La Terra dei Fuochi aspetta Papa Leone con la stessa rabbia di vent’anni fa: bonifiche mai arrivate, gli sversamenti continuano

Il 23 maggio il Pontefice sarà ad Acerra, dove incontrerà le mamme che lottano da vent’anni: il piano di bonifica presentato dall’Italia all’Europa prevede interventi su meno di un terzo dei siti inquinati.
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Il 23 Maggio prossimo Papa Leone XIV sarà in visita nella Terra dei Fuochi, ad Acerra in particolare, un Comune simbolo dei 92 che rientrano nel perimetro delle province di Napoli e Caserta martoriate da discariche abusive, roghi tossici e interramenti di veleni. Da oltre 15 anni i cittadini protestano e si mobilitano su questi territori ma di risposte ne sono arrivate ben poche. Papa Leone arriva nella Terra dei Fuochi per l‘anniversario dell'enciclica di Papa Francesco "Laudato Si", un invocazione alla cura dell'ambiente che lanciò Bergoglio, a testimoniare la continuità dell'impegno di Prevost sui temi della salute e della cura del creato.

Incontrerà anche chi si batte da anni nella terra dei fuochi ed aspetta ancora risposte dallo Stato. Mamme che hanno perso i figli o li hanno visti ammalarsi di tumore, attivisti inossidabili diventati sentinelle dei territori, comitati, associazioni, avvocati, un tessuto sociale a cui va dato il merito di aver posto all'attenzione nazionale un disastro ambientale di proporzioni enormi, che ancora oggi non ha risoluzione. Lo scorso anno la condanna all'Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell'uomo, per non aver bonificato la terra dei fuochi ed aver messo a rischio la salute dei cittadini, avevi riacceso i riflettori su quest'area del paese. La speranza dei cittadini è che Papa Leone possa scuotere i palazzi del potere.

Il piano bonifiche presentato all'Europa non basta

Dopo la sentenza della Cedu, l'Italia ha dovuto presentare un piano per spiegare al consiglio d'Europa come intende provvedere alla tutela della salute e dell'ambiente nella terra dei fuochi. "La sentenza condanna l'Italia per la violazione dell'articolo 2, il diritto alla vita, per non aver evitato l'inquinamento ambientale – spiega a Fanpage.it, Valentina Centonze, avvocata dei cittadini ricorrenti alla Cedu – da quella sentenza deriva la necessità per l'Italia di presentare un piano di azione. Nel piano presentato dall'Italia all'Europa, si fa riferimento a tutti i siti inquinati nella terra dei fuochi e ne vengono contati 293 da destinare a bonifica, ma poi solo per 85 vengono presentati i piani di bonifica". Insomma il piano italiano, messo a punto dal commissario straordinario di governo, Giuseppe Vadalà, e presentato dall'esecutivo all'Europa, prevederebbe la bonifica o messa in sicurezza di solo un terzo dei siti inquinati. Davvero pochissimo a fronte del disastro ambientale che vivono i circa 3 milioni di abitanti che risiedono nella terra dei fuochi. "Un piano impossibile da accettare" ci dice Alessandro Cannavacciuolo, storico attivista di Acerra. "Questo la dice lunga sul piano e ci dice come non si affronta davvero il problema della terra dei fuochi" spiega.

Ma quanto tempo ci vorrà e con quali soldi? "Si stabilisce che la previsione temporale è di 10 anni – sottolinea l'avvocata Centonze – con una spesa complessiva di 2,5 miliardi di euro". Una cifra che verrà presa dai fondi europei, i fondi FESC, ma che è tarata solo sulla bonifica degli 85 siti su 293 totali. Insomma davvero poca cosa. A confermarlo è l'ex Ministro dell'Ambiente, oggi Vice presidente della Camera dei deputati, Sergio Costa: "2,5 miliardi di euro per 10 anni, sono sostanzialmente in media 250 milioni di euro all'anno. Ma 250 milioni di euro all'anno per un problema che riguarda oltre 90 Comuni, rendiamoci conto che è il nulla, è troppo poco".

Una cifra di 2,5 miliardi di euro in 10 anni, quindi 250 milioni all'anno, per un piano che inoltre prevede di intervenire su una fotografia ad oggi della situazione. "Non si capisce cosa sarà degli altri siti non compresi negli 85 e nemmeno di quelli che saranno scoperti poi successivamente" spiega Centonze. Infatti la "scoperta" dei siti dove sono stati interrati rifiuti pericolosi non può certo dirsi finita. Furono proprio le indagini di Sergio Costa, al tempo generale del Corpo Forestale, a far emergere decine e decine di discariche abusive. Ma da allora, ovvero dall'inizio degli anni dieci, le scoperte non si sono fermate, anche se non c'è più stata una attività di indagine così precisa ed asfissiante sul territorio. Un problema troppo grande, un disastro enorme, su cui il tempo ha contribuito a far calare un velo, nel silenzio delle istituzioni. Chi non è stato in silenzio sono però i cittadini ed i comitati che non hanno mai smesso di lottare.

