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Elezioni amministrative 2027

Antonino La Lumia, pronto a candidarsi sindaco: “Milano è diventata respingente, così non ha futuro”

Antonino La Lumia, presidente dell’ordine degli avvocati di Milano, è tra i possibili candidato sindaco di Milano. “Dal mio punto di vista serve un profilo credibile, che conosca la città, che sappia parlare anche a chi, negli ultimi anni, si è allontanato dal voto, che tenga insieme, per quanto riguarda l’area di cui stiamo parlando, il centrodestra e possa aprire a energie liberali, riformatrici, civiche che oggi magari non si sentono rappresentate. Il perimetro, per me, è molto chiaro: un progetto alternativo all’attuale amministrazione”, ha detto a Fanpage.it.
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Presidente dell'ordine degli avvocati di Milano e fondatore dell'associazione Dialoga, Antonino La Lumia è tra i possibili candidati sindaco per il centrodestra. O, almeno, è tra i nomi rimbalzati nelle ultime settimane sui giornali. A Fanpage.it, ha affermato: "Chi pone la propria candidatura come condizione, per me, già sta mettendo se stesso davanti al progetto ed è esattamente questo quello che ha allontanato gli elettori in questi anni. Il contributo programmatico mio e di Dialoga resta a disposizione della coalizione in qualsiasi scenario".

Lei ha dato la sua disponibilità appunto a candidarsi come sindaco di Milano. È così?

Ho dato una disponibilità per un contributo per la città. È vero che il mio nome è ormai sui giornali da tempo, insieme ad altri, però credo che l'ordine dei fattori in politica non sia indifferente. Prima c'è il lavoro sui contenuti e poi le scelte sulle persone. Ho voluto fondare un'associazione, che si chiama Dialoga, con la quale stiamo cercando di costruire un contributo programmatico per Milano, che metteremo a disposizione dell'area di centrodestra e di chi vorrà riconoscersi in un progetto liberale e riformatore.

Se questo percorso porterà anche a una scelta personale, la valuteremo nelle sedi opportune. Secondo me, però, bisogna evitare gli errori del passato. Per questo ritengo che bisogna andare sul contenuto prima che sulle scelte personali.

Andiamo proprio sul contributo programmatico per Milano, su cosa si fonda e cosa immaginate per la città?

Proprio con Dialoga abbiamo creato un circuito politico-culturale di ispirazione liberale, riunendo professionisti, imprenditori, dipendenti pubblici, studenti, cittadini che vogliono incidere sulle scelte pubbliche. Siamo partiti dalle esigenze dei cittadini per costruire poi un programma che potesse essere vicino ed espressione loro.

Abbiamo intervistato chi dovrà recarsi alle urne per scegliere la nuova amministrazione. Abbiamo commissionato a Eumetra, società del professor Mannheimer, una indagine su un campione rappresentativo di mille milanesi. In questo modo, è stato possibile conoscere i temi su cui adesso stiamo costruendo il percorso programmatico. I punti principali sono la sicurezza e la casa, oltre che il costo della vita.

Il 71% degli intervistati ha ritenuto che la sicurezza fosse la priorità. Il dato abbastanza significativo è che solo il 7% dei cittadini intervistati considera Milano una città sicura. Sono numeri che non permettono a nessuno né di minimizzare né, d'altro canto, di speculare. La nostra impostazione è duplice e nello stesso tempo molto chiara. C'è quello che il Comune può fare subito, per esempio: riorganizzare la polizia locale e riportare gli agenti nei quartieri con una presenza fissa e riconoscibile, magari anche nelle zone più critiche, investire sull'illuminazione, sulla videosorveglianza integrata e sulla manutenzione, proprio perché il degrado purtroppo è l'anticamera dell'insicurezza.

Bisogna inoltre usare fino in fondo e sempre con più efficacia gli strumenti di coordinamento con Prefettura e Questura. Non bisogna, da questo punto di vista, però fare l'errore di promettere quello che in realtà il Comune non può fare perché è invece di competenza statale. Bisogna impegnarsi a essere interlocutori esigenti e autorevoli del Governo, chiunque lo guidi, e quindi far presente ai milanesi che non si agisce sulla base di slogan o di propaganda, ma sulla base della serietà.

