Il comandante della Sea Watch 3, la nave sequestrata dalla Procura di Agrigento dopo aver sbarcato a Lampedusa 65 migranti soccorsi a largo delle coste libiche, verrà sentito oggi dai pm al Palazzo di giustizia. Arturo Centore, il cui nome è stato scritto al registro degli indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, dovrà raccontare al procuratore, Salvatore Sella, le circostanze in cui è avvenuto il salvataggio dei naufraghi, spiegando la rotta seguita fino all'arrivo, domenica sera, all'isola italiana.

Centore verrà ascoltato alla presenza dei suoi avvocati, Alessandro Gamberini e Leonardo Marini. Non gli viene contestata la violazione della direttiva del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, che impone l'obbedienza agli ordini provenienti da navi militari: in questo caso, il riferimento sarebbe alle disposizioni della Guardia di Finanza, che ha comunicato all'equipaggio della Ong tedesca la diffida ad entrare nel porto di Lampedusa all'avvicinarsi della nave. La specificazione era già stata anticipata da Sergio Scandura su Twitter: il giornalista di Radio Radicale aveva scritto ieri pomeriggio che l'ufficio del procuratore capo, Luigi Patronaggio, non contestava alcun reato del codice della navigazione, riconducibile alla direttiva. Le indagini si concentreranno quindi sull'accertamento di un eventuale favoreggiamento di immigrazione clandestina, così come sull'identificazione di scafisti e trafficanti di umani a bordo, fra i migranti.

"Clima di tensione, disancorato dai fatti, non aiuta le indagini"

A quanto anticipato da Repubblica, alcune verifiche in questo senso riguarderanno in particolare due telefoni di uno dei migranti soccorsi. Uno di questi è un cellulare satellitare, che potrebbe essere stato fornito dai trafficanti affinché gli venisse comunicata la posizione del barcone. Normalmente,  avrebbe dovuto essere gettato in mare durante la traversata, ma ora potrebbe fornire elementi importanti ai pm. La nave, ferma al porto di Licata sotto sequestro probatorio, potrà essere perquisita dalla Procura per l'esame della documentazione di bordo e delle registrazioni delle comunicazioni con le autorità portuali italiane.

"Allora non era Salvini cattivo con le Ong, questo conferma quello che sostengo da mesi: le ong aiutano gli scafisti, se c'è un procuratore che finalmente lo dice il mio è un bel lunedì", aveva affermato il ministro dell'Interno, Matto Salvini, alla notizia delle indagini. Tuttavia, i magistrati della Procura di Agrigento hanno risposto sottolineando di aver agito in stretto coordinamento con la polizia giudiziaria e si sono detti sorpresi dalle reazioni del vicepresidente del Consiglio: "Il nostro lavoro è prendere i cattivi, bianchi o neri che siano. Se, oltre ai trafficanti africani e libici, ne individueremo di europei abbiamo tutte le capacità, la forza e il coraggio di andare avanti. Ma questo clima di tensione, disancorato dalla conoscenza dei fatti, non aiuta".