La cardiochirurga Bergonzoni interrogata per 2 ore per l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo

È durato poco più di due ore l'interrogatorio bis preventivo di Emma Bergonzoni, la cardiochirurga indagata per omicidio colposo insieme ad altri sei sanitari dell'ospedale Monaldi di Napoli per la morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto a febbraio dopo un trapianto fallito eseguito nel dicembre precedente. L'interrogatorio riguarda la tranche dell'inchiesta sull'ipotesi di falso: la dottoressa e il cardiochirurgo Guido Oppido, ricevuto dal gip subito dopo di lei, avrebbero modificato i dati della cartella clinica del piccolo.
All'uscita dal Palazzo di Giustizia l'avvocato Vincenzo Maiello, legale della Bergonzoni, non ha rilasciato dichiarazioni, limitandosi a dire: "Lasciatemi riflettere". La cardiochirurga è dovuta tornare davanti al giudice Mariano Sorrentino dopo che la Procura di Napoli (pm Giuseppe Tittaferrante e procuratore aggiunto Antonio Ricci) ha acquisito nuove testimonianze sul trapianto e un video estratto dal cellulare di un operatore socio-sanitario.
Il piccolo venne operato nell'ospedale napoletano il 23 dicembre; gli venne impiantato un cuore, proveniente da Bolzano, che era però stato irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto; a causare le lesioni sarebbe stato del ghiaccio secco, che sarebbe stato fornito dall'ospedale di Bolzano al posto di quello naturale e inserito nel box frigo che conteneva l'organo. La tranche dell'inchiesta verte sui tempi di inizio dell'espianto del cuore malato del bambino: secondo gli inquirenti ci sarebbe una discrepanza tra i dati della Cec, ovvero la cartella clinica, compilata dalla perfusionista, e quelli contenuti nel referto operatorio.