Fusti con olii esausti sversati nelle campagne di Acerra (Na)
Fusti con olii esausti sversati nelle campagne di Acerra (Na)

"Qui non è cambiato nulla, si sversa ancora"

Abbiamo deciso di andare con le nostre telecamere insieme agli attivisti per le strade periferiche e di campagna intorno ad Acerra, per capire oggi com'è la situazione nella terra dei fuochi. Sono finiti gli sversamenti? Sono finite le discariche abusive? Sono finiti i roghi? La risposta è no. Di certo c'è stato un abbassamento del numero dei roghi, maggiore capacità di controllo del territorio, ma il fenomeno è più vivo che mai. Con Alessandro Cannavacciuolo abbiamo percorso le strade di campagna trovando di tutto. Fusti pieni di oli esausti: "Questo deve essere una autofficina che ha fatto i cambi di olio ed è venuta a sversare qui" ci dice. Lastre di amianto lasciate ai margini della strada che diventano una centrale di immissione di veleni mortiferi continui: "Le vedi quelle lastre a bordo strada? Le macchine ci camminano sopra, e tutti quei pezzi granulati che sono sul manto stradale è amianto sbriciolato. Qui ci passano le auto, ma anche i bambini con la bici per andare al centro commerciale. Lo abbiamo segnalato da mesi, è tutto ancora qui". Sotto un ponte nei pressi della zona industriale di Acerra troviamo una scena che sembra una fotografia del fallimento delle istituzioni.

"I rifiuti erano stati sversati in maniera così massiccia da arrivare sul ciglio della strada. Le autorità preposte hanno pensato bene, invece di rimuoverli, di ammassarli tutti sotto al ponte. E così qui periodicamente si accendono i roghi, con le fiamme che arrivano fin sopra al ponte, come testimoniano anche i segni delle fiamme sul cemento". Tutto sotto al tappeto, una scena incredibile. Ma non è finita, in una strada di campagna vediamo l'assenza dei tombini di ghisa sul manto stradale. Nei sotto condotti sono stati sversati rifiuti di ogni genere. "Qui hanno trovato dello spazio, ed hanno sversato, come se fosse del tutto normale" ci dice Cannavacciuolo. Ed ancora residui di roghi tossici, residui di cavi elettrici, e più di tutto, amianto, rifiuti edili e rifiuti tessili. "Quello che ti ho mostrato dimostra che la terra dei fuochi continua ad esistere e a produrre danni" spiega Cannavacciuolo. Ma come si fa a fermare tutto questo, quando le priorità della politica nazionale sembrano essere completamente altrove? "La terra dei fuochi non sarà mai bonificata, è meglio che ce lo diciamo – ci dice Sergio Costa – sarà fatta una messa in sicurezza permanente, che è una cosa diversa. La bonifica significa restituzione al cittadini dei luoghi come erano prima, e questo è impossibile. Messa in sicurezza permanente significa che non inquina più. Ma per lo meno facciamo in modo che non inquini più".

Il buco nero della produzione industriale in nero

Basta guardare i cumuli di rifiuti, basta cercare nei resti dei roghi per capire da dove vengono questi rifiuti. Per la stragrande maggioranza sono scarti industriali delle industrie tessili e dell'edilizia. Sono questi i due settori industriali che avvelenano ancora oggi la terra dei fuochi. A differenza del passato i rifiuti di città sono quasi del tutto assenti. Ci sono elettrodomestici, cavi elettrici, amianto, plastiche varie, olii, ma soprattutto gli scarti dei cantieri e bustoni e bustoni di rifiuti dell'industria tessile. Materiale che tra l'altro prende fuoco facilmente ed in breve tempo, generando roghi complessi da spegnere. "Il problema principale è legato alla filiera produttiva del tessile e dell'edile – ci dice l'avvocata Centonze – questo tipo di sversamento nasce da un'attività produttiva locale, ed in regime di evasione fiscale. Può essere contenuta solo se si interviene all'origine del fenomeno". Controlli, blitz, azioni congiunte tra ispettorato del lavoro, forze dell'ordine, agenzia regionale per l'ambiente.

È il settore industriale in nero che oggi avvelena più di tutti il territorio della terra dei fuochi. "La produzione in nero è in regime di evasione fiscale ma anche contributiva – dice Sergio Costa – non ci dimentichiamo che in queste fabbriche lavorano persone che sono sfruttate, alcune ridotte in schiavitù. E' lì che bisogna intervenire politicamente e deve farlo il governo nazionale, non può certo farlo un Comune. Il reddito di cittadinanza era uno strumento anche per permettere alle persone di non essere sfruttate in fabbriche a nero, come quelle che producono i rifiuti sversati nella terra dei fuochi". E' una realtà, anche questa, che si conosce da anni, da troppi anni. "Sono 15 anni che sappiamo esattamente la composizione e la tipologia di rifiuto che si trova negli sversamenti abusivi – sottolinea Cannavacciuolo – eppure non si interviene nel caso specifico. Probabilmente non perché non ci sono risorse o capacità, ma perché probabilmente quel tassello non si può toccare altrimenti si toccano anche gli interessi della politica".

