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Nel bilancio di Eav una marea di cause dei dipendenti: ferie pagate a metà e tute da lavoro mai lavate

Bilancio 2025 di EAV, la società che gestisce le linee ferroviarie della Campania: 1.342 cause pendenti, il 55% per vertenze di lavoro, tra straordinari, ferie e Dpi.
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Capo cronaca Napoli
Umberto de Gregorio, presidente uscente di Eav
Umberto de Gregorio, presidente uscente di Eav
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Non soltanto le oltre cinquecento cause  di lavoro per «usura psicofisica» raccontate nei giorni scorsi. Il bilancio 2025 di Ente Autonomo Volturno, insieme alle relazioni di revisori e sindaci che lo accompagnano, disegna un fronte giudiziario più ampio: 1.342 cause pendenti in tutto, delle quali oltre la metà (55%) sono cause di lavoro, e che nel solo 2025 hanno pesato per l'85% di tutte le nuove cause intentate contro l'azienda. Secondo la Relazione sulla Gestione allegata al bilancio d'esercizio 2025 della società che gestisce Circumvesuviana, Circumflegrea, Cumana e MetroCampania NordEst, il contenzioso pendente al 31 dicembre 2025 si compone di 740 giudizi di lavoro, di cui 716 davanti al giudice ordinario (704 passive, 12 attive) e 24 davanti al giudice amministrativo; 602 giudizi verso terzi, di cui 573 davanti al giudice ordinario (237 attive, 336 passive) e 29 davanti al giudice amministrativo, tutti passivi.

Il documento individua tre «filoni seriali» di cause di lavoro. Il primo, quello già emerso nei giorni scorsi, riguarda il risarcimento del danno da usura psicofisica per gli straordinari oltre i limiti di legge: 548 cause, di cui 252 sentenziate in primo grado e 18 in appello. Gli altri due filoni non erano ancora emersi. Il bilancio dedica un passaggio specifico a un contenzioso legato al calcolo della retribuzione durante le ferie: 231 cause pendenti e 210 nuovi giudizi aperti nel solo 2025. L'oggetto è «l'accertamento del diritto alla corresponsione nel periodo di ferie della retribuzione normale con l'inclusione di tutte le indennità normalmente percepite». Che significa? Presto detto: in pratica, i lavoratori sostengono che l'azienda, quando calcola la paga delle giornate di ferie, non includa tutte le indennità che percepiscono normalmente in servizio (indennità "compensativa" e "perequativa", a cui si sono aggiunte nel tempo anche quella domenicale, quella di turno e i ticket).

Il bilancio è netto nel definire l'orientamento dei giudici: «apertamente sfavorevole all'azienda in tutti i gradi di giudizio». Né l'accordo sindacale del 13 febbraio 2024, pensato per chiudere la vertenza in via transattiva, né l'ultimo contratto collettivo nazionale, che ha introdotto un rimborso forfettario di 8 euro per giornata di ferie, né la decisione aziendale, a partire da novembre 2025, di integrare quella cifra fino a coprire la maggior somma percepita ogni giorno tra le varie indennità, sono bastati a far calare sensibilmente il contenzioso. Il punto più delicato: in alcune sentenze i giudici hanno dichiarato nullo l'accordo sindacale del 2024, condannando l'azienda a riconoscere per intero le indennità previste dalla contrattazione aziendale. Quelle sentenze sono state confermate in appello e due giudizi pendono ora davanti alla Corte di Cassazione. Proprio per questo, scrive l'azienda nel bilancio, si è reso necessario aumentare l'accantonamento del fondo rischi dedicato.

Il terzo filone: le tute mai lavate

Il terzo filone riguarda «solo alcune categorie di lavoratori» e ha per oggetto il mancato rispetto, da parte dell'azienda, dell'obbligo di lavaggio e manutenzione periodica dei Dpi, i dispositivi di protezione individuale (le tute da lavoro). Nel 2025 sono state intentate 91 nuove cause su questo tema. Anche qui l'orientamento giurisprudenziale è definito dal bilancio «sfavorevole sia in primo grado sia in appello». L'Ente Autonomo Volturno per un decennio guidato da Umberto de Gregorio, ha reagito riconoscendo alle categorie interessate un rimborso di 10 euro al mese a fronte del mancato lavaggio, nella speranza, scrive l'azienda, di veder scendere il numero di nuove cause nei prossimi esercizi. Il documento precisa comunque che si tratta di importi non elevati, coperti dagli accantonamenti già presenti a bilancio. Del rischio economico derivato dal pacchetto di cause scrivono nelle loro relazioni di revisione sia la PricewaterhouseCoopers che il Collegio Sindacale.

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