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Opinioni
19 Giugno 2021
11:10

L’importanza di chiamarsi De Luca

Roberto Saviano, Antonio Scurati, Roberto Speranza e il Festival di Ravello. Ma anche Roberto De Luca e il Festival della Letteratura di Salerno. Decidere quando, dove e con chi: è questa l’importanza di chiamarsi De Luca in Campania.
A cura di Ciro Pellegrino
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«Il paese è del paesano», si dice da queste parti, intendendo che in un piccolo centro solo uno del luogo può conoscere gli  intrecci profondi e sapere quali corde toccare. La Campania è, alla fine, un paesone. Un tempo era Napoli il centro di tutto, oggi è Salerno. Da Salerno il presidente della Regione Vincenzo De Luca ogni venerdì si mostra in video per un monologo ai cittadini e a Salerno si fa la riunione per decidere se sostenere Gaetano Manfredi candidato sindaco di Napoli.
Come dice un vecchio comunista napoletano ormai annoverato tra i pochi saggi partenopei: «A Salierno devi andare se con Vicienzo vuoi quagliare».

A Salerno c'è un prestigioso festival della Letteratura. In Costa d'Amalfi, nella splendida Ravello, c'è invece un festival che non trova pace. Iniziamo con quest'ultimo. Ieri, venerdì 18, durante la sua diretta Facebook, Vincenzo De Luca inizia a parlare in codice.  Dice cose che non si capisce bene a chi siano indirizzate. O meglio: non lo capiscono tutti.

…No a cose che non c’entrano niente… gli eventi non devono essere segnati da conflitti di interesse…Quello che finanzia la Regione Campania non deve essere occasione per farsi le vacanze…le regole sono quelle che vi ho ricordato se no ci si separa…

Ma che vuole don Vincenzo? Con chi ce l'ha?  Pomeriggio dello stesso giorno: lo scrittore Roberto Saviano fa un video in cui è evidentemente nervoso, riso isterico, si morde le dita più volte. È incazzato come un furetto, Saviano. Perché – denuncia – aveva dato disponibilità per un intervento al Festival di Ravello, ma  – dice Saviano – De Luca non vuole. L'uomo del rione Carmine ha detto no, dunque? Così pare.

La Fondazione Ravello ha un'altra ricostruzione. Dice che è stato il neopresidente Antonio Scurati, scrittore e Premio Strega, natali partenopei ma di fatto lombardo, nome di prestigio per dirigere l'evento, a tentare di imporre eventi "fuori sacco". Si dice che a far saltare tutto siano state le proposte di due Roberto sgraditissimi al governatore. Il primo è Saviano, il secondo è Roberto Speranza, ministro della Salute. Nella serata stessa, l'epilogo: Scurati si dimette.

Una cosa è certa:  Saviano, Scurati e Speranza, se vorranno, a Ravello potranno andarci, ma solo in vacanza. Perché Vincenzo De Luca ha detto di no: niente Festival per loro. L'evento lo paga la Regione, lo ha detto chiaro chiaro ‘o governatore.

Il paese è del paesano, dicevamo. Festival che vai, De Luca che trovi.  Gradito ospite del prestigioso evento di Salerno Letteratura è invece un altro De Luca. Che si chiama Roberto. Roberto De Luca. Il cognome non è un caso: è il figlio del governatore , già assessore al Bilancio, sempre a Salerno.

Il 25 giugno, con una sicuramente graziosa introduzione dello scrittore Paolo Di Paolo (che risulta tra i curatori artistici dell'evento della Regione Campania), al museo Diocesano di Salerno chi vorrà potrà ascoltare il figlio di De Luca disquisire su «L'uragano, storia di politica, fake news e giustizia».

Trattasi del libro biografico di De Luca jr sulla vicenda giudiziaria personale determinata in parte da un'inchiesta giornalistica (Bloody Money di Fanpage.it) che coinvolse fra gli altri anche il giovane e talentuoso figlio del presidente della Regione Campania, all'epoca assessore nel Comune in cui il papà ha iniziato la sua carriera politica ed è stato più volte sindaco. La posizione Roberto De Luca fu poi archiviata.

Avvincente e coinvolgente è l'annuncio dell'evento:

C’è un legame molto stretto fra populismo giudiziario e informazione manipolata. Basta omettere un dettaglio, smontare e rimontare una sequenza, e una storia – la nostra percezione di una storia – cambia radicalmente. […] Roberto De Luca, che porta un cognome pesante, racconta in prima persona l’impatto fortissimo (l’uragano del titolo) avuto sulla sua vita da un’indagine giornalistica in cui era difficile – per il pubblico – tracciare con nettezza il discrimine tra costruzione e ricostruzione dei fatti. Vicenda per molti versi esemplare, la sua, sintomatica di quanto il cammino del garantismo e della deontologia professionale nel nostro disgraziato Paese sia ancora molto lungo.

Un cognome pesante, sì. Ma importante: soprattutto a Salerno. E come il papà, anche il figlio parlerà in casa, da solo, senza contraddittorio. Decidere quando, dove e con chi: è questa l'importanza di chiamarsi De Luca.

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Giornalista professionista, capo servizio di Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. Ha un podcast che si chiama "Saluti da Napoli". È co-autore dei libri Il Casalese (Edizioni Cento Autori, 2011); Novantadue (Castelvecchi, 2012), Le mani nella città e L'Invisibile (Round Robin, 2013-2014). Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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