Lorenzo Pacini, candidato alle primarie a Milano: “Ostilità verso di me dai giovani del Pd, non capisco il motivo”

Ha fatto sicuramente discutere e parlare la candidatura di Lorenzo Pacini per le primarie del centrosinistra pensate per poter scegliere il candidato sindaco che correrà alle elezioni amministrative di Milano per il 2027. Assessore del Municipio 1, Pacini è noto per le sue posizioni nette e radicali che, qualche volta, hanno fatto venire non pochi mal di pancia anche al suo stesso partito, il Partito Democratico.
"È finito il tempo dei tecnici che governano la città come se fosse un’azienda. È tornato il momento della politica. Per quanto mi riguarda, una politica di sinistra, con risposte di sinistra perché abbiamo problemi urgenti che richiedono soluzioni di sinistra", ha detto in un'intervista a Fanpage.it.
Da cosa nasce la sua autocandidatura?
Nasce da un percorso lungo, che abbiamo fatto – e uso il plurale perché è un percorso collettivo – e che ha visto la richiesta netta di primarie. Questo percorso è quello Primarie Barbarie, grazie al quale abbiamo attraversato tutto il territorio di Milano. Da lì ad aprile abbiamo lanciato la piattaforma La Rivoluzione di Milano, raccogliendo sostegno, proposte e idee. Oggi, quindi, ci siamo sentiti pronti a lanciare questa candidatura.
È un’autocandidatura? Non credo nelle candidature, che non sono autocandidature. A un certo punto, in politica, quando si ha la giusta piattaforma, il giusto sostegno e la giusta organizzazione, ci si candida. Non bisogna aspettare che sia qualcun altro a farlo per te. Bisogna anche uscire da questo atteggiamento di democristiana memoria, secondo cui si viene indicati da qualcun altro. Noi abbiamo il coraggio delle nostre idee e quindi per questo ci candidiamo direttamente.
La sua candidatura come è stata accolta all’interno del Partito Democratico? Considerato anche che, qualche giorno dopo, è stata diffusa una nota stampa in cui si invitava alla cautela e alla calma.
Il Pd è un partito molto variegato. Credo che la mia candidatura sia stata presa in tutti modi possibili: dal più positivo al più negativo. Nel Pd convivono tante anime diverse.
Per quanto riguarda la dirigenza, rispetto pienamente anche la scelta di voler decidere a settembre come portare avanti le primarie. C'è un lavoro che va fatto e sostengo questa cosa. Personalmente contribuirò al massimo affinché la coalizione possa, nel modo migliore possibile, decidere come e quando fare le primarie.
L’anno scorso era emerso che tra lei e Paolo Romano ci sarebbe stata qualche tensione. Questo era stato evidenziato durante le elezioni nei giovani democratici a Milano e, in particolare, relativamente ad alcuni tesseramenti ritenuti irregolari.
Sono consapevole che ci sia un po’ di ostilità nei confronti della mia candidatura da parte di altri giovani del partito. Mi dispiace molto perché non ho ancora capito su quali temi non siamo d’accordo. Percepisco un po’ di abitudine nel fare certi giochi di corrente da parte di chi, quantomeno per questioni anagrafiche, dovrebbe superare questa idea di politica all’interno del partito. Per cui, me ne dispiace molto. Non ho ancora capito i motivi politici di questa cosa.
Per quanto riguarda la vicenda dei tesseramenti, il Pd ha già preso le sue decisioni e i suoi provvedimenti. Si rispetta quanto stabilito. La questione è ormai chiusa.
Si è parlato anche tanto di candidati civici. Nella coalizione di centrosinistra, tra i nomi è spuntato quello di Mario Calabresi. Cosa ne pensa?
Il candidato migliore è quello che vince le primarie di coalizione. Io penso che sia finito il tempo dei super manager che gestiscono politicamente la città. È finito il tempo dei tecnici che governano la città come se fosse un’azienda. È tornato il momento della politica. Per quanto mi riguarda, una politica di sinistra, con risposte di sinistra perché abbiamo problemi urgenti che richiedono soluzioni di sinistra.
Immaginiamo che Lei riesca a diventare sindaco di Milano. Alcuni sondaggisti sostengono che ci siano tre temi principali sui quali i cittadini di Milano pongono particolare attenzione: casa, sicurezza e ricchezza, inteso come reddito personale. Come agirebbe su ognuno di questi temi?
