
È scattato il silenzio elettorale, che durerà anche domenica e lunedì: nonostante questo, Matteo Salvini ha subito postato un grande "Sì" sui suoi profili social. La segretaria del Pd Elly Schlein, ospite del Tg La7, ieri ha accusato Giorgia Meloni di strumentalizzare i casi di cronaca per attaccare la magistratura e ha insistito sul caso Delmastro: "Dice chi sbaglia paga, per Delmastro non vale?". La premier ha replicato: " Ci parlerò, se la questione fosse più ampia la giustizia farà il suo corso".
Il presidente lombardo Fontana: "Minacce di morte per un mio post sul referendum"
"Se gli insulti e le minacce, ahimè, sono all'ordine del giorno, sentirsi augurare la morte non può passare sotto silenzio", ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Il leghista ha detto di di aver ricevuto messaggi "gravi e inaccettabili" per un suo post social con l'appello per il voto al referendum. Fontana ha informato "le autorità competenti"e ha affermato: "Una cosa è la critica, finanche l'insulto, ma quando, come in questo caso, la misura è colma è doveroso intervenire".
Danneggiata l'auto del presidente dell'Anm: finestrino rotto, ma niente furto
È stata danneggiata, nella notte, l'auto del presidente dell'Anm Cesare Parodi. La macchina era parcheggiata sotto casa sua, a Torino, e il magistrato se ne sarebbe accorto solo questa mattina. Un finestrino è stato rotto, senza tuttavia rubare niente dall'abitacolo.
Quando si vota per il referendum sulla giustizia
I seggi per il referendum sulla giustizia 2026 apriranno domani, domenica 22 marzo, alle ore 7. Chiuderanno poi alle ore 23, per riaprire nuovamente alle ore 7 di lunedì 23 marzo. Si potrà votare fino alle ore 15 di lunedì. Dopodiché, le urne saranno chiuse definitivamente.
Cosa succede se vince il No al referendum
Se dovesse vincere il No al referendum, la riforma proposta dal governo Meloni sarà bocciata. Dal punto di vista della magistratura non cambierà nulla: giudici e pm resteranno parte dello stesso organismo e posti sotto lo stesso Consiglio superiore della magistratura, composto per elezione e non per sorteggio; potranno cambiare carriera, passando dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero o viceversa, una sola volta nella carriera, nei primi dieci anni; le questioni disciplinari continueranno a essere gestite dalla sezione disciplinare dello stesso CSM, invece che da una Alta corte.
Cosa succede se vince il Sì al referendum sulla giustizia
Se al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo dovessero prevalere i Sì, la riforma della Costituzione sarà approvata definitivamente. Sulla carta, questo significa che i magistrati requirenti (i pm) e quelli giudicanti (i giudici) avranno carriere del tutto separate: faranno concorsi diversi, e non potranno mai cambiare funzione passando da un gruppo all'altro. Avranno due Consigli superiori della magistratura separati, invece di uno unico come avviene oggi. I membri di quel Csm saranno sorteggiati. In più nascerà un nuovo organo, l'Alta corte disciplinare, separato dai Csm, che si occuperà di giudicare appunto le infrazioni disciplinari. Anche i componenti dell'Alta corte saranno sorteggiati.
Vale la pena di ricordare che, comunque, tutte queste novità non saranno immediatamente operative. Se vince il Sì, il governo inizierà un lungo lavoro per scrivere le cosiddette leggi attuative: leggi ordinarie che dovranno chiarire i dettagli pratici – molti dei quali non sono ancora chiari – sul funzionamento dei nuovi organi. Serviranno diversi mesi, con tutta probabilità, per vedere gli effetti pratici della riforma.
Come decidere se votare No o Sì al referendum sulla giustizia
Molte persone sono ancora indecise su cosa votare al referendum: Sì, per confermare la riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere, lo sdoppiamento del CSM e la nascita di una nuova Alta corte disciplinare; oppure No, per bocciarla. La lunga guida last minute permette di farsi un'idea di cosa succederà se vince il Sì e cosa, invece, se vince il No. Cosa dicono i sostenitori di una parte dell'altra su vantaggi e rischi della riforma.
Salvini rompe subito il silenzio elettorale sul Referendum: sui social posta un grande "Sì"

Sono bastate poche ore perché Matteo Salvini, leader della Lega e vicepresidente del Consiglio, rompesse il silenzio elettorale. L'attuale legge sul tema risale all'aprile del 1956 e, nonostante nel tempo sia stata aggiornata, non prende in considerazione le comunicazioni via Internet. Perciò non ci sono sanzioni per chi fa propaganda sui social network. Nonostante questo, i politici tendono a rispettare il divieto perché evidentemente è quello lo spirito della legge: che nel giorno prima delle elezioni, e tanto più a urne aperte, non si possa più fare propaganda. Non è la prima volta che Salvini non rispetta questa indicazione. Oggi lo ha fatto condividendo l'immagine di un "Sì" sui propri profili, scrivendo solamente "Sì" come didascalia.
