Una lettera di Sandro Veronesi pubblicata ieri dal Corriere della Sera, un appello rivolto a Roberto Saviano, con la richiesta di mettere i loro corpi “sulle navi che salvano i migranti”. Un appello che ha trovato risposta in una lettera di Saviano a Repubblica, nella quale lo scrittore afferma senza dubbi: “Caro Sandro, io ci sto, questa battaglia la combatto da anni e non ho alcuna paura di perdere perché sono certo di una cosa: saremo più grandi noi nella nostra sconfitta, che loro in questo barbaro trionfo”. Il motivo che spinge Saviano a pubblicare questa contro-lettera va oltre la questione dei migranti e si sofferma più in generale sulla situazione politica e sull’approccio del governo: “Dobbiamo chiamare a una insurrezione civile e democratica contro questa barbarie fondata sulla menzogna sistematica, ma non esiste un gesto unico. Ciascuno di noi, facendo il proprio lavoro con onestà, vivendo e trattando il prossimo con onestà, avrà fatto la sua parte”.

Altra parte del problema è l’attacco agli intellettuali e agli scrittori, secondo Saviano: “Quando si inizia a pensare che chi scrive tutto sommato non lavori, significa che le cose stanno seriamente peggiorando. L’attacco agli intellettuali è il primo passo totalitario che può fare una democrazia. Se hai un lavoro, se sei realizzato, già questo basta perché le tue parole siano squalificate: ‘parli bene tu che hai le spalle coperte’”. Saviano ringrazia quindi Veronesi per l’attenzione mostrata “verso chi sta vivendo l’inferno in terra”: “Il tuo mettere il corpo al centro di tutto non è vaneggiamento, perché di corpi si tratta”.

Se prendi posizione politica ti bersagliano”, scrive ancora il giornalista napoletano, tornando sul concetto dei corpi introdotto nella discussione da Veronesi: “Ora, tu scrivi, servono i corpi, e hai ragione; servono come misura d’emergenza perché sono mancate le voci per troppo tempo. Ma il silenzio, le mezze frasi, quelle sopite o strozzate in gola hanno una causa comune, effetto degenere di eventi che spesso si presentano nella nostra storia. La criminalizzazione del denaro generato dal lavoro rientra in quella deriva pauperistica che solo per un caso fortuito oggi è espressa con una certa violenza nei toni dal M5s. In altre epoche queste stesse istanze sono appartenute ad altri, sortendo sempre effetti nefasti”.

Saviano argomenta ancora:

Non devo tacere io, ma dovete parlare voi, smentendo le bufale, una a una. E se con Berlusconi tutto poteva sembrare meno complicato, perché in qualche modo c’era una parte disposta a fare squadra contro un ‘nemico’ comune, anche lì gli attacchi erano continui e non entravano mai nel merito delle tue parole, ma si cercava sempre di inventare qualcosa di vagamente verosimile per iniziare un processo di delegittimazione. Lo squadrismo M5s/Lega è il proseguimento, dentro e fuori dai social, di questo fango selvaggio, ed è per questo che le persone hanno paura. Cosa ti può capitare? Semplice, che inventino qualsiasi cosa su di te. A Gino Strada hanno appioppato una casa a Montecarlo, a me un attico a Manhattan ed è fantastico come questa balla, inventata da un senatore berlusconiano vicino a Nicola Cosentino, sia ora il cavallo di battaglia del governo fakeM5s/Lega contro di me. Qualcuno verrà accusato di massoneria, ma soprattutto setacceranno tutto quanto sia possibile usare contro di te inventando qualsiasi cosa e il tuo lavoro, legalmente retribuito, diventerà una attività sovversiva a libro paga di Soros. La paura ha fatto avanzare queste ombre funeste che, da invidia e rabbia verso chi viene considerato privilegiato, dopo anni di disinformazione, sono diventate odio cieco verso chiunque, anche verso chi meriterebbe una mano tesa e non di morire in mare o di torture nelle prigioni libiche.

Saviano ribadisce che salvare vite in mare è legge: “Nessuna civiltà ha mai tradito questa legge, dai Fenici. Nessuno fino a oggi. E non è istinto di bontà, ma la regola della reciprocità: se non salvi non sarai salvato. E a chi si domanda come è potuto accadere che chi salva vite sia stato accusato di avere rapporti con i trafficanti di esseri umani, do una risposta semplice: scorciatoia. Le scorciatoie esistono per tutto, anche e soprattutto per la politica e per i politici. E chi più urla è chi ha meno competenze. La politica dei porti chiusi, la magistratura che pretende di regolare i flussi migratori paventando l’esistenza di qualcosa di molto simile al fantomatico piano Kalergi, è la manifestazione più palese di mancanza di capacità. Matteo Salvini che possibilità aveva di ottenere consenso se non alimentando paure? Che talento ha Matteo Salvini se non quello di creare il panico? E Danilo Toninelli che competenze ha? Parla solo di chiudere o aprire i porti come se l’Italia esistesse solo in quanto meta di migrazione. Come fa chi li ha votati e sostiene ancora oggi queste politiche criminali a non capire che i migranti sono solo un modo per distogliere l’attenzione da una incapacità a governare che è fin troppo manifesta?”.

Saviano si rivolge ancora a Veronesi:

Sandro, prima ancora che a salire sulle imbarcazioni delle Ong attive nel Mediterraneo, invito le persone che hai citato, e tutte le altre che per mancanza di spazio non hai citato, a far sentire la propria voce senza aver paura, perché se la somma delle nostre paure dà spazio a questa barbarie, sarà il coraggio di tutti noi, uniti nelle nostre profonde diversità, a ricacciare questo rigurgito nella fogna da cui è uscito. (…) Del resto è un vecchio gioco: Giacomo Matteotti venne calunniato sistematicamente dalla canaglia fascista che poi arrivò ad ammazzarlo, non essendo riuscita a ucciderlo con le calunnie. Di cosa lo accusavano? Di essere un proprietario terriero e, per questo stesso fatto, come poteva un latifondista parteggiare per i lavoratori?(…) Non bisogna cedere al ricatto, le nostre opinioni devono essere libere senza temere di doversi giustificare perché l’autocensura quando si ledono i diritti è un lusso che nessuno di noi può permettersi.

Infine lo scrittore napoletano, prima di accettare la proposta di Veronesi, afferma ancora: “La tua, Sandro, era una lettera alta, che voleva parlare allo spirito, io mi calo invece sempre nella materialità e qui trovano i nostri percorsi un punto di congiungimento, nella fisicità della battaglia che deve contemplare i corpi a difesa dello Stato di Diritto. Chi oggi chiude i porti alle Ong ha già chiuso le porte agli italiani, li sta condannando alla peggiore delle povertà possibili, perché oltre alla povertà del corpo rischia di condannarli anche alla povertà dello spirito”.