Pietro Tatarella: “Pronto alle primarie per il candidato sindaco a Milano, Sardone farebbe campagna sulla paura”

"È vero che sono passati sette anni, ma la macchina amministrativa la conosco bene": risponde così Pietro Tatarella, auto candidatosi sindaco di Milano, a chi sostiene che il suo nome potrebbe non essere spendibile dal centrodestra per le prossime elezioni amministrative 2027.
Milanese di Baggio, Tatarella è stato un esponente di Forza Italia e consigliere comunale a Milano. Poi, nel 2019, è stato travolto dall'inchiesta Mensa dei poveri, che è terminata con un'assoluzione con formula piena sia in primo che in secondo grado, che lo ha allontanato dal mondo politico. Nell'intervista con Fanpage.it, traspare decisione e, soprattutto, alcuna paura delle sfide che siano le primarie, di cui tanto si parla nel centrodestra, o che sia il possibile confronto con qualsiasi candidato di centrosinistra.
Dopo anni di stop, ha annunciato la sua discesa in campo: "Spero di riuscire a trasmettere ai milanesi la voglia di lavorare e di voler realizzare qualcosa che può sembrare irrealizzabile in soli cinque anni di governo", ha detto a Fanpage.it.
Il suo nome è sul tavolo della coalizione di centrodestra. L'unico dubbio, per alcuni, è relativo alla sua inattività politica dovuta alla vicenda giudiziaria che l'ha riguardata. Come risponde a chi avanza queste perplessità?
È vero che sono passati sette anni dalla mia ultima esperienza politica, ma la macchina amministrativa la conosco bene. Non è cambiata così tanto negli ultimi anni. In questi sette anni, è stato possibile vedere i problemi della città da un punto di osservazione diverso. A ogni modo, questa motivazione dell'inattività la trovo un po' debole.
Antonio Tajani di Forza Italia ha indicato Carlo Cottarelli come possibile candidato sindaco. Un nome fatto per avvicinare Azione, ma che fa storcere il naso agli altri alleati considerato il suo passato nel Pd.
È chiaro che da un lato può sembrare che, in questi quindici anni di opposizione a Milano, non si sia riusciti a costruire un progetto che possa essere ritenuto credibile e che possa avere più possibilità di vittoria. A mio parere, c'è bisogno di scrivere un programma elettorale da sottoporre ai milanesi e per farlo serve una persona che abbia una conoscenza viscerale della città. Credo di conoscere molto meglio la città di quanto possa conoscerla Cottarelli.
Tajani però non è l'unico. Anche Alessandro Sorte, coordinatore regionale di Forza Italia in Lombardia, ieri ha sostenuto l'ipotesi di Carlo Cottarelli come candidato sindaco. Ha aggiunto, che in squadra potrebbero esserci Gabriele Albertini e Letizia Moratti, a cui spetterebbero eventualmente due assessorati. Cosa ne pensa?
Credo che le discussioni sulle giunte vadano fatte dopo la fine delle elezioni. Anche perché, uno dei criteri fondamentali, è sapere quali sono le percentuali di voto dei singoli partiti della coalizione. Questi passi in avanti, sono molto lontani dal mio modo di concepire la politica.
Albertini e Moratti hanno svolto molto bene il loro ruolo di sindaco, ma credo che adesso sia giunto il momento di guardare avanti. Non si può rimanere ancorati a schemi del passato. È necessario responsabilizzare una nuova classe dirigente.
Cosa ne pensa dell'ipotesi di correre senza la Lega nella coalizione?
Per me la strada deve essere quella della coalizione classica quindi Lega, Fratelli d'Italia, Forza Italia e Noi moderati. L'obiettivo di far correre la Lega da sola potrebbe essere cercare di marginalizzare Vannacci? È vero che il consenso nei suoi confronti è in crescita, ma quando si vota per il Comune, i cittadini vogliono vedere cosa un candidato propone e che credibilità ha nel poterlo realizzare. Per me non c'è altra strada che non la coalizione classica. A maggior ragione, nello stesso anno in cui si voterà per le Politiche. Non c'è necessità di farsi vedere separati dagli elettori.
Parliamo invece di progetti politici. Alcuni sondaggi hanno spiegato che sono tre i punti ai quali i milanesi tengono: casa, sicurezza e ricchezza intesa sia come lavoro che come costo della vita. Immaginandoci che lei domani diventa sindaco di Milano, qual è la sua idea?
