Presidenza Fico in Regione Campania

Massimiliano Manfredi: “Oggi in Regione Campania la politica è al centro. Grazie a Fico è tutto più equilibrato”

L’intervista a Manfredi sulle dinamiche della nuova legislatura: con Fico è sparito lo “schiacciamento” che caratterizzava il governo De Luca.
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Massimiliano Manfredi (Pd) presidente del Consiglio regionale della Campania
Massimiliano Manfredi (Pd) presidente del Consiglio regionale della Campania
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Massimiliano Manfredi, 52 anni, esponente del Partito Democratico, presidente del Consiglio regionale della Campania per questa legislatura 2025-2030, racconta a Fanpage di questa nuova fase della politica campana.

Manfredi, l'attività di questa legislatura è iniziata da poco. Ci sono tanti cambiamenti e, lei ogni tanto lo sottolinea in Aula, anche tante new entry. È un vantaggio o rappresenterà un problema?

Vero, ci sono 31 new entry su 51. Ma molti sono innesti di grande qualità. Ci sono ex parlamentari, ex ministri e ex sindaci di realtà molto importanti. E quindi c'è un potenziale da sviluppare. Io dico potenziale perché chi non ha avuto la fortuna come me di fare il parlamentare poi il consigliere regionale non si rende conto di partecipare talvolta ad un'Assemblea dal potere legislativo. È sicuramente un Consiglio più politico e secondo me la parola chiave di questa legislatura è proprio "politica". Il presidente Roberto Fico ha costituito una giunta molto politica e quando c'è la politica, logicamente il Consiglio vive nelle sue dinamiche piene e tende a riaffermare una propria autonomia. In particolare gli ultimi dieci anni, ma anche prima, abbiamo avuto leadership forti e questo comportava uno schiacciamento del Consiglio sulla giunta; oggi invece abbiamo un rapporto molto più equilibrato.

La tragica vicenda del piccolo Domenico Caliendo, morto dopo un trapianto di cuore al Monaldi, che avete trattato in una seduta monotematica del Consiglio regionale, era un evento su cui ci poteva essere una discussione politica accesa, poteva estendersi all'intera situazione della sanità campana…

È una vicenda drammatica che va analizzata per le nostre competenze, per quello che è stato sbagliato e perché non debba succedere mai più. Io non credo che per l'opinione pubblica sia secondario sapere che su un dramma così grande il presidente della giunta, su richiesta di minoranza, maggioranza e Commissione competente, invece di fare conferenze stampa, venga a porre il suo punto di vista nella sede di un Consiglio che secondo me ha discusso con grande compostezza e su questo ringrazio i colleghi.

Senta Manfredi, ma quando le discussioni come quella sul bilancio regionale vanno lisce, è perché c'è stata una concertazione preventiva con l'opposizione o perché semplicemente l'opposizione è "moscia"?

Guardi, uno dei limiti della precedente legislatura era proprio che l'opposizione era scoordinata dopo l'andata via di Stefano Caldoro e non era incisiva. Questa invece è un'opposizione molto incisiva. Ed essendo incisiva accetta il confronto sul merito. Abbiamo innalzato il livello del dibattito e l'abbiamo portato sulla politica. Quando tu lo porti sulla politica ci si confronta duramente come è successo sulla Finanziaria dove magari è andato liscio ma ci sono state 6 ore e mezzo di dibattito! Però non ci sono stati i soliti "giochetti" sul numero legale in Aula. In altri tempi quando non voleva discutere un argomento, si andava subito a far mancare il numero legale. Invece la politica ha deciso di riappropriarsi dei propri tempi.

Non è un mistero che Vincenzo De Luca sia molto diverso da Roberto Fico. Lei ha vissuto le due legislature. Se dovesse sintetizzare l'ex governatore e l'attuale che giudizio darebbe?

Premesso che sulle esperienze De Luca ho un doppio giudizio, nel senso che considero i primi cinque anni di Vincenzo De Luca straordinari e i secondi cinque anni di governo, cui ho partecipato direttamente, significativi ma troppo concentrati su quello che succedeva dopo. Io direi che con De Luca c'era un governo verticale; con Fico c'è un governo orizzontale. Questo mi sembra abbastanza chiaro.