Partiamo dal presupposto che questi temi, così come tutti gli altri, derivano dallo stesso macro tema che è il costo della vita, che sta schizzando alle stelle a causa di un mercato che è anche drogato da un certo tipo di speculazione, che aumenta le disparità sociali. Abbiamo una piccolissima percentuale di persone sempre più ricca e tutti gli altri sempre più poveri, compresa la classe media lavoratrice.
Non solo chi guadagna poco, ma anche una persona con uno stipendio decente, in questa città, è a rischio povertà. Tutto parte da lì. Noi dobbiamo avere l’ossessione del costo della vita, di risolverlo e poi per quanto mi riguarda, il Comune, con tutte le difficoltà del caso e quindi anche con interventi supportati dalla Regione e dal Governo nazionale, deve trovare il modo di far contribuire di più dell’1 per cento di cittadini milanesi che possiede risorse sostanzialmente illimitate e, nel frattempo, è diventata sempre più ricca. Attraverso la reperibilità di queste risorse, si potrà fornire servizi pubblici a tutti gli altri per abbassare il costo della vita.
Sembra un’ispirazione al modello proposto dal nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, che poi è un esponente politico a cui le dicono di somigliare…
A me non piace imitare modelli lontani da noi, soprattutto se americani. Mamdani però insegna una grande cosa: tutto è impossibile finché qualcuno non lo fa. E sta usando tutte le leve che ha, sue come comune di New York, ma anche quelle della politica, quindi con il governo statale e federale, per fare le cose per cui è stato eletto. Noi dobbiamo tornare ad abituarci che se ti candidi con un programma di sinistra, poi devi governare come persona di sinistra.
È finito il tempo in cui ci si dice di sinistra, si fa un bel programma, poi si fa il governo e si fa tutto altro. È faticoso? Certamente sì. Necessario? Molto di più.
E invece sul tema sicurezza, particolarmente spinoso a Milano, come agirebbe?
Come dicevo prima, è un tema principalmente sociale: per sconfiggere la criminalità di strada bisogna sconfiggere la povertà economica e anche educativa. Quello che può fare il Comune è intervenire sull’aspetto sociale. Se noi abbiamo educatori ed educatrici con stipendi da fame, e sono quelle prime persone che dovrebbero aiutare le istituzioni a togliere i ragazzi dalla strada, a Milano non ci possono lavorare, non ci possono essere. Noi abbiamo bisogno di loro prima ancora che di altri poliziotti. Poi certamente le forze dell'ordine devono fare il loro lavoro, con gli strumenti adeguati, sostenuti come devono essere sostenuti e non con le pagliacciate di Governo. Però la loro gestione compete al Governo. Quello che deve fare il Comune è occuparsi di sicurezza attraverso gli strumenti sociali e quindi prevenendo. Se vogliamo risolvere il problema come Comune, assumiamo meno polizia locale, ma più educatori.
Pensa che per il centro-sinistra sarà una sfida abbastanza semplice quella contro il centro-destra? Perché a differenza delle ultime comunali il centro-destra non sta sottovalutando questa sfida.
Certamente siamo realistici. Le elezioni sono sempre incerte perché è la democrazia che funziona così. Però oltre a essere preoccupato dalla possibilità che possa vincere il centrodestra, sono preoccupato per un altro aspetto: quello di vincere noi, ma poi fare le cose sbagliate.
La cosa di cui adesso noi ci dobbiamo preoccupare, e le primarie servono a questo, è vincere per poi fare che cosa? Non basta vincere, bisogna poi governare nel modo in cui tu hai promesso di fare o quantomeno ti sei messo a disposizione di fare. Questo è fondamentale. L'idea di vincere basta è l'autodistruzione della sinistra. E soprattutto non potremo vincere pensando di dire: “Votate per noi perché altrimenti arrivano i fascisti”.
Immaginando sempre di diventare sindaco, ha già pensato a qualche nome che le piacerebbe avere nella sua squadra?
È troppo presto. Io penso che la politica, la società, l’associazionismo abbia risorse umane straordinarie, che potrebbero fare un lavoro pazzesco. Sicuramente la mia possibile giunta sarebbe composta da uomini e donne che conoscono questo territorio, che conoscono la storia di questa città e che soprattutto hanno quelle idee giuste per poter risolvere i grandi problemi di questa città. Questa è la mia giunta ideale.
E tra i nomi di possibili candidati nel centro-destra, c’è qualcuno con cui ti piacerebbe eventualmente sfidarti?
Rispondo in modo simpatico: Tutti, anche contemporaneamente.