Lei è un avvocato e ha molta esperienza in merito, non crede che alle misure repressive vadano accompagnate altre misure? Spazi sociali o, in caso di criminalità giovanile, centri estivi gratuiti, scuole aperte nel pomeriggio o alla sera, luoghi che possano intercettare i ragazzi e fornire alternative. 

Assolutamente sì. È evidente che un problema di sicurezza generalizzato, come quello che certamente oggi vive Milano, nasce da situazioni di debolezza, di fragilità, anche di disarticolazione della società e in alcuni casi di mancanza di assistenza. Il vero amministratore pubblico, oltre che essere competente e trasparente, deve avere una dote che credo sia insostituibile, che è quella dell'equilibrio.

Deve necessariamente, come sul tema della sicurezza, essere in grado di bilanciare l'applicazione della legge, per quanto riguarda eventuali reati commessi, ma non si può fermare a una logica meramente repressiva. Deve garantire un percorso culturale e di partecipazione alla società, che è un antidoto fortissimo alla criminalità e che diventa un valore aggiunto per garantire la sicurezza.

Per questo intercettare le esigenze e le istanze nei quartieri, anche più periferici, è un valore. Parliamo spesso di policentrismo di Milano, che significa che Milano deve necessariamente avere le stesse attenzioni per il centro storico, che è sicuramente il cuore pulsante dal punto di vista finanziario, sociale, economico, ma non solo. Immagino una città che abbia più cuori pulsanti dove le periferie non si sentano un aggregato, quasi di impiccio, a un centro storico che viene valorizzato in tutti i modi, ma diventano una connessione stabile, un tessuto connettivo importante per la città.

Vorrei che ci fossero milanesi orgogliosi non soltanto di vivere a Milano, ma di vivere nel loro quartiere. Una città che diventa respingente per chi l'abita è una città che non ha grande futuro.

L'altro tema è quello della casa: a causa dei costi eccessivi sia di affitti che anche di compravendite, Milano rischia di svuotarsi e non solo nelle zone più centrali.

Gli ultimi numeri che ci dà l'osservatorio Casa Abbordabile del Politecnico di Milano sono chiarissimi. Sia i canoni di locazione medi sia i costi delle case al metro quadrato sono aumentati in maniera vertiginosa. La città sta diventando inaccessibile proprio per chi la fa funzionare: per le famiglie del cito medio, per gli infermieri, per gli insegnanti, per i giovani professionisti.

Il Comune può avere delle leve vere: rigenerare il patrimonio pubblico sfitto insieme alle società pubbliche che lo gestiscono, orientare l'urbanistica verso l'affitto a canoni sostenibili con regole certe ovviamente per chi investe, usare la leva fiscale comunale dove la legge lo consente. Quando la legge non lo consente, perché di competenza nazionale, dobbiamo fare in modo che il Comune diventi un pungolo per il governo nazionale per garantire agevolazioni anche alle realtà milanesi.

Il nostro compito deve diventare quello di tenere insieme attrattività e accessibilità. A me non piace ragionare per slogan, mi piace parlare con le persone, creare una squadra ideale non soltanto con chi dovrebbe poi essere chiamato a incarichi di governo attivo nell'amministrazione, ma creare un confronto, un ascolto continuo con i cittadini. Il mio obiettivo è far innamorare nuovamente i milanesi di Milano. C'è un dato che nessuno sta prendendo in considerazione in questo momento: negli ultimi trent'anni, dal 1997 al 2027, Milano ha perso sostanzialmente un elettore su quattro.

Ci sono persone che non vogliono disamorarsi di Milano, ma che certamente sono delusi da come Milano sta evolvendo e da come viene gestita. Non si può essere sindaco di metà città, bisogna lavorare per essere necessariamente il sindaco di tutti.

Il tema non si può affrontare con la retorica della partecipazione ridotta al giorno del voto: chiedere ai cittadini di ricordarsi di andare a votare ogni cinque anni per poi decidere senza di loro nei cinque anni successivi, è esattamente il meccanismo che ha prodotto questi numeri deficitari. La partecipazione, a mio avviso, si deve ricostruire in un altro modo. Il prossimo sindaco deve mettere la condivisione delle scelte e il dialogo come metodo di lavoro al centro del progetto. Non deve essere una sorta di cerimonia consultiva a decisioni già prese, ma un metodo permanente. Quindi, municipi e quartieri coinvolti prima delle delibere che li riguardano, corpi intermedi, professioni, imprese che siano trattate da interlocutori effettivi e non da destinatari di annunci.