Sversamenti di rifiuti industriali nei dintorni di Acerra (Na)
Sversamenti di rifiuti industriali nei dintorni di Acerra (Na)

Le mamme e la speranza in Papa Leone XIV

Scorrendo le immagini di archivio di Fanpage.it è possibile ripercorre tutte le mobilitazioni nella terra dei fuochi, dall'inizio degli anni duemila. Ed è tra quelle immagini che abbiamo trovato Miriam D'Alise, che nel 2015 era poco più di una bambina. Con sua mamma, Antonietta Moccia, iniziò a partecipare alle manifestazioni di protesta. Miriam era affetta da un midollo blastoma metastatico, una forma di tumore particolarmente aggressiva. Oggi Miriam ha 19 anni e continua a combattere nella terra dei fuochi. "Io mi ricordo che stavo nel passeggino al tempo, perché stavo male e non riuscivo tanto a camminare" ci dice. "Oggi non è cambiato nulla, così era e così è rimasto. Io continuo a lottare, non mollo mai, non mi è concesso mollare. Non bisogna mollare mia, anche quando una cosa sembra impossibile, la supererai, io l'ho superata con la forza che ho" ci dice. Oggi Miriam sta bene e continua a battersi insieme a sua mamma Antonietta, una delle tante mamme della terra dei fuochi da cui iniziarono le storiche proteste che portarono questo disastro all'attenzione nazionale. Bambini che morivano, persone giovani colpite da tumori rarissimi, la realtà del biocidio nella terra dei fuochi è passata dai lutti, dalla rabbia e da manifestazioni oceaniche.

Oggi quelle manifestazioni sono un ricordo, ma sui territori, nei Comuni dove gli sversamenti continuano, non si è mai mollato. "Gli sversamenti continuano e aumentano, oggi più che allora ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni" ci spiega Antonietta Moccia. "Dicevano che eravamo delle pazze, che gridavamo per metterci in mostra, ma i fatti ci hanno dato ragione. La malattia di mia figlia 13 anni fa ci ha colpito davvero, una malattia del genere devasta la famiglia, fisicamente e mentalmente". Anna Lo Mele è un'altra delle mamme della terra dei fuochi che continuano a battersi. "È come se nessuno si volesse prendere la responsabilità che se i nostri figli respirano roghi o vivono in mezzo ai rifiuti, non ci sia un nesso tra salute e ambiente. Vorrei tanto che riuscissimo a far vedere questo nesso".

L'intervista la facciamo in una zona appena dietro al grande centro commerciale "Le porte di Napoli", luogo di ritrovo di migliaia di persone della provincia di Napoli, e chiaramente anche luogo di gioco per i bambini. Intorno a noi ci sono solo rifiuti. "Mi dici i nostri figli come fanno a giocare qui? Questa è una infanzia violata, i nostri figli non hanno mai giocato qui all'aperto, si imbrattavano tra i rifiuti. Venti anni fa gridavamo che volevamo le bonifiche, oggi ribadiamo che vogliamo le bonifiche". Ed è in questa terra, davanti a questa gente, che Papa Leone arriverà per portare un messaggio forte. Un messaggio atteso da chi combatte nella terra dei fuochi, atteso con la fiducia che non si da più, da queste parti, alle istituzioni. "Io mi aspetto che benedica tutti i malati di questa terra, e abbracci tutte le mamme che hanno perso i figli" ci dice Anna Lo Mele. "Speriamo che fa il miracolo, questa terra ne ha bisogno" ci dice Antonietta. "Deve incontrare quelle mamme e non le istituzioni, perché le istituzioni devono stare fuori, non hanno mai fatto niente per noi. Papa Leone deve incontrare le mamme, chi ha perso i propri figli e chi sta ancora lottando".

Lo farà. Antonietta Moccia sarà proprio tra le mamme della terra dei fuochi che avranno un colloquio privato con Papa Leone. Ma il territorio si aspetta anche una scossa, quella decisiva, quella che contribuisce a cambiare la storia di un disastro il cui esito nefasto sembra già scritto. E ce lo spiega Cannavacciuolo: "Io mi aspetto che quando arriva il Papa, non soltanto vada a divulgare il messaggio di tutela del creato, ma mi aspetto che quel messaggio arrivi nelle aule preposte, perché finalmente ci sia il riscatto, il vero cambiamento per la terra dei fuochi".

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