La cardiochirurga Farina: “Non ho dato io l’ok a Oppido per l’espianto del cuore di Domenico Caliendo”

Non sarebbe stata lei a dare a Guido Oppido il cenno di assenso che avrebbe portato il cardiochirurgo a proseguire con il trapianto, poi fallito, sul piccolo Domenico Caliendo; quando hanno aperto la box, rendendosi conto in quel momento che il cuore era già congelato, l'organo del bambino era stato già espiantato. È quello che ha dichiarato, nel corso dell'interrogatorio, la dottoressa Gabriella Farina, che quel 23 dicembre 2025 si era occupata dell'espianto del cuore a Bolzano e del trasporto dell'organo nell'ospedale Monaldi di Napoli.
L'interrogatorio risale al 15 maggio 2026, il verbale è tra i documenti discoverati dalla Procura di Napoli (pm Giuseppe Tittaferrante, aggiunto Antonio Ricci) e fa parte degli atti dell'inchiesta sulla morte del bimbo di due anni e mezzo del Nolano, deceduto dopo due mesi in cui è rimasto collegato all'ECMO a seguito dell'impianto di un cuore irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto. Nel registro degli indagati sono stati iscritti sette medici del Monaldi, l'accusa è di omicidio colposo; Guido Oppido e la vice, Emma Bergonzoni, sono accusati anche di falso perché avrebbero modificato i dati contenuti nella cartella clinica; la famiglia Caliendo-Mercolino è assistita dall'avvocato Francesco Petruzzi.
I pm le ricordano le dichiarazioni di Oppido e della Bergonzoni, secondo i quali il primo operatore avrebbe proceduto con il clampaggio dell'aorta sul cuore di Domenico Caliendo (quindi le fasi iniziali dell'espianto del cuore malato) dopo che lui le aveva chiesto "avete fatto la cardioplegia?" e lei aveva risposto di sì.
Una ricostruzione che la dottoressa, però, smentisce: quella domanda, dice, non è mai stata formulata mentre lei si trovava in sala sterile. E nemmeno è possibile, dice, che la Bergonzoni l'abbia vista in sala operatoria, perché dalla sua posizione non avrebbe potuto vedere la zona del box, coperta da due persone, e aveva la visuale ridotta dagli occhialini per le operazioni. Alla cardioplegia (un trattamento che viene effettuato sul cuore da impiantare), aggiunge, non si è arrivati perché "non avevamo il cuore in quanto il contenitore era tutto ghiacciato".
Alla domanda precedente del pm, la cardiochirurga ricorda il momento in cui si sono accorti che il cuore era ghiacciato, all'apertura del box: "Mi sono immediatamente girata e ho visto che il cuore del bambino era stato già espiantato e si trovava sul tavolo".
Nel corso dell'interrogatorio Gabriella Farina ricostruisce anche la vicenda del ghiaccio secco, quello che le sarebbe stato consegnato a Bolzano e che avrebbe danneggiato il cuore. L'equipe da Napoli, dice, non aveva portato abbastanza ghiaccio naturale perché, nel poco tempo a disposizione per i preparativi, il macchinario non ne aveva prodotto a sufficienza.
A Bolzano aveva quindi chiesto altro ghiaccio per raggiungere la quantità idonea e, quando il personale le aveva chiesto "se andava bene", si riferiva alla quantità e non al tipo di materiale. Che fosse ghiaccio secco, non se ne era accorta: alla vista era indistinguibile da quello ordinario e, contrariamente a quanto riferito da una teste, nel momento in cui era stato versato nel contenitore non c'era stata nessuna esalazione di fumo che avrebbe rivelato la composizione.