Io metto due condizioni: la prima è la credibilità del programma e quindi proposte verificate, coperture indicate come ordini di grandezza, competenze distinte, poche promesse e tanti fatti realizzabili. La seconda invece è il tono. Una parte dell'astensione è una reazione a una politica urlata, fatta di attacchi personali. Ho fondato un'associazione di ispirazione veramente liberale e, per. me, ci deve essere una campagna pacata che tratta gli elettori da adulti. È un dato che può sembrare quasi controcorrente, però penso che sia esattamente quello che la gran parte di Milano si aspetta.

Avrà visto che in queste settimane sono comparsi tantissimi nomi per possibili candidati sindaco sia per il centrodestra che per il centrosinistra. Per il centrodestra è stato fatto anche il nome di Cottarelli, indicato da Forza Italia. La Lega, in particolare, non è molto d'accordo. Si ipotizza inoltre anche di correre separatamente per poi riunirsi al ballottaggio. Lei cosa ne pensa?

Che ci sia vitalità è positivo. Ho massimo rispetto di tutti coloro che si mettono in gioco. Il numero che mi preoccupa però, prima di qualsiasi sondaggio sulle persone, sono i numeri del voto in calo. Nel  2021, per la prima volta nella storia della città, meno di un elettore su due è andato a votare. Per quanto riguarda i nomi, ho massimo rispetto per il professor Cottarelli. In generale, non mi piace commentare i singoli nomi perché la scelta del candidato spetta alla coalizione e sono certo che verrà fatta con la serietà che Milano merita.

Dal mio punto di vista serve un profilo credibile, che conosca la città, che sappia parlare anche a chi, negli ultimi anni, si è allontanato dal voto, che tenga insieme, per quanto riguarda l'area di cui stiamo parlando, il centrodestra e possa aprire a energie liberali, riformatrici, civiche che oggi magari non si sentono rappresentate. Il perimetro, per me, è molto chiaro: un progetto alternativo all'attuale amministrazione.

Dentro questo perimetro, prima si discute di programma e poi, ovviamente, ci sono anche i nomi. I miei temi li ho messi sul tavolo sin dall'inizio e quindi sappiamo perfettamente che quello che noi portiamo avanti come gruppo, come associazione di ispirazione liberale, è quello che abbiamo detto anche nella nostra presentazione che è stata il mese scorso.

Se invertiamo l'ordine purtroppo si ricomincia con gli errori del passato. Invece credo che oggi si possa avere la possibilità di dare a Milano un'amministrazione che possa effettivamente invertire la rotta. Noi vogliamo essere il coraggio operativo di questa città perché mettiamo insieme una caratteristica che è il coraggio delle idee, ma anche delle azioni.

Credo che oggi sia assolutamente importante che ci sia una perfetta corrispondenza fra le idee, ma soprattutto che queste idee si traducano in progetti concreti.

Passiamo al tema primarie nel centrodestra, secondo lei può essere una buona occasione per coinvolgere ancora di più i cittadini nella scelta di un possibile candidato?

Anche sulla questione metodo, poi deciderà la coalizione. Credo che qualsiasi metodo serio – le primarie, le consultazioni, una sintesi politica fatta per tempo – vada bene se produce però due risultati: un candidato che venga scelto con largo anticipo, quindi che non si faccia come è stato fatto nelle scorse elezioni, e soprattutto che ci sia un programma costruito prima. La mia disponibilità è quella che c'è sempre stata: la mia associazione Dialoga c'è, il lavoro programmatico c'è. Io non mi sono mai sottratto alle mie responsabilità in nessun ambito. Ripeto: prima il lavoro e poi le scelte.

Nel caso in cui non dovesse essere lei il candidato sindaco, sarebbe disponibile a candidarsi per Milano?

Il mio impegno continua e continuerà. Chi pone la propria candidatura come condizione, per me, già sta mettendo se stesso davanti al progetto ed è esattamente questo quello che ha allontanato gli elettori in questi anni. Il contributo programmatico mio e di Dialoga resta a disposizione della coalizione in qualsiasi scenario. Se il percorso che viene tracciato, indicherà anche una responsabilità personale, non mi tirerò indietro. Le rotture annunciate in anticipo, però non fanno parte del mio modo di intendere la politica che è prima di tutto un servizio.

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