Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, racconta la trattativa con Bruxelles sulla legge di Bilancio italiana, approvata negli scorsi giorni, in una lunga intervista a Panorama. E racconta anche qualche avvenimento della sua vita privata, del passato e del presente. Conte parla dell’università, del suo trasferimento a Roma, le sue prime case nella Capitale da studente fuori sede, arrivando fino alla laurea e alla sua esperienza a Villa Nazareth, raccontando anche di ciò che dice al figlio sulla sua esperienza a Palazzo Chigi. Ma Conte si sofferma soprattutto sulla trattativa con l’Unione europea, assicurando che “non ci siamo sottomessi” e che il compromesso a cui si è arrivati è il “migliore possibile”.

Il presidente del Consiglio parla del negoziato con l'Europa, definendolo “solo il primo capitolo di una grande e articolata riforma di cui l’Italia ha bisogno”. Una “vittoria” per il nostro Paese, secondo Conte: “Abbiamo convinto l’Europa che stiamo già facendo di più. E che tutti questi interventi sono collegati da una visione di prospettiva comune. I numerini della manovra contano, anche perché alle spalle hanno vari interventi che ne moltiplicheranno gli effetti, tra cui una delle leggi anticorruzione migliori del mondo, la legge di delega per riformare il codice degli appalti che ci viene richiesta da tutti gli imprenditori. Contano, anche, perché stiamo per varare la revisione di un codice degli appalti di cui tutti gli imprenditori e gli amministratori pubblici ci segnalano difficoltà di applicazione. Noi stiamo intervenendo per sbloccare un sistema fermo”.

Nessuna resa, secondo il presidente del Consiglio: “Abbiamo mantenuto gli investimenti più importanti. Abbiamo messo in campo misure per assistere i più deboli moralmente doverose e utili. Non ci siamo sottomessi. E abbiamo posto le basi per crescere. Pensi che tutti i conti sono parametrati con lo spread a 279. Il che vuol dire che ogni punto che scende liberiamo risorse utili per il Paese”. Conte sa, comunque, che “è stata una soluzione di compromesso, ma sono molto sereno perché so che era la migliore possibile”.

Il presidente del Consiglio parla ancora del negoziato con Bruxelles, “condotto in prima persona: se non avessimo affrontato la Commissione, e non l'avessimo convinta delle nostre ragioni, non avremmo potuto disporre delle risorse che abbiamo e non avremmo potuto spenderle come avevamo deciso di spenderle. C'erano grandi perplessità in Europa sia su quota 100 sia sul Reddito di cittadinanza. Se non fossimo partiti dal 2,4, non avremmo ottenuto mai il 2,04 per cento”. Uno dei momenti più critici della trattativa è stato sicuramente quello iniziale, per Conte: “Ho chiamato Juncker per concordare l'appuntamento e – dietro un tono che formalmente era impeccabile –  ho avvertilo la certezza che c'era una decisione presa, e che consideravano l'Italia già fuori”. Ma tutto è cambiato in quella serata, quando Conte ha parlato in privato con il presidente della Commissione Ue: “Ci siamo chiusi in una stanza, solo noi due, e ho puntato sulla sua capacità di lettura politica, sulla sua esperienza. Oggi posso dire che ci siamo capiti. Mentre uscivamo mi ha detto: ‘Farò quel che posso per aiutarti'. Lo ha fatto”.

Infine, la flat tax. L’obiettivo di Conte è quello che diventi una misura “non mini”:  “A regime deve diventare la più grande e importante opera di semplificazione del sistema fiscale italiano. Tuttavia cominciamo con un abbattimento del 10 per cento che riguarda un milione di italiani”.