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Domenico Caliendo morto al Monaldi di Napoli

Trapianto di cuore fallito al Monaldi, la chirurga indagata: “A Bolzano non mi dissero del ghiaccio secco”

La cardiochirurga pediatrica del Monaldi Gabriella Farina, indagata per la morte del piccolo Domenico Caliendo, rompe il silenzio con Report.
Mamma Patrizia Mercolino ai funerali del figlio Domenico
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«Io sto impazzendo, sono partita di notte, cercando di risolvere un problema, che era vitale per quel bambino e mi ritrovo in una situazione di diffamazione mediatica, c’è chi ha detto una bugia dietro l’altra, perché le cose affermate a Bolzano sono delle cose completamente false». Le parole – ed è importante ciò che afferma – sono della cardiochirurga napoletana Gabriella Farina. Fu lei che effettuò l'espianto del cuore destinato al piccolo Domenico Caliendo, morto a seguito di un trapianto di cuore fallito all'ospedale "Monaldi" di Napoli.

La professionista, oggi indagata insieme ad altri sei componenti dello staff medico dell'azienda dei Colli, si difende pubblicamente in una telefonata alla trasmissione d'inchiesta giornalistica Rai "Report" che si occupa del caso del bimbo di due anni morto in una vicenda tragica e dai contorni non del tutto chiari.

Farina sostiene che il problema principale fu la fornitura di ghiaccio sintetico (ghiaccio secco, capace di far scendere la temperatura a -50 gradi e bruciare i tessuti del cuore da trapiantare) nella sala operatoria dell'ospedale San Maurizio di Bolzano, lì dove avvenne l'espianto dell'organo dal corpo del donatore. La cardiochirurga pediatrica del Monaldi contesta alcune dichiarazioni provenienti dall'ospedale altoatesino, sostenendo che siano «completamente false»: «La responsabile di questa struttura ha detto che avevo fatto lesioni sul cuore, hanno detto delle cose inconcepibili». A Bolzano, è bene chiarirlo, ad oggi non vi sono indagati.

Il ghiaccio secco e il ruolo di Bolzano

Respinge anche le accuse secondo cui avrebbe provocato lesioni al cuore durante l'espianto.
Afferma di aver portato con sé tutto il materiale necessario per il trasporto dell'organo, comprese le buste sterili e il contenitore. Cosa importante, Farina sostiene che nessuno a Bolzano le abbia comunicato che il materiale utilizzato fosse ghiaccio secco anziché normale ghiaccio.

Le sue parole nella telefonata con Report sono di tono disperato e netto: «Nessuno mi ha avvertito che era ghiaccio secco, perché io ho fatto vedere dove dovevano mettere il ghiaccio, dove ci stavano i cubetti di ghiaccio e l’ho detto a tre persone, nessuno è venuto vicino a me a dire che non era ghiaccio ma era ghiaccio secco, nessuno, va bene? – dice -. Nessuno mi ha avvisato, nessuno! Mi sto disperando, ho fatto tre briefing quella mattina: con la capo infermiera, con la strumentista e con la anestesista, e mi ritrovo incappata in questa situazione, io lavoro in cardiochirurgia da quando avevo 27 anni, ne ho 66 anni a fine carriera mi ritrovo in una situazione del genere, a competere con tutti “esperti” di cardiochirurgia».

La cardiochirurga "giustifica" la mancata verifica del ghiaccio sostenendo che, dopo l'espianto, era iniziato il conto alla rovescia dei tempi di ischemia e che doveva ripartire rapidamente verso Napoli. «Avevo espiantato un cuore, era iniziato il count-down per i tempi di ischemia e nessuno mi dice che non è ghiaccio? Intanto, chiudo il tappo del contenitore e parto, dovevo correre a Napoli […] Pensare che in una sala operatoria ti danno del ghiaccio secco è una cosa fuori dall’immaginario». Sul mancato utilizzo degli "ovetti" digitali (il Monaldi aveva acquistato il modello "Paragonix") capaci di conservare organi da impiantare a temperatura controllata durante il viaggio verso l'ospedale, Farina si giustifica così: «L’azienda non ci ha fornito nessuna informazione sul Paragonix. Io non ne sapevo niente, non parlo solo per me, ma per tutto il personale di sala»

Nei prossimi giorni inizierà il capitolo dei telefoni degli indagati

L'inchiesta sul caso procede su due filoni: la Procura attende la decisione del gip Mariano Sorrentino sulla richiesta di interdizione per l'ipotesi di falso contestata ai cardiochirurghi napoletani Guido Oppido ed Emma Bergonzoni; per l'ipotesi di omicidio colposo legata alle presunte responsabilità nell'asse Bolzano-Napoli, si attendono gli esiti dell'incidente probatorio. L'indagine è coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall'aggiunto Antonio Ricci, la famiglia Caliendo è difesa dal penalista Francesco Petruzzi. Nei prossimi giorni saranno depositati i telefoni di tutti gli indagati e lì si aprirà un altro squarcio importantissimo: nei telefoni, questa è l'ipotesi, potrebbero essere registrati stati d'animo, messaggi ma anche materiale multimediale (audio, video) importante per capire quel 23 dicembre cosa accadde e come fu gestito dopo il tutto.

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