Questa volta il dibattito ha riguardato anche un altro punto. Oltre alla presenza dei minori sui social, von der Leyen ha parlato più in generale dell’accesso alle piattaforme per i bambini, questa volta in quanto semplici spettatori: “Sappiamo che i bambini molto piccoli non dovrebbero avere alcuna esposizione agli schermi e alle piattaforme digitali. Quindi: niente schermi al di sotto dei tre anni. I bambini dovrebbero essere esposti ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori o insegnanti, e con limiti di tempo”. Ecco, se definire delle regole di accesso ai social è possibile, forse sembra più difficile immaginare come applicare un divieto di schermi fino ai tre anni.