I membri del Comitato per la ricostruzione di Raqqa trasportano i resti ritrovati nello stadio della città. (Human Right Watch)
in foto: I membri del Comitato per la ricostruzione di Raqqa trasportano i resti ritrovati nello stadio della città. (Human Right Watch)

Ad un anno dalla liberazione di Raqqa, non si ferma il conto dei civili uccisi durante il regno di terrore dell’Isis. Una fossa comune con i cadaveri di circa 1.500 persone è stata scoperta nel parco Panorama, un luogo di svago e ritrovo per gli abitanti della città fino all'arrivo degli estremisti del sedicente Stato islamico. Le vittime rinvenute finora sono oltre 2.200, secondo quanto hanno affermato le Forze democratiche siriane (Sdf), le unità combattenti che, con l’aiuto della coalizione a guida Usa, hanno liberato Raqqa nell'ottobre del 2017. Lo stadio Al-Rasheed, nel centro della città, è stato per quasi quattro anni il carcere di migliaia di civili che osavano opporsi alla barbarie jihadista. I parchi pubblici e persino lo zoo, sono i luoghi dove le squadre del Comitato per la ricostruzione di Raqqa (Raqqa Reconstruction Committee) hanno scoperto il maggior numero di morti.

Le operazioni di esumazione dei cadaveri sepolti in improvvisate fosse comuni sono iniziate nel gennaio di quest’anno. Da allora, una serie di macabri ritrovamenti ha confermato tutto l’orrore vissuto dagli abitanti di Raqqa durante l’occupazione dell’autoproclamato Califfato islamico. La maggior parte dei cadaveri recuperati nello stadio appartengono a civili uccisi dai jihadisti. "Ci sono almeno 600 corpi solo in questa zona”, ha detto Abdul Rauf Ahmed, un medico incaricato di esaminare i resti. “Molti di loro sono donne e bambini e sono totalmente irriconoscibili”.

Mentre continuano i lavori per estrarre i corpi, i familiari di chi è scomparso nel nulla si affannano a chiedere informazioni con la speranza di poter almeno dare una degna sepoltura ad un loro parente. “Molte persone vengono da noi per sapere qualcosa sui loro familiari detenuti o rapiti dall'Isis”, ha affermato Turkey Ali, a capo delle unità di Difesa civile di Raqqa. “Ma non è un compito facile. Siamo in pochi e stiamo facendo del nostro meglio. Abbiamo bisogno del sostegno internazionale”, ha aggiunto. “Esaminiamo le ossa e i denti per capire il loro sesso e la loro età. Poi riportiamo tutto in un archivio compreso il tipo di vestito, il quartiere in cui troviamo i corpi e se hanno oggetti con loro”, ha specificato Ali. Un compito ingrato, reso ancora più difficile e pericoloso dalla presenza degli ordigni lasciati dai terroristi prima di capitolare.

Accanto ai civili uccisi e gettati nelle fosse comuni dai terroristi, ci sono anche i resti di chi è rimasto sepolto sotto le macerie durante i combattimenti per la liberazione della città. Il prezzo pagato per scacciare i jihadisti è stato molto alto: oltre 11mila gli edifici distrutti o danneggiati e un interminabile numero di morti che ancora non è si finito di contare. Una “guerra di annichilamento”, l’ha definita Amnesty international in un duro rapporto uscito pochi mesi fa. E il Pentagono ha ammesso che nella battaglia contro l'Isis in Siria e Iraq sono morti oltre 1.100 civili.

Le autorità locali hanno recentemente scoperto 96 corpi sepolti nel cortile della vecchia moschea di Raqqa, trasformata in un improvvisato cimitero. “A causa degli intensi combattimenti, sia le famiglie delle vittime sia i miliziani dello Stato islamico hanno seppellito le persone nel modo più rapido e semplice possibile, scavando tombe poco profonde e avvolgendo i corpi con delle coperte”, ha detto Mohammed Assad, il medico responsabile delle esumazioni. “La città di Raqqa ha almeno nove fosse comuni, in ognuna delle quali si stima ci possano essere decine, se non centinaia di corpi. Il compito di esumare tutti quei cadaveri è enorme”, ha affermato Priyanka Motaparthy, direttrice per le emergenze di Human Rights Watch. “Senza la necessaria assistenza tecnica – ha sottolineato Motaparthy – queste esumazioni potrebbero non fornire alle famiglie le risposte che stanno aspettando e potrebbero danneggiare o distruggere prove cruciali per ottenere finalmente giustizia”.