“In 20 con i coltelli, mi è morto tra le braccia”: il racconto del fratello del 22enne ucciso in stazione Certosa

"Non sono persone, sono degli animali. È una gang. Mio fratello praticamente mi è morto tra le braccia". A parlare a Fuori dal coro è il fratello di Gianluca Ibarra Silvera, il 22enne accerchiato e accoltellato da una decina di ragazzi, membri di una presunta gang sudamericana, alla stazione di Milano Certosa lo scorso 26 maggio, poi morto all'ospedale Fatebenefratelli qualche ora più tardi.
Durante il servizio di Francesco Leone, andato in onda ieri sera, domenica 31 maggio, su Rete 4, il fratello del 22enne ha ripercorso il momento dell'aggressione: "Sono l'unico che sa come è andata: ero lì con lui".
Il racconto del fratello
Sono le 22:30 di martedì 26 maggio quando Gianluca Ibarra Silvera e il fratello si trovano sui binari della stazione di Milano Certosa. "Escono sei, sette ragazzi e iniziano a dire ‘Somos los reyes' (‘Siamo i re', ndr). Hanno fatto un marchio sulla parete, con la scritta LK. È una gang", ha raccontato il fratello del 22enne al programma condotto da Mario Giordano. Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, infatti, sembrerebbe che gli aggressori facciano parte delle cosiddette pandillas, gruppi riconducibili a gang latine di livello internazionale come la Mara Salvatrucha o i Latin King. Su questo aspetto, tuttavia, non ci sono ancora certezze.
"Hanno iniziato ad accerchiarci, siamo scesi sui binari correndo, con 30 persone dietro che ti rincorrono con coltelli, bottiglie, sassi, mi sono arrivate pure delle bottigliate", ha riferito ancora il giovane. "Dicevo ‘corri, ci ammazzano, corri'. Non ho potuto fare niente, l'hanno preso, sono saltati in massa su di lui, saranno stati in 20 a picchiarlo e accoltellarlo".
"Lui era tutto insanguinato, pieno di colpi e gli dicevo, ‘resisti, resisti, non mollare'", ha aggiunto il fratello della vittima. "Lo vedevo come lo colpivano e sentivo le sue grida, sentivo tutto. Io avevo tutti i vestiti pieni di sangue, il pantaloncino, la maglietta, le mie mani. Avevo la sua testa in mano e da dove lo prendevo sentivo un po' dei buchi. Un vero motivo non c'era, non c'era nessun motivo. L'hanno ucciso solo per il gusto di farlo oppure ci hanno scambiato per qualcuno che non eravamo. Poteva esserci chiunque altro".
Dopo l'accaduto, in un'intervista al Corriere della Sera, la mamma dei due giovani ha espresso preoccupazione che qualcuno della presunta gang possa fare del male anche al fratello che ha assistito all'aggressione: "Ha paura che possano cercarlo, e per questo non esce più di casa da solo".
Nel frattempo, le indagini – condotte dal pm Elio Ramondini – proseguono per cercare di ricostruire con esattezza quanto accaduto e identificare tutti i responsabili. Dalle prime informazioni diffuse pare che dopo l'aggressione la banda sia scappata a bordo di un treno diretto a Treviglio (Bergamo) per poi scendere alla fermata Villapizzone (Milano).