“Sopprimili, lo scalpo è mio”: cosa scrivevano nelle chat i carabinieri a processo per la morte di Rachid Nachat

"Bene. Sopprimili. Autorizzo". Questo è solo uno dei messaggi scritti da Marco Cariola, il militare a processo per la morte di Rachid Nachat, il 34enne ucciso a colpi di fucile nei boschi di Castelveccana (in provincia di Varese) il 10 febbraio 2023, nella chat di gruppo dei carabinieri di Luino chiamata ‘Top players team‘. A quel tempo Cariola era comandante del nucleo Radiomobile ed è accusato di aver coperto il carabiniere Mauro Salvadori, che avrebbe materialmente fatto fuoco con un fucile da caccia. Come ha spiegato a Fanpage.it l'avvocata Debora Piazza, che con il collega Marco Romagnoli rappresenta i familiari di Nachat costituiti parte civile, i carabinieri avevano "numerose chat" dalle quali emergerebbe "un sistema in cui la vita dei ragazzi non valeva assolutamente nulla, con messaggi e video raccapriccianti, e conversazioni dal tenore: ‘Oggi che caccia dobbiamo fare? Questo che è morto è caccia nostra?‘".
La chat ‘Top players team': "Lo scalpo è mio"
La redazione di Fanpage.it ha potuto visionare alcuni messaggi scambiati in una di queste chat che da ieri, lunedì 13 luglio, sono entrate negli atti dell'inchiesta della Procura. Il gruppo in questione era chiamato ‘Top players team‘ e contava tra i suoi membri diversi carabinieri della Stazione di Luino. Come spiegato dall'avvocata Piazza, "c'erano tante chat come questa, per esempio ‘Mao Hunting‘, ‘Telefoni', e altre ancora. Più o meno i membri erano sempre i soliti, a seconda di come venivano spostati i carabinieri". Il 7 aprile 2022, l'allora comandante Cariola, scriveva: "Prigioniero. Uno basta" poco prima delle 15, poi ancora "presi due armati". Subito dopo Mauro Salvadori invia un paio di foto, alle quali Cariola risponde: "Bene. Sopprimili. Autorizzo", "Bene. Bravissimi" e conclude con "Lo scalpo è mio".
A questo scambio, sono stati aggiunti anche un paio di messaggi vocali, inviati il 15 maggio 2022 da un altro carabiniere (non indagato): "Tanto quelle merdacce ci tornano a dormire lì dentro perché si vede che non sanno dove cazzo andare, non sono attrezzati con le tende. Se cercano il capanno, vuol dire che hanno bisogno di un tetto sulla testa, quindi ci torneranno di nuovo. E noi gli romperemo il culo, hai capito? Senza pietà". E un altro ancora dove si sente un militare dire: "Non ha capito un cazzo, ha bisogno di schiaffi, schiaffi in faccia".
"Ragazzi trattati peggio degli animali"
"Le chat che sono emerse finora sono solo una piccola parte", ha commentato l'avvocata Piazza a Fanpage.it, "si trattava proprio di un sistema nel quale la vita dei ragazzi non valeva assolutamente nulla. Ci sono chat, messaggi, video raccapriccianti, assolutamente agghiaccianti. Non venivano trattati come persone, ma neanche come animali, peggio. Questo processo mi ricorda molto quanto accadeva a Sarajevo, dove i cecchini pagavano per uccidere".
Il processo con rito abbreviato davanti al giudice dell'udienza preliminare Marcello Buffa a carico di Cariola e Salvadori è iniziato, con gli avvocati di difesa Lucio Lucia e Luca Marsico che hanno depositato una perizia balistica di parte. Quando Salvadori ha sparato, con un fucile da caccia "portato illegalmente in luogo pubblico", nel tardo pomeriggio del 10 febbraio 2023 nei boschi delle cascate della Froda a Castelveccana aveva usato proiettili di gomma calibro 12 in teoria "non letali". Uno di questi ha colpito Nachat alla schiena, uccidendolo. Secondo il perito di parte, sarebbe stata colpa di una "problematicità di questo tipo di munizionamento", con il proiettile che avrebbe avuto "difetti di costruzione tali da provocare velocità del proiettile imprevedibili". A settembre quattro colleghi dei due imputati verranno ascoltati come testimoni per le difese.