Il presidente dell'Anm Parodi: "Non parlo di referendum, bello vedere giovani che hanno fiducia nella giustizia"
"La lotta alle mafie è importante, non parlo del referendum perché c'è un divieto di legge, ma la lotta alle mafie, testimoniata da tutte le persone che sono presenti oggi qua, dà un grande segnale di speranza, questo sì", ha detto Cesare Parodi, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, durante il corteo di Libera a Torino per la Giornata in memoria delle vittime innocenti di mafia. "È bello vedere tanti giovani, soprattutto perché la giustizia passa attraverso anche l'impegno dei giovani, dei giovani che capiscono cosa vuol dire, che hanno fiducia nella giustizia e quindi questo mi sembra il dato più positivo di questa giornata così partecipata. Del referendum, non posso dire nulla, la legge me lo vieta e quindi aspettiamo serenamente", ha concluso parlando ad Ansa.
Quante persone andranno a votare al referendum sulla giustizia 2026
Domenica 22 e lunedì 23 marzo si vota per il referendum sulla giustizia, e un fattore decisivo potrebbe essere l'affluenza. Non ci sono stime ufficiali, se non quelle dei sondaggi risalenti a ormai due settimane fa. Sono 51,4 milioni i cittadini chiamati alle urne, e molti analisti fino a quando non si sono fermate le rilevazioni ritenevano probabile che circa la metà (o poco meno, o poco più) sceglierà di votare.
Va ricordato che non c'è quorum. Questo significa che, a prescindere dal fatto che l'affluenza superi il 50% o meno, il risultato sarà valido.
Meloni fa un passo indietro su Garlasco, ma usò il caso per fare propaganda
Intervistata da Enrico Mentana, ieri sera, la presidente del Consiglio Meloni ha detto che "non ricorda" di aver citato il caso di Garlasco riguardo al referendum sulla giustizia. Lo ha fatto, invece, e più di una volta. Uno dei momenti più noti è stato il suo intervento conclusivo ad Atreju dello scorso anno, quando disse esplicitamente: "Votate perché non ci debba più essere una vergogna come quella che stiamo vedendo a Garlasco". Nonostante in quel caso di cronaca la riapertura delle indagini si debba proprio al lavoro della magistratura.
Il problema della legge sul silenzio elettorale e perché alcuni non la rispettano
Il problema della norma che regola il silenzio elettorale, per questo referendum ma anche per tutte le altre elezioni, è che risale al 1956. Nonostante alcuni aggiornamenti avvenuti negli anni, la legge non tiene conto del principale mezzo che molti, oggi, usano per informarsi: Internet.
Non c'è nessun divieto esplicito di invitare a votare per il Sì o per il No online. Quindi, anche se la maggior parte dei politici tende a rispettare il silenzio anche sui social, capita spesso che qualcuno lo infranga senza conseguenze.
Scatta oggi il silenzio elettorale per il referendum: perché e cosa significa
Oggi, sabato 21 marzo, è ufficialmente partito il silenzio elettorale. Tecnicamente si chiama "divieto di propaganda", come spiegato dal ministero dell'Interno nella circolare che ha fissato le tempistiche per questo referendum. Per consentire agli elettori di farsi una propria opinione nelle ultime ore prima del voto, c'è il divieto di effettuare "comizi, riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico", oltre a essere proibite "nuove affissioni di stampati, giornali murali e manifesti". Le stesse regole saranno in vigore anche nei giorni del voto, quando sarà anche vietata "ogni forma di propaganda entro il raggio di 200 metri dall'ingresso delle sezioni elettorali".
Il fac simile della scheda al Referendum
È già disponibile il fac simile della scheda con il quesito referendario che verrà consegnata alle urne domenica e lunedì. L'impostazione è molto semplice: una scheda verde, il quesito che chiede se si vuole approvare la riforma, e poi un Sì e un No. Meglio fare attenzione alle cose da evitare per non invalidare la scheda, come scritte o fotografie.
Non è previsto il quorum al Referendum sulla Giustizia 2026
Al referendum sulla giustizia non è previsto un quorum. Non servirà raggiungere una soglia minima (il 50%+1) di partecipanti al voto. Il risultato sarà comunque valido a prescindere da quanti andranno a votare. Passerà chi, tra il Sì o il No, prenderà più voti.
Cosa prevede la riforma della giustizia
La riforma della giustizia introduce la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e divide in due organi separati il Consiglio superiore della magistratura (uno per i pm e uno per i giudici). Cambia anche il metodo di selezione dei membri. Non saranno eletti ma sorteggiati: una parte tra i magistrati, un'altra da un elenco di avvocati e professori nominati dal Parlamento. Altra novità, l’Alta corte disciplinare, un organo formato da 15 membri che si occuperà delle questioni disciplinari al posto del Csm.
Si vota domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo
Si vota domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo. Urne aperte domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15.
Referendum sulla Giustizia 2026, le ultime news in diretta verso il voto del 22 e 23 marzo
La campagna elettorale sta per chiudersi. Domani scatterà il silenzio elettorale e i cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia. Intanto sale la tensione attorno al caso del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e dei suoi rapporti societari con la figlia di Mauro Caroccia, condannato per mafia.