
Il Regno Unito è solo l’ultimo arrivato. La mattina del 15 giugno il primo ministro Keir Starmer ha annunciato la messa al bando dei social network per i minori di 16 anni. Nessuno escluso: Facebook, Instagram, TikTok, X e YouTube. Da quello che leggiamo solo WhatsApp si salva. E forse con un po’ di confusione. YouTube ormai è una piattaforma, più che un social. Tanto vale togliere anche Netflix. Dice Starmer: “I social rendono i ragazzi infelici”. E dopo i 16 anni non scatta l’accesso libero: fino ai 18 c’è comunque un blocco dalle 20:30 e la limitazione dello scrolling infinito, quel sistema per cui con un piccolo gesto possiamo semplicemente scorrere da un video all’altro. Potenzialmente per sempre.
Il ban imposto da Starmer non è immediato. La legge deve ancora arrivare in Parlamento. Il Regno Unito però si è messo in una corrente che sta portando molti Paesi a prendere decisioni simili. La prima è stata l’Australia, lo scorso dicembre. Anche qui l’età minima per avere un account social è stata spostata a 16 anni. Tra poco anche l’Italia entrerà in una fase di discussione, almeno pubblica. Ci sono già diverse proposte di legge.
Tutto molto interessante, la letteratura scientifica che mostra cosa può succedere a un ragazzo lasciato da solo con uno smartphone è ormai molto vasta. E così la rassegna dei casi di cronaca. Giusto a marzo abbiamo raccontato la storia di Kaley, una ragazza che è arrivata a passare 16 ore al giorno su Instagram. Ma forse stiamo affrontando solo una parte del problema, quella più controllabile. Perché i ragazzi non sono gli unici che sembrano avere qualche problema con l’uso smodato dei social.
Le truffe sui social hanno da sempre un obiettivo molto chiaro
Negli ultimi anni ci siamo occupati decine di volte di truffe organizzate sui social. E forse decine è anche una stima bonaria. Lo schema era sempre lo stesso. Una persona famosa diceva di aver scoperto uno schema perfetto per guadagnare migliaia di euro. Chiedeva di compilare un modulo, fare un piccolo investimento e poi semplicemente aspettare. Ovviamente era tutto finto, il volto e la voce della celebrity venivano modificati con l'intelligenza artificiale. L’investimento sarebbe cresciuto, così come le chiamate per investire di nuovo. Un piccolo sogno che si realizza, almeno fino a quando non si chiedeva semplicemente di ritirare il patrimonio accumulato. In quel caso auguri.
Nessuna delle persone famose ritratte era nota alla Gen Z. Non c’era Anna Pepe a sponsorizzare l’investimento, ma neanche Arti 5ive, Blanco o i Pinguini Tattici Nucleari. Le persone scelte per sponsorizzare la truffa arrivavano spesso dalla televisione, anni di militanza nello star system e soprattutto avevano un pubblico con un’età media abbastanza alta. Insomma. Il target non è mai stato la Gen Z, non sono mai stati i millennial, sono sempre stati gli anziani. Vittime che hanno accumulato qualche risparmio e che non hanno tanta dimestichezza con il digitale. Magari hanno sentito al telegiornale che con Bitcoin c’è chi è diventato miliardario ed ecco: perché non investire due soldi in questo annuncio trovato su Facebook. Oltretutto non è difficile beccarli.
Nel novembre 2025 l’agenzia stampa Reuters ha pubblicato un’inchiesta dal titolo: Meta sta guadagnando una fortuna da una valanga di annunci fraudolenti. Secondo il giornalista Jeff Horwitz il peso dei guadagni provenienti da questi annunci poteva coprire anche il 10% del fatturato. La facilità nel confondere il vero e il falso online è confermata anche da uno studio pubblicato nel 2022 su Science Advanced: un monitoraggio sulle attività Facebook di 1.300 profili durante l’ultima campagna presidenziale ha dimostrato che solo il 3% degli utenti tra i 18 e i 29 anni ha diffuso link riconducibili a siti di fake news. Nella fascia over 65 la percentuale è salita all’11%.
Fuori dai social uno smartphone in mano può diventare una porta d’accesso per molti altri tentativi di truffa. Finti sms, finti parenti, nipoti che hanno bisogno di soldi per un intervento, per un incidente, perché hanno perso il telefono o perché hanno il conto bloccato. Notai che notificano facoltose eredità da ottenere compilando giusto qualche dato. Secondo la Polizia Postale, solo nel 2024 il numero delle truffe online denunciate in Italia ha sfiorato quota 19.000.
L’algoritmo che entra nel silenzio
Forse vi è già capitato. Pranzo di famiglia. Il consueto caos in tavola, aggiornamenti di rito, litigate sulla politica. Poi vi distraete un attimo e qualcuno ha lo sguardo immerso nello schermo dello smartphone. Scorre un video dopo l’altro. Magari con l’audio ancora alto. Non è un ragazzo, assorbito dentro qualche chat di WhatsApp. È uno zio, una madre o un nonno. È qualcuno che ha scoperto da qualche tempo i Reel su Facebook o che ha appena scaricato TikTok, giusto per provarla. Secondo un report Istat diffuso nel 2023, l’uso di internet continua a crescere, anche se ha raggiunto livelli vicini alla saturazione. I dati più alti riguardano gli anziani. Tra il 2022 e il 2023 la percentuale di persone che si sono connesse a internet è aumentata del 3,7% nelle fasce 55-59 anni e over 75. Contro una media del 2%.
Partire dallo scrolling infinito
Una buona porzione dei punti che abbiamo elencato non sono legati solo ai social. Parlano anche di solitudini, di un deserto di relazione che spinge persone anziane a immergersi in un mondo lontano da quello in cui hanno vissuto. Eppure è difficile non vedere che una regolamentazione più stretta sui social potrebbe evitare alle persone più fragili di farsi travolgere dagli algoritmi. Questa consapevolezza negli ultimi anni sta maturando per i minori. Certo, è difficile che si possa pensare a una legge che imponga blocchi solo agli anziani. Forse qualche misura, a partire dal blocco dello scrolling infinito, si potrebbe estendere direttamente a tutti.