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Il manager del cantiere Consolato Usa resta in carcere: “Violento e crudele, lavoratori minacciati e aggrediti”

Ulas Demir resta in carcere. Lo ha deciso la gip di Bergamo, che ha descritto la “natura violenta e crudele” del manager della Caddell, l’azienda sotto inchiesta per caporalato per la costruzione del Consolato Usa a Milano.
Carabinieri al cantiere del Consolato Usa a Milano (foto da LaPresse)
Carabinieri al cantiere del Consolato Usa a Milano (foto da LaPresse)

La giudice per le indagini preliminari Federica Gaudino del Tribunale di Bergamo ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Ulas Demir, il manager della sede italiana del colosso statunitense Caddell Construction Co. Llc incaricato della costruzione del nuovo Consolato Usa a Milano accusato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Per la gip, il 47enne sarebbe inserito "in contesti criminali aziendali, di apparente legalità, dediti da decenni allo sfruttamento di lavoratori su scala internazionale, con comportamenti sistematici di natura vessatoria" e per questo motivo, oltre al pericolo di fuga ipotizzato dalla Procura, ci sarebbe anche quello di reiterazione dei reati.

Stando a quanto ricostruito nell'inchiesta dei pm milanesi Paolo Storari e Mauro Clerici condotta dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, decine di operai di origine indiana sarebbero stati costretti ad accettare condizioni di lavoro degradanti per la costruzione del nuovo consolato americano a Milano. Demir era stato inserito nel registro degli indagati, in quanto responsabile del ramo italiano dell'azienda costruttrice Caddell, per l'accusa di caporalato.

Quando ancora non sapeva delle indagini a suo carico, lo scorso 29 maggio Demir è stato intercettato mentre parlava al telefono con una persona di una sua fuga a Istanbul e il 31 maggio arrestato all'aeroporto di Orio al Serio quando ormai stava per imbarcarsi. Come riportato nell'ordinanza firmata dalla giudice, durante quella conversazione telefonica il 47enne turco avrebbe citato una "personalità di spicco nella società turca che da 20 anni collabora nella costruzione di immobili con la Caddell, all'evidenza in inaccettabili condizioni di sfruttamento di lavoratori bisognosi provenienti da aree disagiate del mondo".

Diversi lavoratori, sentiti dagli inquirenti, avrebbero raccontato di "comportamenti minacciosi volti ad impedire l'intervento della polizia" da parte di Demir, il quale li avrebbe pure aggrediti "fisicamente" mostrando una "natura violenta e crudele". Nuove testimonianze di lavoratori, rese dopo il controllo giudiziario disposto sul ramo italiano della Caddell, hanno poi confermato le "minacce" e le "inaccettabili condizioni a cui erano sottoposti". Un operaio, in particolare, ha raccontato che il 47enne "ci diceva che se ci fossimo rivolti alla polizia ce l'avrebbe fatta pagare" e un altro ancora di "violenza fisica".

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