La mia idea è sicuramente una programmazione urbanistica che parta da come costruire, da quanto costruire ma che risponda alla domanda per chi costruire. Dobbiamo avere bene chiaro in mente a chi ci vogliamo rivolgere quando parliamo di nuove costruzioni. A maggior ragione quando parliamo di costruzioni di housing sociale e di case popolari, che saranno un tema centrale visto il piano casa approvato dal Senato.
Dobbiamo sicuramente capire che il modello di famiglia media milanese è cambiato rispetto a quella del dopoguerra. Il Comune, oggi, continua a erogare servizi basandosi su un modello di famiglia, che non è più attuale. A Milano oggi ci sono molti single o famiglie dove lavorano entrambi i genitori e con uno o due figli al massimo.
Noi quindi dobbiamo partire da questo. Dobbiamo rispondere alla domanda: "Per chi vogliamo costruire?". Perché c'è tutta una fetta di popolazione che non ha accesso alle case popolari e non si può permettere di acquistare una casa sul libero mercato ai prezzi che ci sono oggi a Milano.
Sulla base di quanto riportato da uno studio di Confcooperative, oggi un impiegato di primo livello, se rapportiamo il costo delle case al suo stipendio, non si può permettere più di 21 metri quadri a Milano. È chiaro che è tagliato completamente fuori dalla possibilità di acquistare una casa. Dobbiamo andare a rimodulare il welfare. Il welfare ambrosiano, che è stato un modello per l'Italia scritto e creato dalla tradizione socialista, quindi anche di sinistra, è stato creato in modo trasversale negli anni e oggi non risponde più alle esigenze.
Va completamente riscritto. Attualmente continuiamo ad aiutare una fetta di popolazione, che ha delle fragilità e che sicuramente va aiutata, ma escludiamo tutta quella fetta centrale che per assurdo finisce alla fine del mese ad avere più problemi e a soffrire di più di quelli che guadagnano meno di loro.
E sull'altro tema, quello della sicurezza?
Dobbiamo intervenire immediatamente nei primi 100 giorni con una riorganizzazione del corpo della polizia locale. Oggi con l'uso di strumenti tecnologici, come l'intelligenza artificiale, è possibile svolgere alcune funzioni amministrative che attualmente sono di competenza degli agenti di polizia.
Va da sé che, in questo modo, è possibile riportare il maggior numero di agenti su strada, dare a loro formazione e strumenti per intervenire e far percepire ai milanesi che inizia la tolleranza zero. Il punto è che non esistono solo gli scippi o le rapine, ma vi sono anche problemi di degrado e vandalismo. Per esempio, i graffiti che riempiono i muri della città.
Dobbiamo far capire che è finito il tempo della tolleranza. E per farlo, bisogna colpire in modo molto duro anche questi piccoli fenomeni che sono diventati invece fenomeni sociali sempre più importanti.
Sarebbe necessario fare anche un censimento delle telecamere presenti in città: ce ne sono tante che non funzionano o che non sono state messe in rete. Andrebbero invece messe in rete perché non solo servono a individuare una persona prima che commetta un reato, ma consentirebbero anche di fare grande prevenzione.
Le faccio un altro esempio: l'Enac nell'ultimo periodo ha sbloccato la possibilità di guidare i droni a vista. Il che significa che si possono controllare anche da remoto. Sono state fatte sperimentazioni anche in diverse città italiane. Sono convinto che questo non sia il futuro, ma il presente. Basta solo investire risorse su queste nuove tecnologie perché possono essere molto utili per prevenire.
Sentiamo molto parlare di reati commessi da giovani e giovanissimi. Non pensa che manchino spazi per incentivare la socialità o l'educazione e che possano fare da deterrente e avere una reale funzione di prevenzione?
È chiaro che la prevenzione e l'educazione, che comunque sta in capo per prima alle famiglie, siano strade sulle quali bisogna investire. Non credo nella narrazione che dipinge le nuove generazioni come portate a commettere reati o ad avere comportamenti fuori dalla legge. Io Milano la giro. Vedo che c'è una belle gioventù e non ci sto a dipingere così tutti i giovani.
