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Domenico Caliendo morto al Monaldi di Napoli

Morte Domenico Caliendo, Oppido nella riunione con lo staff: “Non si vedeva che il cuore era danneggiato”

In una riunione informale il cardiochirurgo Guido Oppido ripercorre le fasi del trapianto a Domenico Caliendo; le responsabilità, dice, sono da cercare esclusivamente a Bolzano. La trascrizione fa parte degli atti discoverati dalla Procura di Napoli.
A cura di Nico Falco
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Il dottor Guido Oppido
Il dottor Guido Oppido
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Il cuore arrivato da Bolzano per il piccolo Domenico Caliendo "non si vedeva manco che era danneggiato, si vedeva che era congelato poi l'abbiamo scongelato, sembrava normale": a parlare, durante una riunione informale con l'equipe coinvolta nel trapianto, il cardiochirurgo Guido Oppido; la trascrizione del dialogo, registrato di nascosto da uno dei presenti, fa parte degli atti che di due giorni fa la Procura di Napoli ha messo a disposizione di indagati, consulenti e la famiglia del bimbo.

La vicenda è quella della morte del piccolo, deceduto quasi due mesi dopo il trapianto, effettuato nell'ospedale Monaldi di Napoli, in cui gli è stato impiantato un cuore che si è rivelato essere non funzionante, probabilmente danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli perché conservato con del ghiaccio secco al posto di quello naturale. Nel registro degli indagati sono iscritti sette sanitari dell'ospedale napoletano, tra cui Oppido, che ha materialmente effettuato il trapianto, insieme alla vice Emma Bergonzoni, e Gabriella Farina, incaricata di prelevare il cuore a Bolzano.

La riunione informale è stata registrata dal coordinatore infermieristico Francesco Farinaceo, che ha poi consegnato il file ai carabinieri del Nas. Nel lungo discorso Oppido avvisa gli altri che saranno a breve ascoltati per l'audit disposto dal Ministero della Sanità e che, a suo parere, nessuno dei presenti ha colpe per quello che è successo e che le responsabilità ricadranno esclusivamente su chi, a Bolzano, ha messo il ghiaccio secco nel contenitore dell'organo rendendolo inutilizzabile.

Oppido ripercorre le fasi di quel 23 dicembre, per ricostruire quello che definisce "una combinazione unica che non si è mai verificata nell'universo"; ricorda di avere avviato le procedure dell'espianto del cuore malato del bimbo quando il box frigo con quello nuovo era già arrivato nella sala operatoria, ma, aggiunge, quando ancora non erano state controllate le condizioni. "Ognuno ha fatto quello che doveva fare – dice Oppido – chi doveva prendere l'organo ha preso l'organo, chi doveva espiantare ha espiantato, chi doveva… quando è uscito l'organo andava impiantato per forza".

Il cardiochirurgo riflette ancora sui tempi dell'espianto e sul fatto che, quando è stato controllato il nuovo organo, a suo dire senza danni evidenti, non avrebbero potuto fare altrimenti dato che al bimbo era stato già tolto il suo cuore: "L'abbiamo scongelato, sembrava normale. E quindi se io mettevo il cuore qualcuno mi avrebbe potuto dire ma scusa c'era pure il suo cuore, perché non glielo hai lasciato, e se invece non lo mettevo, buttavo l'organo e lasciavo il suo cuore, quando usciva di circolazione extracorporea tutti quanti avrebbero detto ma tu avevi un cuore di un donatore giovane che te l'hanno dato, non sai neanche se è malato, se è danneggiato, perché non l'hai impiantato?".

Nell'interrogatorio preventivo di fine marzo, davanti al gip di Napoli Mariano Sorrentino, Oppido aveva sottolineato di avere avviato la cardiectomia, ovvero l'espianto del cuore, solo dopo avere avuto l'assenso da parte di uno dei sanitari alla sua domanda sulla presenza del nuovo organo in sala operatoria.

Le procedure, secondo Oppido, che sono "normali per un trapianto" e sono state complicate "dal fatto che c'era una sostanza che non doveva essere dentro quel frigorifero". Sostanza, sembrerebbe ghiaccio secco, che non è stata messa da Gabriella Farina e che la dottoressa non avrebbe potuto riconoscere. E fa un esempio: "lei chiede del ghiaccio e le viene dato del ghiaccio secco… è come se uno va al bar e chiede un bicchiere d'acqua e gli danno la varechina… la colpa non può certo essere sua".

"La colpa – dice ancora Oppido – è sicuramente da cercare a Bolzano", dove un OSS o un infermiere potrebbe avere sbagliato ghiaccio, ma "non penso che risponde del fatto che è andata a pigliare un secchio di ghiaccio sbagliando ghiaccio, io penso che la questione si risolverà senza nessun tipo di problema per nessuno".

"Io non ho scritto né al Centro Nazionale Trapianti né a Bolzano – continua Oppido – perché che colpe gli vuoi dare a uno che va a pigliare il ghiaccio, che fa l'OSS, e sbaglia il ghiaccio? Non è che gli puoi dare tutto il peso di quello che è successo, però la colpa non è manco mia né sua, quindi cerchiamo di capirlo tutti quanti. Facciamo quest'audit in maniera serena, tutti seguiranno quello che verrà dichiarato, così vi mettete l'anima in pace".

Parlando ancora coi colleghi, Oppido sottolinea: "Non ho colpa… come hanno detto tutti in tv, tutti i trapiantologi, Rinaldi, Pace, Gargiulo, Barberida, Mariano Feccia, Pasquale Fratto, tutti si sono espressi dicendo che avrebbero fatto esattamente le stesse identiche cose". Rinaldi, il primo menzionato da Oppido, verrà poi scelto come componente del pool di periti del giudice per le indagini preliminari delegato all'incidente probatorio; ci sarà poi un dietrofront, anche in relazione ai dubbi evidenziati dall'avvocato Francesco Petruzzi, legale dalla famiglia Caliendo-Mercolino, proprio in merito alle considerazioni che aveva espresso sull'operato di Oppido.

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