Oggi abbiamo un panorama internazionale abbastanza complesso che si riverbera inevitabilmente sulla nostra vita. Basta pensare ai costi dell'energia, del carburante. Ma un'assemblea legislativa come quella regionale che risposte può dare a questioni del genere?

Molte volte il cittadino non comprende il collegamento e pensiamo che adesso la crisi internazionale riguardi soltanto il caro benzina. Ti dico che in questi giorni il tema del caro benzina riguarda il settore dei trasporti che quindi può portare a uno sforamento di copertura dei finanziamenti. Ho incontrato i pescatori che hanno dei problemi, abbiamo incontrato con l'assessore Bonavitacola i lavoratori dell'aerospazio dello stabilimento di Pomigliano, faremo una riunione a breve. Sono tre anni che il Sud cresce più del Centro-Nord. Noi adesso ci poniamo al Paese non come il problema ma, con tutto il rispetto, abbiamo l'ambizione di diventare la soluzione del problema. Ed ecco, dentro tutto questo, il ruolo dell'Assemblea regionale dipende anche dal ruolo che noi gli concediamo e su questo sono molto contento che il presidente Roberto Fico le abbia dato quella capacità di indirizzo, di ascolto, di bisogno che la giunta recepisce. Ecco, adesso questo rapporto equilibrato tra Giunta e Consiglio dà la possibilità al Consiglio e all'Assemblea di essere anche sentinella di quei bisogni di cui abbiamo parlato prima e trovarne poi le soluzioni.

Senta, a proposito di scelte dei cittadini, il PD, il suo partito, gasato dalla vittoria al referendum però un minuto dopo si è iniziato a parlare di leadership per le future Politiche 2027, di primarie… A lei le primarie piacciono?

Io sono storicamente favorevole alle primarie perché ho fatto il parlamentare grazie alle primarie. Sono stato nel gruppo dirigente fondativo del Pd insieme ai miei due grandi maestri Walter Veltroni e Goffredo Bettini. Ma al tempo stesso dico con grande franchezza che se noi, il giorno dopo il referendum, ci mettiamo a parlare di sistemi elettorali, di primarie non abbiamo capito bene che cosa è successo. Devo dire la verità: questo aspetto subito dopo il referendum mi ha molto rattristato.

Penso che il referendum sia stato un segnale importante. Io non me lo aspettavo, ma non possiamo impossessarci di questo voto. Noi dovremmo interrogarci sul come affrontare quei nodi centrali che comunque appassionano le persone all'interno dei nostri programmi, nella nostra coalizione. Poi c'è il tema della legge elettorale: la demonizzazione delle preferenze o del voto clientelare, come dice qualcuno, a che cosa è servito? Dire che vanno separati gli elettori buoni da quelli cattivi… Io sono orgoglioso di essere passato da 20.000 preferenze a 31.000 preferenze perché crescere vuol dire che il tuo lavoro è stato confermato. Mi colpisce che a livello nazionale, soprattutto in maggioranza, parlano di tutto ma non della possibilità di riconnettersi nelle scelte.

Senta ma Manfredi, lei ha parlato dei ragazzi: le generazioni più giovani vedono distanti le assemblee legislative, insomma le vedono come luoghi ma non comprendono magari fino in fondo il significato. Come si fa a cambiare verso?

Noi cercheremo di riconnettere il luogo, perché anche questo è importante, il luogo fisico, con le persone. Abbiamo già un bel progetto che riguarda le scolaresche. Sto predisponendo nei tempi più brevi possibili di rendere visitabile il palazzo, compreso il piano dove lavoro io. Poi lo illumineremo anche in maniera speciale per ricordare particolari giornate, come si fa per altri palazzi istituzionali. Questa è la sfida: che il Consiglio regionale alla fine di questo quinquennio sia percepito prima ancora più e meglio di prima per quella che è la sua utilità e le sue funzioni.

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