Comune di Napoli, è scontro interno: il sindaco Manfredi revoca tutti i direttori delle Municipalità

A poco meno di un anno dalle elezioni comunali di Napoli rischia di surriscaldarsi il clima interno all'amministrazione comunale tra la parte politica e quella degli amministrativi. In una forma senza precedenti, ovvero quella dell'unica delibera, arrivata come un fulmine a ciel sereno, il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha revocato l'incarico ai direttori delle dieci Municipalità del Comune. In un'unica delibera vengono azzerati i vertici amministrativi degli enti di prossimità, un fatto, che per quanto lo si voglia presentare come "normale amministrazione" è sicuramente una presa di posizione dura, destinata ad aprire un conflitto di non poco conto tra l'amministrazione ed i suoi dipendenti. Sullo sfondo ci sono le indagini della Corte dei Conti sugli emolumenti illegittimi ai consiglieri di quartiere e la volontà dei direttori di chiederne la restituzione ai politici.
Era pronta la lettera per chiedere la restituzione dei gettoni
La vicenda che sta dietro alla revoca dei direttori delle Municipalità è quella relativa all'indagine della Corte dei Conti sui costi della politica. Subito dopo la sua elezione, Manfredi ha provveduto ad aumentarsi significativamente lo stipendio, generando, come previsto dalla legge, una serie di aumenti a cascata per tutte le cariche che recepiscono uno stipendio che è proporzionati in percentuale a quello del Sindaco. E così, oltre agli aumenti significativi per gli assessori ed i 48 consiglieri comunali, si è arrivati ad aumenti significativi per i Presidenti di Municipalità, gli assessori di Municipalità ed anche per i 300 consiglieri municipali. Questi ultimi sono arrivati a prendere uno stipendio da 1.000 euro al mese, circa il doppio di quello che si percepiva prima di Manfredi. A seguito di una denuncia di alcuni consiglieri municipali, la Corte dei Conti ha avviato un'indagine. Poco meno di un anno fa, una delibera ha abbassato gli stipendi dei consiglieri municipali, riportandoli a circa 600 euro al mese, limitando in questo modo i costi della politica nelle Municipalità. Nulla invece è stato sottratto ai consiglieri comunali, agli assessori ed ovviamente al Sindaco. Sul tavolo è rimasto però il tema della restituzione degli emolumenti percepiti dai consiglieri di quartiere. L'indagine della Corte dei Conti va dal 2016 al 2026, e prevede sia gli emolumenti in eccesso, quelli frutto degli aumenti, sia una indagine articolata sulle presenze nelle commissioni consiliari. I dieci direttori di Municipalità già da tempo avevano fatto intendere a Palazzo San Giacomo di voler "mettersi a posto con le carte" rispetto all'indagine della Corte dei Conti. E così nella mattinata del 14 luglio la situazione è improvvisamente precipitata. I dieci direttori hanno comunicato la volontà di inviare una lettera ai consiglieri ed ex consiglieri di municipalità dal 2016 ad oggi richiedendo la restituzione dei gettoni in eccesso. Una sostanziale messa in mora che avrebbe però reso tutte queste persone ufficialmente dei debitori del Comune di Napoli. Una condizioni incompatibile con le cariche elettive. Pertanto nessuno di quelli che avrebbero ricevuto la lettere con la richiesta di rimborso sarebbe poi risultato elegibile. In buona sostanza, non si sarebbero potuto ricandidare. Se contiamo che oltre agli attuali 300 consiglieri di municipalità, ci sono anche molti che oggi sono consiglieri comunali, presidenti di Municipalità, qualcuno addirittura è diventato consigliere regionale. Insomma mezzo ceto politico del campo largo non si sarebbe potuto ricandidare.

Lo scontro con Manfredi ed il "repulisti" generale
Il Sindaco, resosi conto del terremoto politico che avrebbe comportato la vicenda, avrebbe chiesto, a quanto apprende Fanpage.it, ai direttori di richiedere solo l'anno 2016 e non tutti gli ultimi dieci anni di emolumenti. I direttori però sono andati avanti per la loro strada, con il fermo obiettivo di non mettersi di traverso rispetto alle indagini della Corte dei Conti. Da qui la decisione senza precedenti: tutti revocati. Claudio Martelli, direttore della Municipalità 1, Fabio Piero Fracasso, direttore della Municipalità 2, Paola Cerotto, direttrice della Municipalità 3, Antonio Montano, direttore della Municipalità 4, Giuseppina Sarnacchiaro, direttrice della Municipalità 5, Luigi Loffredo, direttore della Municipalità 6, Roberta Sivo, direttrice della Municipalità 7, Pino Imperatore, direttore della Municipalità 8, Antonietta Agliata, direttrice della Municipalità 9, Manuela Brescia, direttrice della Municipalità 10, tutti revocati con decreto sindacale. Tra i più agguerriti tra i dirigenti sulla questione, a quanto apprende Fanpage.it, c'è la ormai ex direttrice della Municipalità 9, il colonello Antonietta Agliata, ex polizia municipale, tra le più intransigenti rispetto alle posizioni dei politici tese a "mitigare" la vicenda dei rimborsi. Molti di questi direttori erano stati nominati appena pochi mesi fa, Fracasso, Loffredo e Brescia erano stati messi al vertice amministrativo delle Municipalità appena a tre mesi a mezzo fa, a marzo 2026. Difficili dunque poter credere alla "normale riorganizzazione" viste le nomine recentissime di alcuni direttori.
Nelle municipalità è il caos: "Ed ora chi firma?"
"Ed ora chi firma?". E' questa la frase che si rincorre nelle chat dei consiglieri municipali, in quelle dei partiti e degli amministratori a vario titolo. Il decreto di Manfredi si limita a decapitare le direzioni delle Municipalità, ma non nomina i sostituiti, anche perché è difficile capire chi sarebbe disposto a non richiedere il rimborso dei gettoni. Il direttore delle Municipalità è una figura fondamentale dal punto di vista amministrativo. Insieme al Presidente, che è la parte politica, manda avanti l'intera baracca. Senza direttori, e senza una soluzione all'orizzonte, le Municipalità in queste ore stanno andando letteralmente nel caos. Appalti, manutenzione delle strade, gli istituti scolastici, il verde pubblico, tutte quelle che sono le funzioni delle municipalità in questo momento hanno un grosso punto interrogativo rispetto al terminale di ogni atto pubblico necessario. Una paralisi amministrativa che si affronterà nei prossimi giorni, magari individuando dei dirigenti facenti funzione che sostituiscano i direttori, fino a quando da Palazzo San Giacomo non troveranno dieci dirigenti disposti a fare un passo indietro sulla vicenda dei gettoni. Una situazione che è assolutamente clamorosa. Per capire come sia stato possibile è necessario fare però due conti. Un consigliere che ha fatto tutte le consiliature dal 2016 a oggi dovrebbe restituire una cifra vicina ai 60.000 euro. Oltre all'enormità della somma, tutto sommato parliamo di consiglieri di municipalità, ci sarebbe la ineleggibilità. Insomma chi si candiderebbe? Uno scenario che per il campo largo farebbe tremare i polsi. Ed è a fronte di questo gigantesco pasticcio che Manfredi arriva al gesto clamoroso di decapitare le direzioni amministrative delle Municipalità. Il problema è come si andrà avanti, e soprattutto quali saranno le ulteriori mosse della Corte dei Conti. Insomma quell'aumento di stipendio deciso subito dopo le scorse elezioni comunali, sta generando un terremoto da incubo difficilissimo da gestire.