Dobbiamo anche smettere di definire questi soggetti baby gang o maranza perché nel momento in cui diamo quel nome, quella connotazione, gli diamo di fatto un ruolo nella società. Per loro è un complimento. Stiamo dando loro importanza. Andrebbero chiamati per quello che sono: disadattati sociali privi di cultura.
Non credo neanche che siano tutte persone che a casa vivono situazioni di fragilità e degrado sociale. Ci sono anche ragazzi che hanno famiglie dove i genitori lavorano e magari fanno fatica a seguirli. Credo quindi che si potrebbe iniziare a colpire sul portafoglio.
Quando giro per Milano, vedo parchi giochi con giochi completamente distrutti. Vedo muri imbrattati, panchine rovinate, divelte, bruciate. Vedo situazioni in giro per la città, che fanno male e in cui sono stati spesi soldi pubblici. Rimetterle a posto, ha poi un costo. Intervenire, quindi, è la migliore prevenzione. Se un ragazzino, quando torna a casa, porta la terza multa in un mese e magari ha un genitore che fa sacrifici, che lavora e fa straordinari per mantenerlo, a un certo punto probabilmente potremmo avere anche dalle famiglie, quella collaborazione che serve.
È brutto dover ottenerlo con le cattive maniere, però ritengo che si debba da subito far capire che la nuova giunta non ammette tolleranza.
Quindi non crede che manchino iniziative o spazi sociali che possano aiutare a educare e prevenire queste situazioni?
No. Credo che Milano abbia un'abbondanza di spazi sociali e opportunità sia nei quartieri periferici che del centro. Sicuramente si può fare molto meglio, però è chiaro che bisogna responsabilizzare molto più le famiglie. Lo strumento della punizione va adottato sia con questi ragazzi, ma anche con tutti i cittadini che pensano che le regole non si debbano rispettare.
Poniamo caso che il centrodestra opti per le primarie. Durante la conferenza stampa in cui ha annunciato la sua candidatura, ha affermato che potrebbe superare i possibili sfidanti come Silvia Sardone e Maurizio Lupi. È ancora di questo avviso?
Se il centrodestra dovesse scegliere il metodo delle primarie per identificare il candidato sindaco, di certo non mi tirerò indietro. Non ho paura del confronto. Anche perché un conto è fare una campagna sulle paure delle persone, e mi riferisco a Sardone; un conto è farla su quello che si vuole realizzare e sull'idea che si ha di città. Farò una campagna, se sarà delle primarie o elettorale, dove non farò semplicemente l'elenco dei fallimenti delle giunte di centrosinistra. Anche perché bisogna essere oggettivi: non sarebbe né coerente né giusto dire che qualsiasi cosa fatta dal centrosinistra è stata sbagliata. Quello che bisogna dire ai milanesi è cosa vogliamo fare in discontinuità con le giunte Sala e Pisapia.
Spero di riuscire a trasmettere ai milanesi la voglia di lavorare e di voler realizzare qualcosa che può sembrare irrealizzabile in soli cinque anni di governo. Sono convinto che se ci si mette tutti insieme con grande determinazione, in cinque anni, si potrà veramente notare un cambiamento nella città.
Ho visto che Milano probabilmente potrebbe ipotizzare di candidarsi alle Olimpiadi 2036. Una candidatura diffusa con Torino e Genova, ma sarà un progetto a lungo termine su cui lavorare. Le manifestazioni di questo tipo portano infrastrutture, investimenti. Dobbiamo però continuare a lavorare sul quotidiano.
Qualora fosse lei il candidato di centrodestra, c'è qualcuno nel centrosinistra che le piacerebbe sfidare tra i nomi emersi finora?
Sinceramente no. Non faccio parte di quelli che oggi dicono che se il candidato sarà Calabresi, per il centrodestra sarà molto difficile vincere. Un bravo giornalista non è per forza un bravo sindaco. È vero che alle ultime elezioni, Sala ha vinto con il 57 per cento. Ma è altrettanto vero che hanno votato meno della metà dei milanesi. Dobbiamo concentrarci sul far votare un 10-15 per cento in più delle persone che hanno votato all'ultima tornata elettorale. Sono queste quelle che faranno la differenza tra una vittoria e l'ennesima sconfitta che significherà venti anni di governo della città al centrosinistra.
Sui nomi, per me, che sia Majorino o Calabresi, è assolutamente ininfluente.