Caporalato al Consolato Usa a Milano, un operaio: “Per mille euro di stipendio dovevo darne 850 a loro”

"Ho pagato 5mila euro per venire in Italia. Per raccogliere quella cifra ho dovuto sia vendere l'oro di mia moglie sia chiedere un prestito ad amici e parenti", a parlare è B.S. uno degli operai, originari dell'India, sentiti come testimoni in Procura nell'ambito dell‘inchiesta per caporalato e "para-schiavismo" in cui è coinvolta l'azienda costruttrice americana, ‘Caddell Construction', impegnata con oltre 100 operai immigrati nella realizzazione del nuovo Consolato Generale degli Stati Uniti in piazzale Accursio, in zona Portello, a Milano.
"Sono stato costretto a pagare quella cifra. Se non l'avessi fatto non avrei ottenuto il visto né mi avrebbero restituito il passaporto. Così mi hanno detto quelli con cui ho avuto a che fare per ottenere il lavoro", ha detto ancora B.S. ai pm che stanno coordinando l'inchiesta – Paolo Storari e Mauro Clerici – e di cui Fanpage.it ha avuto modo di visionare le carte.
B.S., come quasi tutti gli altri operai indiani, è stato reclutato da una ditta intermediaria chiamata "Dynamic House", con sede a Nuova Delhi. Si tratta di un'agenzia di reclutamento specializzata nel collocamento di operai qualificati o semi-qualificati destinati al mercato locale e internazionale, in particolare nei Paesi del Golfo e in Europa.
Come ricostruito, una volta ottenuto il visto di soggiorno da parte dell'ambasciata italiana in India e firmato il relativo contratto di lavoro, gli operai ricevevano il biglietto aereo per l'Italia. Una volta atterrati a Milano venivano prelevati in aeroporto dal personale dell'azienda Caddell e accompagnati in strutture ricettive. L'indomani era già in cantiere a lavorare.
In Italia, raccontano gli operai ai pm, sarebbero stati costretti a firmare un contratto di lavoro diverso da quello visionato in India. Non corrispondevano né le mansioni né i giorni di lavoro né le retribuzioni. Si sono ritrovati a lavorare 6 giorni su 7, per 10 ore al giorni, per uno stipendio che oscilla tra gli 800 e poco più di 1000 euro al mese. Dallo stipendio venivano però tolti loro 500 euro per l'alloggio e 350 per il vitto, a differenza di quanto prestabilito in India in cui era stato promesso vitto e alloggio gratuito.
Cuore dell'inchiesta sono infatti proprio le paghe sotto la soglia di povertà e la richiesta di "pizzo" agli operai, ossia i 5mila euro che sarebbero stati costretti a pagare. Le indagini, nell'arco di breve tempo, si sono focalizzate su Ulas Demir, responsabile del ramo italiano del colosso Caddell Construction, oggi indagato per sfruttamento di lavoro, e fermato ieri, domenica 31 maggio, all'aeroporto Orio al Serio (in provincia di Bergamo) mentre cercava di lasciare l'Italia con un volo diretto a Istanbul.
Il manager turco 47enne è stato portato in carcere a Bergamo in quanto il pericolo di fuga sarebbe "concreto, chiaro e imminente". Il provvedimento verrà sottoposto alla convalida di un giudice per le indagini preliminari del Tribunale bergamasco.